LESLEY LOKKO.
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L'ESTATE FRANCESE.
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Parte 2.
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MONDADORI Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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28.
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MADDY.
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New York, novembre 1996.
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Maddy? Puoi sostituirmi per un attimo, tesoro? Tavolo 12. Devo andare in bagno!
No, no, Carla... non posso. Ho troppo da fare... non ci riesco...! Toppo tardi. Maddy
rimase a guardare Carla mentre sbatteva il piatto sul bancone e spariva nel corridoio. Era
incinta di tre mesi; non ci si poteva fare niente. Maddy sospir e prese l'ordine. Il suo
tavolo stava aspettando da un quarto d'ora... un'eternit secondo lo standard dei
newyorchesi. Non solo non le avrebbero dato la mancia, ma sarebbe stata fortunata se il
capo non le avesse detratto dallo stipendio il costo della colazione servita in ritardo. Tenne
il piatto sopra le teste e si fece largo nella zona affollata del bar verso il tavolo 12, dov'era
seduto un uomo, la faccia nascosta dietro un giornale color salmone. Buongiorno
cinguett allegramente posandogli davanti il piatto. Scusi per l'attesa. Ho sostituito per
un attimo la collega. Ecco le sue uova con bacon, pomodori grigliati e patatine fritte.
Grazie. Mmh... sarebbe troppo disturbo chiederle anche del ketchup? L'uomo abbass il
giornale. Era inglese.
Assolutamente no, torno fra un secondo. Maddy si volt e torse al bar. Ecco qui. Le
serve qualcos'altro, signore? Avvamp non appena ebbe pronunciato quelle parole con il
classico tono affabile molto english. Era entrata nel personaggio senza nemmeno
accorgersene... un personaggio inglese!
Anche lei  inglese?
Maddy scosse la testa, consapevole del suo rossore. No, mi scusi. Stavo solo dandomi un
po' di arie.
Lui parve spiazzato. In che senso?
Era davvero un bell'uomo, pens Maddy, cercando di non fissarlo. Biondo, occhi azzurri,
il mento squadrato e deciso, le spalle larghe, le dita affusolate... C'era qualcosa di
stranamente familiare in lui, ma non riusciva a capire cosa. Si costrinse a di stogliere gli
occhi dal suo viso. Sono un'attrice. Be', insomma, una specie. Una volta ho recitato la
parte di una ragazza inglese, alla scuola d'arte drammatica...
Be', per me era un'interpretazione convincente. Deve essere proprio brava.
Maddy non pot fare a meno di sorridere. Oh, magari. Infatti, come vede, faccio la
cameriera. Ma sto aspettando una chiamata dalla mia agente. Rimase un po' sorpresa
della propria disinvoltura. C'era un che di accattivante in quell'uomo, pens. Emanava un
fascino da ragazzino. Maddy era piuttosto abituata ai clienti che flirtavano con lei...
sembrava facesse parte del lavoro. Aveva studiato diligentemente la parte della cameriera:
una gomma da masticare in bocca, una chioma rossa sfacciata e spiritosa, la risposta
pronta e una camminata sexy e ondeggiante. Dopo quasi tre anni conosceva il repertorio a
memoria.
Speriamo che telefoni, allora.
Grazie. Gli fece l'occhiolino e torn al bancone. I suoi clienti stavano aspettando e Carla,
probabilmente, si sarebbe presa la mancia. Ma non si pu litigare con una donna incinta,
ramment Maddy a se stessa.
Tieni. Con sua grande sorpresa, mezz'ora dopo, Carla le infil una banconota da dieci
dollari nella tasca del grembiule. Dal tavolo 12 le sussurr sopra la spalla mentre
tornava in cucina. Il tizio inglese.
Maddy la guard, piuttosto perplessa. Era una mancia esagerata. Soprattutto dal momento
che la sua colazione era costata probabilmente meno. Guard al di sopra delle teste dei
clienti accalcati intorno al bar, ma lui non c'era pi. Si strinse nelle spalle. Avrebbe voluto
ringraziarlo. Oh, be', pazienza. Prese la sua tazza di caff e si fece largo tra i tavoli. Non gli
aveva proprio mentito; lei stava aspettando una chiamata dalla sua agente. Virginia era
praticamente l'unica persona rimasta sul pianeta a credere che Maddy potesse un giorno
diventare ricca e famosa come attrice, e non rimanere per sempre una cameriera. Erano gi
passati quasi due lunghi, duri anni dallo spettacolo finale alla Tisch. Sua madre era venuta
a New York e si era seduta fra il pubblico, estasiata mentre la sua unica figlia trasportava
lei e altre duecento persone in un luogo completamente diverso. La cosa pi difficile da
sopportare, rifletteva spesso Maddy, era che lei era davvero brava. Aveva perso il conto
delle audizioni a cui aveva partecipato, del numero di provini, delle promesse di una parte,
delle giornate trascorse ad aspettare davanti al telefono... In due anni aveva girato una
pubblicit e l'episodio pilota di una sit-com che alla fine era stata cancellata. Aveva
partecipato a tutti i laboratori teatrali dei paraggi, aveva attaccato la sua fotografia in tutte
le bacheche che le sembravano interessanti... niente di niente. Virginia si rifiutava di
desistere, facendola commuovere, ma c'erano giorni in cui persino lei si batteva la penna
sui denti proclamando di non capacitarsene. In parte era colpa dei capelli fulvi, rifletteva, e
di quello che lei definiva l'aspetto "singolare" di Maddy... cosa intendesse esattamente
non lo capiva nessuno, tanto meno Maddy, ma la conclusione era che semplicemente non
c'era lavoro per una rossa con la pelle di porcellana e gli occhi verde nocciola, che
sarebbero risultati un po' anomali con i capelli tinti di castano. Non era abbastanza
"vendibile". Fine della storia.
Invece non era cos, naturalmente. Come Virginia, bench per ragioni differenti, anche
Maddy si intestardiva a non mollare. Non poteva farlo. New York era la sua vita, ormai.
Aveva trovato un piccolo monolocale a Fort Greene, a Brooklyn; c'era appena lo spazio
sufficiente per un divano letto e una scrivania, ma era suo. Dopo avere vissuto per un
anno in appartamenti affollati con altri aspiranti attori, attrici e modelle di ogni sorta, era
finalmente riuscita a risparmiare abbastanza da pagare sull'unghia tre mesi di affitto
anticipati. A Sandy, l'unica persona con cui si era tenuta in contatto dopo essersi
diplomata alla Tisch, non era andata meglio. Aveva un'aria troppo ebrea, troppo "etnica";
praticamente voleva dire la stessa cosa, sosteneva Sandy amaramente. "Un po' troppo
carattere nel tuo viso, dolcezza" era come la mettevano di solito gli agenti del casting. Solo
che, a differenza di Maddy, Sandy non era povera e viveva in un grande appartamento
nell'East Village che le aveva comprato suo padre, in attesa che rinsavisse e si sposasse.
"Non ci penso neanche" si schermiva Sandy davanti a una bottiglia di vino. "E di certo
non con uno di quei ragazzi ebrei tanto a modo che mia madre continua a invitare."
Maddy e Sandy si vedevano ancora un paio di volte al mese, di solito a casa di Sandy,
dove entrambe bevevano troppo e finivano per disperarsi del disastro che era la loro vita
sentimentale o la loro carriera. Questa tristezza era spazzata via ogni tanto da una
telefonata eccitata di Virginia, e allora cominciavano le letture e i preparativi, seguiti da un
periodo di digiuno e poi di abbuffate e di vomitate... quindi Maddy andava all'audizione,
poi si piazzava davanti al telefono finch arrivava la delusione e l'intero ciclo riprendeva
da capo.
Se non fosse stato per l'atmosfera del bar Sunshine, che a lei piaceva davvero, e per
l'eccitazione di vivere a New York, Maddy non avrebbe saputo cosa fare. Tornare
nell'Iowa era fuori discussione. Ma c'era ancora una possibilit, si disse decisa. Era stata a
due audizioni per lo stesso ruolo appena la settimana prima. La ragazza che era stata
scelta la prima volta aveva dovuto rinunciare. Era una cosa un po' affrettata, ma "se tutto
va bene, tesoro" - le aveva detto Virginia al telefono - "sabato sera potresti calcare il
palcoscenico a fianco di Bette Midler". Maddy aveva dovuto sedersi per non cadere. "Bette
Midler?"
Quel pomeriggio riemp le tazze di caff con un sorriso meccanico, mentre la sua mente e
il suo stomaco ribollivano all'unisono. "Dio, fa' che mi diano questa parte" pens
estraendo il blocchetto dalla tasca del grembiule, prendendo la matita da dietro l'orecchio
e preparandosi a scrivere l'ennesima comanda. "Fa' che io ottenga la parte. Ti supplico,
Signore, ti supplico, ti supplico." Nonostante la sua determinazione, stava cominciando a
domandarsi se sarebbe mai riuscita a fare qualcos'altro che non fosse prendere
un'ordinazione o tenere in equilibrio pi vassoi con una mano. Era per quello che aveva
sgobbato per quattro lunghi anni?
29
Il tizio inglese era ancora l il mattino seguente quando Maddy inizi il suo turno. Questa
volta si era seduto al bancone. Un completo blu scuro e una camicia sbottonata; scarpe ben
lucidate e un giornale. Lo abbass vedendola passare e i loro sguardi si incrociarono. Si
sorrisero titubanti. Lui sembrava un po' malandato. Aveva il viso non rasato e gli occhi
ancora gonfi di sonno.
Brutta nottata, eh? chiese Maddy mentre gli versava una tazza di caff e apriva il bloc-
notes.
Lui la fiss e sorrise imbarazzato. A Maddy manc il fiato e dovette distogliere gli occhi.
Temo di s rispose con voce Impastata.
Allora... immagino che prender solo caff, giusto? balbett Maddy. Il suo charme la
metteva a disagio; non ci era abituata. I newyorchesi avevano molti pregi, ma in genere
non erano affascinanti.
Lui studi il menu, poi scosse la testa. Intossicazione da etanolo disse con decisione.
Curabile con l'assunzione di alimenti ricchi di cisterna. Le sorrise.
Maddy lo fiss. Scusi?
Intossicazione da etanolo.  la definizione medica della sbronza. La cisterna 
l'amminoacido che il fegato usa per decomporre l'alcol, e le uova ne sono ricche. Ecco
perch spesso viene voglia di un'omelette dopo una notte di bagordi. Scoppi
all'improvviso a ridere, rivelando due file di denti perfetti. Adesso sono io che voglio
darmi delle arie.
Lei  un medico? gli chiese Maddy sorridendo.
Beccato. Mi trovo a New York per un congresso. Ecco spiegata la lunga notte. Far la mia
relazione solo questo pomeriggio, cos sono uscito un attimo per fare colazione. La
guard. I suoi occhi avevano il colore dei fiordalisi o del cielo in una caldi giornata estiva.
L'ha chiamata, a proposito?
Chi? Maddy era interdetta.
La sua agente.
Oh, lo far presto, immagino. Si strinse nelle spalle, cercando di non sembrare
scoraggiata.
Bene, incrocer le dita. Come si chiama? Cos potr dire di conoscerla quando diventer
famosa.
Maddy. Maddy Stiller.
Piacere, Maddy disse in tono formale. Le porse la mano. Io sono Rafe Keeler.
Piacere mio, dottor Keeler. La sua mano era calda e forte. Con la coda dell'occhio,
Maddy scorse Carla che la guardava di traverso. Bene, io... vado a prendere le sue uova,
allora si affrett a dire. Come le vuole?
I loro sguardi si incrociarono di nuovo e ci fu un momento di evidente apprezzamento,
cos fugace che lei pens di esserselo sognato. Come preferisce lei.
Si sent avvampare le guance. Io... io torno subito balbett e corse via. Il suo fascino la
metteva a disagio. Si precipit nella relativa sicurezza della cucina.
 carino constat Carla senza tanti complimenti, entrando dietro di lei.
Chi? Maddy cerc di assumere un'aria distratta.
Ehi, chica, non fare questi giochetti con me. Hai capito chi.
Credi davvero? chiese, cercando sempre di mostrarsi indifferente.
Non importa quel che credo io, tesoro, ma quello che pensi tu. Ehi si mise a gridare d'un
tratto indicando il piatto che il cuoco aveva posato sul banco mi hai sentito quando ho
detto "strapazzate"? Ti sembrano "strapazzate" queste?
Maddy sorrise. Carla aveva una reputazione terribile in cucina. E se la meritava. Fece
scivolare il suo foglietto sotto gli altri e corse fuori. Quel giorno non se la sentiva di
sopportare lo sguardo penetrante della sua collega e la sua curiosit. Per qualche
inspiegabile ragione, Rafe Keeler l'aveva agitata. Prese il piatto di uova strapazzate che
aveva ordinato e si avvi veloce verso il suo tavolo.
Lui alz gli occhi dal giornale mentre Maddy gli posava il piatto davanti. Grazie. Questo
dovrebbe funzionare.
Mi faccia sapere se le serve altro.
Va bene. Lui pieg il giornale e si mise a mangiare.
Venti minuti dopo le fece cenno di portargli il conto. Lei glielo pass sul bancone e si stava
gi voltando quando lui la ferm dicendole: Ehm, senta... so che pu sembrare un po'
affrettato, ma mi stavo domandando... Io mi fermo qui a New York per un paio di giorni e
non conosco nessun altro all'infuori dei miei colleghi, e sono un po' stufo di uscire con loro.
Il congresso finir questo pomeriggio... le andrebbe di bere qualcosa con me dopo?.
Bere qualcosa? Maddy era cos emozionata che quasi lasci cadere il vassoio. Con lei?
Be', non  proprio la reazione che mi aspettavo. Lui si irrigid e inarc un sopracciglio.
 una proposta tanto terribile da prendere in considerazione?
No, no...  solo che... mi ha colto alla sprovvista, tutto qui.
Quindi?
Ehm, certo... perch no? La risposta le usc prima che potesse rifletterci bene.
Le va? Adesso toccava a lui essere sorpreso.
C'era qualcosa di aperto e cordiale in quell'uomo. Non era una cosa che lei riscontrava
spesso. Quattro anni a New York erano un periodo lungo e lei aveva baciato una discreta
quantit di rospi. Qualche volta non solo baciato, pens con rimpianto. Ma lui sembrava
diverso. E non era solo per via del suo accento. Perch no? ripet, cercando di sembrare
disinvolta. C' un baretto appena girato l'angolo in Canal Street, da Jimmy. Circa a met
della strada. Non pu sbagliarsi.
Perfetto. Quando stacca?
Intorno alle sette.
Sette e mezzo, allora? Sempre che non debba passare da casa prima...
No... va bene alle sette e mezzo. Io... ci vediamo dopo. Gli rivolse un sorriso fugace e
torn di corsa in cucina. Con la mente stava gi facendo programmi. In borsa aveva una
felpa grigia di flanella e un paio di jeans... non proprio l'abbigliamento adatto per un
appuntamento. Un appuntamento! Da quando non ne aveva uno? Meglio non pensarci.
Alle sette e venticinque era pronta. Si controll per l'ultima volta nel piccolo specchio in
bagno. Spazzol i capelli e si applic con cura un po' di lucidalabbra. Aveva preso in
prestito da Carla una camicia bianca di parecchie taglie pi grande, ma pi adatta a un
appuntamento rispetto alla sua felpa sbiadita del college. Afferr la borsa e usc. Fuori
faceva freddo, ma il bar era solo a un paio di passi da l. Controll l'ora: le sette e
ventinove. Doveva aspettare un po'. Una ragazza deve sempre essere in ritardo di qualche
minuto. Un'altra misteriosa regola di New York. L'insegna azzurra al neon la fiss
dall'entrata. Corse su per gli scalini e apr la porta da cui usc una baraonda di musica e di
voci. Lui era gi seduto al bancone, mezzo girato verso l'ingresso. Maddy si avvi verso di
lui, sentendosi addosso i suoi occhi mentre avanzava. Lui aveva un sorriso di cauto
sollievo.
Ciao le disse scivolando gi dallo sgabello quando Maddy gli arriv vicino. Non ero
sicuro che saresti venuta. Tir fuori da sotto il bancone lo sgabello accanto al suo. Cosa
prendi?
Un whisky, grazie rispose lei, salendo sul trespolo pi elegantemente che pot.
Ah, una bevitrice di whisky. Single malt, senza ghiaccio, giusto? Hai l'aria di essere
un'intenditrice.
Non lo era. Maddy era meno esperta di whisky di quanto lo fosse di vino - e gi era poco -
ma lui non doveva sospettarlo. Si concentr velocemente per trovare nella sua testa un
personaggio a cui potersi ispirare per quell'appuntamento... qualcuno divertente e
grintoso, che sapesse tutto di whisky, di vino e di quella roba sofisticata. Ah... trovato!
Nora nell'Uomo ombra. Nel giro di qualche secondo seppe esattamente come comportarsi,
anche come muovere le mani. Gli si rivolse con la giusta nota provocante nella voce e
rimase a guardare la sua reazione. Era un vecchio trucchetto, e funzionava sempre.
Salute disse Rafe dopo che il barista ebbe servito i due bicchieri sul banco. Ti sono
profondamente riconoscente. Mi hai salvato dall'ennesima noiosa uscita con i miei colleghi.
O da una squallida serata a base di cnn nella mia stanza d'albergo.
Com' andata? chiese Maddy sorseggiando il whisky. Era caldo e morbido. Single malt:
da tenere a mente. Soffoc sul nascere un sorriso.
La mia relazione? Oh, bene. Sono riuscito a tirare fuori le parole nel giusto ordine e a
rispondere a un paio di domande. Nessuno presta mai molta attenzione, comunque.
Di cosa trattava?
Lui la guard. Non vuoi saperlo sul serio, vero?
Invece s protest Maddy sorridendo.
I nuovi progressi della chirurgia nella rimozione degli astrocitomi pilocitici.
Ah.
Te l'avevo detto. Le sorrise. Ma non parliamo di me. Hai avuto la parte?
Maddy scosse mestamente il capo. La mia agente non ha chiamato. Immagino significhi
che non ce l'ho fatta.
Dev'essere dura. Continuare a fare audizioni, intendo.
Non pi che rimuovere poli-come-diavolo-li-chiami. Quindi sei un chirurgo?
Lui annu. Neurochirurgo. Il cervello aggiunse, per spiegarsi.
So cosa significa neurochirurgia ribatt Maddy piccata.
Scusa,  la forza dell'abitudine.
Si sorrisero. In qualche modo si era stabilita una certa confidenza fra loro. Rafe possedeva
un senso dell'humour leggero e canzonatorio, e raccontava i fatti della sua vita
spontaneamente, senza filtri. Nel giro di mezz'ora Maddy aveva scoperto che il padre era
un neurochirurgo come lui e la madre un famoso avvocato. Aveva un fratello minore,
Aaron, che era avvocato come la madre. Il marzo seguente avrebbe trascorso tre mesi in
Svizzera sotto la guida di uno dei luminari di quella specializzazione. Aveva desiderato
diventare neurochirurgo da sempre.
Mia madre ci port a vedere pap che operava quando avevo circa tredici anni le
raccont. Aaron svenne non appena vide la prima incisione.
Io non sopporto la vista del sangue. Due whisky l'avevano resa spavalda.
 strano. Non ricordo di aver visto chiss quanto sangue. Ricordo solo l'immagine di
pap con il camice e la mascherina. Mi sembrava un dio.
 per questo che hai scelto la neurochirurgia? gli chiese Maddy, in tono canzonatorio.
Per sete di onnipotenza?
Lui ebbe il garbo di ridere. Non so, forse. Pensavo solo che sarebbe stato pi interessante
che diventare un medico della mutua o un ginecologo o qualsiasi altra cosa. Il cervello 
un organo incredibile... non puoi immaginare. Si interruppe e fece una risatina
imbarazzata. Ecco che ci sono cascato di nuovo. Ti faccio la lezioncina...
Non  vero ribatt Maddy.  molto interessante. Non ho mai conosciuto un
neurochirurgo.
E io non ho mai conosciuto un'attrice. Dimmi un po' di te.
Maddy si strinse nelle spalle. Non c' molto da dire rispose, cercando di imitare la
leggerezza del tono di Rafe. Vengo dall'Iowa e sono cresciuta in una fattoria. Sono
arrivata a New York cinque anni fa per studiare arte drammatica alla Tisch. Ho cominciato
a lavorare da Sunshine quando ero al secondo anno e a volte penso che ci star per
sempre. Sorrise per addolcire l'amarezza nelle sue parole.
No, non sar cos.
E come fai a saperlo? gli chiese Maddy. C'era qualcosa di meravigliosamente
incoraggiante in quel profondo, baritonale accento inglese. Sembrava cos... cerc la
parola giusta... sincero. S, la sua sicurezza era sincera. Stava parlando dell'immediato
futuro di Maddy, ma era come se volesse trasmetterle una rassicurazione pi intima.
 scritto sul tuo viso le disse, senza traccia di adulazione nella sua voce. Ce la farai,
devi solo avere pi fiducia in te stessa.
Maddy trasal, come se lui l'avesse toccata. Com'era possibile? Quelle erano le esatte
parole che suo padre le aveva detto prima di andarsene di casa. "Abbi pi fiducia in te
stessa, Maddy." Non ricordava pi quando era avvenuta esattamente la conversazione -
prima o dopo cena, la sera precedente? o a colazione la mattina della sua partenza? - ma
quelle parole erano stampate nella sua memoria come se le avesse sentite il giorno prima.
E ora un'altra persona le stava esprimendo la stessa opinione. "Abbi pi fiducia in te
stessa." Lo guard dagli abissi della sua infanzia, delle sue tenebre private. Aveva tutto
davanti agli occhi. Il paesaggio piatto intorno alla fattoria dove lei e suo padre
passeggiavano in primavera e in autunno, segnando i confini della loro terra; il boschetto
di alberi al limitare, dove lui le aveva insegnato quali funghi raccogliere e quali evitare; la
sensazione morbida e gommosa della mammella di una mucca nel suo palmo la prima
volta che lui le aveva mostrato come mungere. Le emozioni e i ricordi la travolsero mentre
guardava Rafe e osservava come anche l'espressione sul suo viso stesse cambiando. Si
stavano sorridendo. All'improvviso lui si mise .a ridere, sfregando il palmo sulla coscia.
Maddy allung una mano e gli sfior il braccio. Sent la tensione eccitante che si era
impossessata di lei da quella mattina che cominciava ad avere il sopravvento. Anche lui
doveva averla avvertita. Le prese la mano, con le sue dita grandi ed esperte. Il suo tocco
era leggero ma deciso; a Maddy sembrava di avere tutto il corpo in fiamme.
Vieni le disse, la sua voce vicino all'orecchio di Maddy. Andiamo fuori di qui.
Dapprima la sfior esitante, come a chiederle il permesso. Le sfil la camicia bianca dalla
testa, affondando le mani nella nuvola infuocata dei suoi capelli. Con la coda dell'occhio e
la minuscola porzione del suo cervello non ancora completamente annebbiata dal
desiderio, Maddy not che la porta della camera d'albergo non era chiusa bene. Rafe segu
il suo sguardo e, senza smettere di esplorare il corpo di lei, diede un calcio alla porta con
una movenza fluida e la chiuse. Maddy ridacchi. Le dita di Rafe tracciarono una linea
leggera sulla sua pelle, soffermandosi qua e l, e il suo tocco provocava reazioni di cui lei
si era dimenticata, e che la fecero fremere. Alla fine Rafe entr in lei lentamente, ed
entrambi trattennero il fiato. Era veramente uscita dal suo personaggio, pens Maddy
negli ultimi, intensi momenti prima che l'ondata violenta di piacere la travolgesse, lira
contenta di avere accettato di uscire a bere qualcosa con lui, per quanto non fosse una cosa
che faceva di solito. Non se lo sarebbe perso per tutto l'oro del mondo.
...
.
...
30.
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NIELA.
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Londra, novembre 1996.
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La metropolitana attraversava rombando la citt e ogni curva era accompagnata da un
ruggito assordante e dallo stridio metallico dei freni. Niela si teneva aggrappata con una
mano alla maniglia sopra la sua testa, lottando per tenere il giornale con l'altra cercando al
tempo stesso di leggerlo. A Liverpool Street le porte si aprirono e lei sgomit per scendere,
come tanti passeggeri. Se c'era una cosa che detestava riguardo al lavoro, era arrivare in
ritardo. Sal le scale mobili e usc con un sospiro di sollievo. Era novembre e il clima fuori
era umido e freddo, la metropolitana era un luogo sporco e maleodorante. Abitava a
Londra da quasi quattro anni e, bench ci fossero giorni in cui le sembrava di essere
appena arrivata, ce n'erano anche altri - come quello - in cui, sbirciando la propria
immagine riflessa in una vetrina o nella fiancata di un autobus di passaggio, doveva
fermarsi per assicurarsi che si trattasse proprio di lei. Erano cambiate tante cose... lei era
cambiata. Tanto da essere quasi irriconoscibile. Non era pi la profuga disperata e ingenua
arrivata con niente a parte i vestiti che aveva indosso.
Con l'aiuto di Anna, si era trovata un lavoro fisso e un posto dove vivere. C'era voluto un
po', ma lentamente, mese dopo mese, si era costruita un mondo che sentiva come suo. Le
mancava ancora la sua famiglia e a volte provava un dolore insopportabile al pensiero, ma
aveva imparato da Anna a seppellire quella parte di s cos in profondit che pareva quasi
non esistere pi. Certo, sapeva che quelle cose erano successe davvero - che i suoi genitori
l'avevano costretta a sposarsi, che era andata a vivere a Monaco con uno sconosciuto che
odiava, che era scappata via da lui e da tutto ci che le era familiare - ma sentiva che la
vita che si era plasmata da quando era a Londra le apparteneva come non era accaduto
con nessun'altra esistenza precedente, e le dava conforto in una maniera che non avrebbe
creduto possibile. Sei mesi dopo avere trovato un lavoro fisso come assistente personale
del direttore finanziario di un'azienda concorrente della Sarafin, aveva seguito il
suggerimento di Anna e cominciato a frequentare una scuola serale di francese e arabo. Sei
mesi dopo si era iscritta al Birkbeck College per prendere una laurea breve. Era rimasta
stupita dal genere di sussidi che esistevano per persone come lei. Non solo c'erano borse
di studio statali che poteva richiedere, ma la stessa universit aveva letteralmente
centinaia di piccole sovvenzioni che permettevano a chiunque nella sua situazione di
continuare gli studi. Anna era una fonte inesauribile di informazioni: questo l'avrebbe
aiutata a pagare la retta; quell'altro le avrebbe rimborsato parte dell'affitto. Questa borsa
di studio le avrebbe consentito di pagarsi i libri, quell'altra avrebbe coperto le spese  di
viaggio. Le era stato quindi possibile ricominciare il percorso formativo bruscamente
interrotto in Somalia. Le ci erano voluti quasi quattro anni, ma ce l'aveva fatta. Piano, a
volte faticosamente, ma la cosa importante era essere riuscita ad assicurarsi un futuro. Tre
mesi dopo la laurea, aveva avuto un altro colpo di fortuna. Uno dei suoi tutor al Birkbeck
le aveva riferito di una possibilit d'impiego presso il Consiglio internazionale per i
rifugiati. Cercavano un traduttore dall'arabo e dal francese... forse a Niela sarebbe
interessato presentare domanda. Cos aveva fatto ed era riuscita a ottenere il lavoro. Ora le
due met della sua vita cominciavano a combaciare.
Si ferm al chiosco del caff fuori dalla stazione della metropolitana e prese un cappuccino.
Fece di corsa Bishopsgate, attraverso la strada a Commercial Road e poi cammin su per
Shoreditch High Street finch intersec Rivington Road. Il Consiglio, come veniva
chiamato da chi ci lavorava, si trovava , al numero 4 di quella via. Era l da quasi nove
mesi e poteva tranquillamente affermare di amare ogni dettaglio del suo lavoro. Anche se
doveva stare per la maggior parte del tempo seduta alla scrivania a tradurre documenti
governativi in francese e in arabo e, in rare occasioni, in somalo, le piaceva l'atmosfera e
dai grandi uffici open-space al quarto piano godeva di una vista spettacolare sugli
scintillanti palazzi della City. Anche i suoi colleghi erano persone piacevoli e con cui
andava d'accordo Duncan, uno scozzese alto dai capelli rossicci che grazie ai suoi genitori,
entrambi diplomatici, era in grado di conversare in inglese, spagnolo e swahili; Shaheeda,
una ragazza indiana di Durban, dal viso delicato, che si occupava dell'hindi e del bengali;
Azmi, dalla Turchia, e Ludmilla, met russa e met polacca, che poteva parlare tutte le
lingue a est del Danubio. Durante il periodo che aveva trascorso l, Niela aveva ricevuto
diversi inviti a uscire da parte di Duncan... ormai era diventata una specie di tormentone
fra loro cinque. Non che a lei non piacesse - al contrario, la divertiva il suo senso dello
humour e stimava la sua intelligenza - ma la verit era che lei non riusciva neanche a
prendere in considerazione l'idea di entrare in intimit con qualcuno, tanto meno con un
collega. Le sue sensazioni nei confronti degli uomini erano contraddittorie: c'erano il
terrore e la repulsione se pensava ad Hamid, il senso di colpa e il rimpianto se pensava a
Christian... solo il ricordo di quando aveva aperto quella busta e ci aveva trovato dentro le
banconote extra bastava a farle venire le lacrime agli occhi. Gli aveva restituito i soldi,
come aveva promesso a se stessa, ma senza inserire l'indirizzo del mittente. Come tutto ci
che apparteneva a quel periodo della sua vita, doveva lasciarselo alle spalle.
Oh, ciao, Niela. Jenny, la receptionist, alz lo sguardo sentendola entrare. Ho cercato di
rintracciarti.  venuto Richard Francis, voleva che andassi un attimo da lui non appena
fossi arrivata. Ha aggiunto che  urgente.
Niela annu, chiedendosi il perch di tanta premura. Richard Francis era uno dei fondatori
del Consiglio. Sistemo un attimo la mia roba disse chiamando l'ascensore. Ha detto di
cosa si tratta?
Jenny si strinse nelle spalle. Non ne ho idea, per  gi sceso due volte. Ci vediamo dopo.
Ah, venerd c' la festa di addio per Caroline, non dimenticartene.
Non preoccuparti. Arriv l'ascensore e lei vi scomparve dentro. Sal al quarto piano,
butt nel cestino il bicchiere di caff vuoto e si diresse alla sua scrivania.
Duncan alz lo sguardo dal monitor quando lei gli pass davanti. Bella giacca, Niela
disse facendole l'occhiolino.
Come era accaduto altre volte, lei si rallegr che la sua pel- Io scura nascondesse il rossore.
Sorrise per ringraziarlo del complimento e si affrett a rifugiarsi dietro lo schermo del suo
computer. Infil la borsa sotto la sedia, pesc un bloc-notes e una penna da un cassetto e
torn di corsa all'ascensore. L'ufficio di Richard Francis si trovava due piani sopra il loro,
con una vista ancora migliore.
Un quarto d'ora dopo, Niela era come intontita. Era seduta di fronte a Richard, troppo
sorpresa per parlare. So che hai una formazione di traduttrice e non di interprete le
stava dicendo, alzando le mani quasi a voler parare eventuali proteste ma non abbiamo
nessuno che parli arabo, francese e somalo. All'inizio avevo detto di no, ma qualcuno ha
fatto il tuo nome. Staresti a Gibuti, anche se il campo  appena fuori dalla citt, a mezz'ora
di macchina sulle colline.  molto bello, o almeno cos mi hanno detto. Devo dare una
risposta entro oggi pomeriggio... hanno fretta di procedere. Ogni giorno arrivano
centinaia di profughi, la met dei quali dalla Somalia... saresti perfetta per questo lavoro.
Niela rimase a fissarlo. Gibuti? Le batteva forte il cuore. Erano passati quasi sei anni da
quando gli Aden erano fuggiti dalla Somalia e da allora lei non era pi tornata in Africa.
Quando dovrei partire? si limit a chiedere, e quella domanda rispose da sola alla
richiesta del suo capo.
Brava. Richard alz le sopracciglia in segno di apprezzamento. Fra una quindicina di
giorni, ammesso che riusciamo a farti avere i visti in tempo. Lavorerai per un certo Josh
Keeler.  l'architetto della Croce Rossa responsabile del campo. Sar il caso che ti ripassi
un po' la terminologia delle costruzioni, ma niente di troppo tecnico, non ti preoccupare.
Stanno convertendo un vecchio accampamento della Legione straniera in un rifugio a
lungo termine.
E quanto dovr rimanerci? chiese Niela, sentendo crescere l'eccitazione.
Circa un mese. Forse cinque settimane... dipende da quanto velocemente procedono i
lavori. Sarai l per Natale, questo  l'unico inconveniente. Keeler  gi l da un po', ma il
suo arabo  traballante e gli operai del posto non capiscono molto bene l'inglese. Richard
fece un sospiro di sollievo. Questa decisione ti fa onore, Niela. Mi piacciono le persone
che sanno lanciarsi in una sfida. Chieder a Sophie di mandarti i documenti da firmare
oggi pomeriggio. Sono sicuro che apprezzerai questa esperienza... chiss, magari scoprirai
che preferisci lavorare con le persone piuttosto che con le scartoffie. Sono sempre alla
ricerca di bravi interpreti. La sua espressione sembrava sottintendere che ne avesse
appena trovata una.
Niela lo ringrazi e usc dall'ufficio. Corse verso l'ascensore con la mente gi proiettata al
futuro. Gibuti! Un mese a Gibuti! Cosa avrebbe detto Anna?
Lo scopr ben presto. E dove diavolo  Gibuti?
In Africa. Guarda... ti faccio vedere. Niela si alz da tavola e prese l'atlante dal secondo
scaffale della libreria di Anna. Lo apr sulla pagina dell'Africa.
Dov' Gibuti, zia Niela? Boris, come sempre, era svelto a cogliere tutto quello che veniva
detto da sua madre e dalla sua "zia" preferita.
Qui... lo vedi? Niela tenne l'atlante sulle ginocchia in modo che lui potesse guardare.
Indic un punto sulla pagina. Questa  Mogadiscio, dove sono cresciuta io. E vedi questa
citt qui?  Dire Daua. E quella  Hargeisa.  l che siamo andati quando  cominciata la
guerra. Guarda, questa  Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia!
I nomi sono molto belli disse Anna, avvicinandosi per dare un'occhiata. Dire Daua,
Addis Abeba. Sembrano nomi usciti da una favola.
Niela sbuff. Niente di pi diverso, te l'assicuro. Guarda, questa  Gibuti... la vedi,
Boris?
 pi lontano di Margate?
Anna e Niela scoppiarono a ridere. Erano stati in vacanza a Margate, nel Kent, a Pasqua ed
era il posto pi distante da casa sua che Boris conoscesse. Molto pi lontano conferm
Niela.
Tornerai a casa? chiese Boris, con un'espressione ansiosa.
Ma certo.  solo per un mese.
Sar meglio disse Anna con aria torva. Non provare neanche a innamorarti di qualche
pastore di capre che ti comprerebbe per un paio di cammelli.
Niela non pot fare a meno di ridere. Non ci sono cammelli a Gibuti disse. E non credo
proprio che ci siano pastori di capre in un accampamento della Legione straniera.
Be', dicevo tanto per dire. Sappi che, se non torni, noi verremo l a riprenderti. Vero,
Boris?
Boris annu solennemente e mise una mano sul braccio di Niela, con fare possessivo. Io e
Batman disse deciso. Verremo noi a riprenderti.
Niela lo guard, ma non riusc a dire niente. A volte pensava che, pur avendo perso quasi
tutto nel momento in cui aveva deciso di fuggire, nei cinque anni dal suo arrivo a Londra
aveva trovato pi di quanto avesse mai osato sperare.
Quarta parte
31
JOSH
Gibuti, novembre 1996
Josh Keeler diede un'ultima martellata a un'asse di legno e salt gi con agilit dalle
impalcature. Socchiuse gli occhi e guard in alto per controllare il suo lavoro. Non era
perfetto, ma poteva andare. S, terr disse ai due giovani in piedi accanto a lui in attesa
di istruzioni. Almeno per il momento. Finite quella fila, d'accordo? Saliremo sul tetto
dopo. I due annuirono e si chinarono per sistemare le assi. Josh infil il martello nella
cintura porta attrezzi e attravers lo spiazzo, pulendosi la faccia dallo sporco e dal sudore.
Erano le cinque e le ombre si stavano gi allungando. Nel giro di un'ora il cielo avrebbe
sfoggiato una spettacolare gamma di colori e sfumature, e sarebbe sceso in fretta il buio. Si
volt indietro per guardare la fila di rifugi provvisori che stavano costruendo da un mese.
Con un po' di fortuna, avrebbero concluso i lavori entro la fine della settimana. Altre
trenta case; altri duecento disperati accolti negli alloggi temporanei. Scosse la testa per la
rabbia e l'incredulit, tirando fuori di tasca una sigaretta. La accese e aspir un lungo tiro.
Duecento persone? Chi volevano prendere in giro? Se la guerra non fosse finita al pi
presto, entro breve avrebbero dovuto accoglierne migliaia al giorno. Avrebbero stipato
dieci, quindici, venti profughi in ognuno di quegli alloggi... e al diavolo le
raccomandazioni del quartier generale. Era sempre la stessa storia. Qualche giovane
stagista in un ufficio di New York batteva al computer delle "linee guidi" ufficiali e le
spediva alle basi operative sparse in tutto il mondo. Documenti chiari e precisi di tre o
quattro pagine, con una variet di intestazioni in una variet di caratteri, che arrivavano
nei campi e negli spiazzi disboscati dove lavoravano lui e i suoi uomini. Parole come
"occupazione massima" e "standard di vita minimi" lo fissavano dalle bacheche. "I
rifugiati dovrebbero, ove possibile... essere alloggiati decentemente." Le persone per cui
Josh lavorava avevano fatto seicento chilometri a piedi per raggiungere un campo con i
resti delle loro famiglie e, infilati in sacchetti di plastica, tutti i loro beni. Che cosa diamine
potevano significare per loro le parole "occupazione massima" o "standard di vita
minimi"? Lui era perfettamente consapevole che il suo disprezzo per gli ordini inviati
dalla sede centrale era pericoloso. Era rimasto coinvolto in troppe risse nella maggior parte
dei posti in cui aveva lavorato. Yemen, Congo, Costa d'Avorio, i Balcani e adesso Gibuti.
Iniziava sempre allo stesso modo: una visita dei pezzi grossi alla delegazione; un giro del
campo; un commento, un gesto, un rimprovero. Cominciava la discussione, si alzava la
voce, la situazione sfuggiva di mano... e poi le conseguenze. Finiva ugualmente allo stesso
modo: o lui se ne andava o veniva licenziato.
Sbuff. Persino la parola "delegazione" era irritante, quasi provocatoria. La verit era che
loro lavoravano in condizioni che pochi riuscivano a sopportare. Il caldo, la polvere, i
serpenti, gli insetti, le malattie... tutta quella roba che il quartier generale descriveva di
solito come "problematica", ma non stava l il difficile. Josh lavorava con persone che, per
loro stessa ammissione, erano andate e tornate dall'inferno. Gente che aveva perso tutto: la
casa, i propri cari, la terra, gli averi... e poi quell'altra faccenda, ancora pi dura da
sopportare. La dignit e la speranza. Come si faceva a lavorare con loro? Era quello il vero
problema, la vera sfida; non il caldo. I profughi che loro erano mandati ad aiutare non
erano quelli passivi, inermi e docili che si vedevano in televisione e sui giornali. Molto
spesso erano aggressivi, imprevedibili, irrazionali... e, la maggior parte delle volte,
tutt'altro che riconoscenti. I burocrati di Ginevra parlavano di alleviare il loro dolore e la
loro sofferenza. Josh si chiedeva se non fossero impazziti. Come si fa ad alleviare il dolore
di chi ha visto morire i propri figli? Tirando su una tenda? E dicendogli di limitare il
numero delle persone che vi dormono dentro?
Josh! Si volt. Era Bo Johanssen, il suo capo. Si ferm e aspett che lo raggiungesse, con
il passo pi svelto consentito dal caldo. Ehi, come sta andando, amico? Bo aveva un'aria
disponibile e affabile che nascondeva un carattere feroce e una devozione quasi messianica
al compito assegnatogli.
Josh si strinse nelle spalle. Bene. Finiremo la seconda fila entro questa settimana.
Perfetto si affrett a commentare Bo con il tono distratto di chi sta per passare a un altro
argomento. Esit. Ascolta, Josh... non sto a menare il can per l'aia. Meissler ha appena
chiamato da Ginevra. Loro... be', per dirla con un eufemismo, non hanno gradito molto
quello che  successo la settimana scorsa. Il tizio ha inoltrato un reclamo ufficiale. Lo so, lo
so... ti aveva provocato. Alz le mani per prevenire la sua protesta. Ma santo cielo,
Josh... era il capo di quella delegazione del cazzo!  arrivata una disposizione: devi
prenderti quindici giorni di riposo. Va' a casa, va' a Londra. Stacca per un paio di
settimane e poi torna. A proposito, il Consiglio internazionale per i rifugiati ti ha trovato
un'interprete... una somala. A quanto pare  molto brava. Arriver un paio di giorni dopo
il tuo ritorno.
Josh fece un gesto come per liquidare la faccenda e gett a terra la sigaretta. Non se ne
parla neanche, cazzo. Io non vado da nessuna parte. C' del lavoro da fare qui.
Josh... cerca di essere ragionevole. Hai tirato un pugno in faccia a quel tizio... che cosa ti
aspettavi? Non ti sto chiedendo di startene a casa per sei mesi. Al diavolo, non me ne frega
niente dove vai, ma devi allontanarti da qui. Hai bisogno di una pausa.
Io non voglio una pausa. Sto bene. Me ne andr quando avr finito la prima fase dei
lavori.
Non te lo sto chiedendo, Josh. Questo  un ordine.
32
DIANA
Londra, novembre 1996
Diana Pryce infil velocemente il vialetto con la sua piccola auto sportiva, e parcheggi.
Lanci un'occhiata all'orologio sul cruscotto: erano passate da poco le cinque. Le sue
sopracciglia perfettamente disegnate si inarcarono per la sorpresa. Non ricordava l'ultima
volta che era arrivata a casa prima delle sei. Preso la ventiquattrore dal posto del
passeggero, chiuse la macchina e spinse il cancello del giardino. Harvey, suo marito, non
era ancora tornato. Alcune complicazioni nel suo ultimo caso della giornata: la sua
segretaria le aveva telefonato appena prima che lei uscisse dall'ufficio per avvisarla che
sarebbe rincasato tardi. Apr la porta d'ingresso, appoggi la valigetta e la giacca sul
tavolino in anticamera e tir fuori la lettera che spuntava dalla borsa. Scese in cucina. La
domestica era gi andata a casa, ma nel forno c'era del pesce ancora caldo e la tavola era
apparecchiata. Rafe sarebbe venuto a cena. C'era una cosa che voleva dirle, le aveva
anticipato al telefono. Era appena tornato da New York. Dall'entusiasmo che aveva
percepito nella sua voce, Diana immagin che non volesse solo mostrarle le fotografie
della vacanza. Fu percorsa da un leggero brivido quando pos sul tavolo la lettera che si
era portata in giro tutto il giorno, prima di avvicinarsi al lavandino per riempire il bollitore.
Guard, attraverso le grandi finestre scorrevoli, il giardino: una distesa di erba
accuratamente tosata si stendeva fino alle querce in fondo, che ora stavano diventando
rosse e dorate. Oh, quanto lo amava. Quel fatto divertiva molto Harvey... proprio lei, che
non sapeva distinguere un'estremit di un bulbo dall'altra! Da dove era spuntato quel suo
improvviso amore per le piante?
L'acqua fredda le trabocc sulla mano, riportandola al presente. Chiuse il rubinetto e
accese il bollitore. I suoi gesti erano lenti e riflessivi, bench il suo stato d'animo fosse ben
diverso. Fiss la lettera sul tavolo mentre aspettava che l'acqua si scaldasse. Cinque minuti
dopo si sedette, con una tazza di t davanti, e prese la busta. La apr con delicatezza ed
estrasse i fogli sottilissimi. La calligrafia di Josh le balz agli occhi. "Talvolta di notte si
sentono le granate cadere oltre le montagne, cos vicine che sembra stiano esplodendo qui,
nel campo. La mattina i profughi attraversano il deserto, alcuni portando i loro morti. La
puzza  incredibile. Londra sembra lontanissima." Pos la lettera e osserv il giardino.
Josh si trovava a Gibuti, da qualche parte vicino al Corno d'Africa. Aveva dovuto cercarlo
sull'atlante quando le aveva detto dove sarebbe andato. Aveva ormai perso il conto dei
posti in cui era stato: Gaza, Goma, Srebrenica, Sarajevo... un elenco dei luoghi pi
tormentati al mondo. Guerre, carestie, conflitti, campi profughi... dovunque ci fossero
tragedie. N lei n Harvey lo capivano. Josh era un brillante architetto, lo dicevano tutti: i
suoi tutor, i compagni di corso, i conoscenti... chiunque. Sarebbe potuto andare a lavorare
in qualunque posto, avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. Invece dopo la laurea aveva
rifiutato ogni proposta da parte dei migliori studi di Londra e aveva cominciato a
collaborare con la Croce Rossa. Diana era rimasta sconcertata. Dopo cinque anni di studi
era diventato poco pi che un volontario? Non gli serviva una laurea in architettura per
farlo. Non che pensasse che il lavoro in s fosse privo di valore; anzi, quando Josh aveva
accettato di andare a operare in Bosnia, quella prima estate, lei era stata orgogliosa di lui.
Era una notizia che si poteva lasciar distrattamente cadere durante una conversazione a
cena: s, il loro figlio pi piccolo era andato in Bosnia per l'estate. Davvero coraggioso da
parte sua, in effetti. "Naturalmente ha sempre avuto una forte coscienza sociale, anche da
ragazzino. Tifava sempre per la squadra sfavorita." Ma dopo la Bosnia non era tornato a
casa. Era andato a Myanmar, in qualche campo dimenticato da Dio. Aveva mandato delle
foto di teli di plastica svolazzanti, tetti di lamiera tenuti fermi da pietre e vecchi
pneumatici. Era l che viveva? A letto, quella sera, Diana aveva passato le foto ad Harvey
in silenzio. Lui li aveva posate senza commentare. Lei si era messa una mano davanti alla
bocca per non mettersi a singhiozzare forte. Era per fare quello che lo avevano cresciuto?
Non aveva mai capito che cosa spingesse il suo figlio pi piccolo - e, anche se non avrebbe
mai osato ammetterlo, il pi intelligente - ad abbandonare i lussi e i vantaggi che gli
avevano potuto assicurare (la bella casa, le scuole private, gli hobby, gli sport, le vacanze
nella fattoria di Mougins e altrove, la brillante carriera che le conoscenze sue e di Harvey
gli avrebbero assicurato, se il suo talento da solo non fosse bastato) per andare in posti che
non si trovavano su nessuna mappa, a parte quella delle tragedie. "Tu sei un architetto,
non un santo, cazzo!" gli aveva gridato lei durante una litigata, una delle rare occasioni in
cui era tornato a casa.
Quella volta era intervenuto Harvey. "Tu sei sua madre" le aveva detto afferrandole un
braccio. "Non puoi permetterti di parlargli cos." Aveva ragione. Aveva lasciato che la
trascinasse via, in lacrime. Josh la spaventava, era quella la verit. C'era qualcosa in lui che
le faceva paura, perch era la stessa cosa che temeva di s.
La porta di ingresso si chiuse sbattendo, distogliendola dai ricordi. Era tornato Harvey. Si
affrett a ripiegare la lettera e a rimetterla in borsetta. Gliel'avrebbe fatta vedere pi tardi.
Di l a poco sarebbe arrivato Rafe e non c'era alcun bisogno di guastare ad Harvey il
piacere di rivedere suo figlio. Era immensamente orgoglioso di Rafe, come lei d'altronde,
ma c'erano momenti in cui i due figli pi grandi le davano da pensare. Rafe, impaziente di
dimostrare di essere un brillante chirurgo al pari di suo padre, e Aaron, l'avvocato che
voleva seguire le orme della madre. Solo la settimana prima Diana aveva dovuto
telefonare a Gerald Star key, uno dei soci senior dello studio Bernard, Bennison & partner
e suo vecchio compagno di universit: Aaron avrebbe desiderato trascorrere il secondo
semestre di tirocinio da loro, non c'era niente che potesse fare per lui? Certo che s! "Lascia
che ci pensi io, Diana. Sono felicissimo di aiutarti." Era stato facile. Aaron avrebbe
cominciato a lavorare l dopo Natale.
Per Josh, invece, lei non aveva mai dovuto alzare un dito. Mai. Per quanto fosse
preoccupata per le scelte che aveva fatto, le rispettava. Josh non avrebbe mai accettato un
aiuto: n da lei, n da Harvey, n da nessuno. La sua tenace determinazione a fare le cose a
modo suo le causava dolore ma era innegabile che la rendeva anche orgogliosa.
Tesoro, sei gi a casa? Harvey comparve sulla soglia.
Lei alz lo sguardo, sorridendo. S... non riuscivo a crederci nemmeno io. Si alz e and
verso il marito, allungando il viso per farselo baciare. Si appoggi al suo corpo solido e
rassicurante, concedendosi il momentaneo piacere di essere abbracciata. I vestiti di lui
emanavano ancora il lieve tipico odore della sala operatoria, un odore che le era al tempo
stesso estraneo e familiare.
Quando arriva Rafe? le chiese.
Alle otto.  gi tutto pronto.
Hai un'idea di cosa voglia dirci?
Diana sospir. No, ma credo di immaginarlo.
Harvey ridacchi. Ah, una donna. Qualcuna che ha incontrato di recente.
Mmh. A New York, peso.
Bene, almeno lui ce ne parla. Con questi due sappiamo sempre cosa succede.
Diana annu. Era vero: Rafe e Aaron erano due libri aperti, al contrario di Josh, sempre
chiuso e misterioso. Lei non sapeva niente delle sue relazioni, assolutamente nulla. Era
stato Aaron a raccontarle che Josh aveva vissuto con una donna ad Amman. Una ragazza
giordana: Randa, Rania... qualcosa del genere. Non sapeva neanche come avesse fatto
Aaron a scoprirlo. Qualunque fosse la fonte, Diana una volta ne aveva parlato con Josh e
lui, per tutta risposta, aveva dato in escandescenze. Da quel momento non aveva pi osato
chiedere nulla.
Spero solo che non sia un'altra Cecily mormor. Rafe si innamorava facilmente; era uno
fiducioso di carattere. Non sospettava che gli altri potessero essere subdoli non essendolo
lui. Lei aveva perso il conto delle volte in cui lo aveva dovuto consolare. Il fatto che i suoi
figli fossero belli non aiutava. Rafe e Aaron sembravano fotocopie di Harvey: alti, biondi,
atletici... giovani splendidi e forti, dall'aria sana, che sarebbero invecchiati bene, proprio
come suo marito. Josh era diverso: con i capelli scuri, la pelle olivastra - pi simile a Diana
- ma non meno bello. Le donne di ogni et si gettavano ai loro piedi; santo cielo, era
capitato persino che qualcuna delle sue amiche avesse cominciato a comportarsi come
un'adolescente in loro presenza! Si scost lentamente da Harvey. Sar meglio che vada di
sopra a farmi un bagno gli disse raddrizzandogli il bavero della giacca. Mi porti su un
bicchiere di vino?
Certo rispose Harvey. Salgo fra un minuto.
Diana prese la borsetta. Oh, quasi mi dimenticavo.  arrivata una lettera di Josh. Sta
tornando.
Cosa? Josh torna a casa?
Diana osserv la faccia del marito che si illuminava e prov una fitta di dolore. Mah
mormor voltandosi. Ha accennato a un permesso di quindici giorni. Arriver la
prossima settimana. Intorno a venerd.
 fantastico. La contentezza nella voce di Harvey era sincera. Diana non riusc a
sostenere il suo sguardo. Farfugli qualcosa di incomprensibile e si affrett a uscire dalla
stanza.
33
JOSH
Londra, dicembre 1996
Heathrow era affollata, persino all'alba. Si fece strada a spintoni tra la gente indecisa
assiepata davanti agli schermi e ai cartelli e si diresse verso la dogana. Fece scivolare il
passaporto sul bancone, ignorando la fugace e interrogativa occhiata dell'impiegato nel
vedere la quantit di visti di ingresso e di uscita da Bogot a Baghdad, e lo infil di nuovo
nella tasca posteriore dei jeans. Non aveva altro bagaglio a parte un malconcio zaino verde
scuro. Compr un biglietto e sal sul treno, gettando lo zaino sul sedile accanto al suo. Era
stanco. Erano due giorni che non dormiva come si deve. Si pass una mano sulla barba
ispida e gli scapp un sorriso. Diana sarebbe inorridita. Per fortuna non ci sarebbe stato
nessuno a casa... aveva bisogno di un paio d'ore per rimettersi in sesto. Tornare in
Inghilterra non era mai facile.
Il treno sfrecci fuori dalla galleria, nella luce del giorno. Mentre passavano veloci davanti
ai capannoni industriali e ai cantieri, la sua sensazione di spaesamento crebbe. Quando si
fermarono a Paddington, sentiva gi sulla pelle uno strano formicolio di angoscia. Stava
tornando a casa. Eppure non gli sembrava vero.
L'appartamento era vuoto. Infil la chiave nella serratura e apr la porta di ingresso. Si
ferm un attimo nell'atrio, inspirando a fondo. Si sent avvolgere dal profumo della sua
infanzia, quella particolare combinazione di lucido per legno e di fumo dei sigari che a suo
padre piaceva concedersi dopo cena. Sul tavolinetto antico in anticamera c'erano dei fiori
freschi. Un folto tappeto persiano dal disegno complicato attir il suo sguardo lungo il
corridoio fino alla porta socchiusa dello studio di Diana, che dava sul giardino. Doveva
essere nuovo; non se lo ricordava dall'ultima visita. Not che avevano cambiato alcune
cose Le pareti dello studio di Diana erano ora di un giallo intenso anzich bianche; la
scrivania, sistemata esattamente di fronte alla finestra, era sempre la stessa, ma la poltrona
in pelle dallo schienale alto che lui ricordava era stata sostituita da una in pelle e acciaio,
pi moderna. Appoggi lo zaino su una sedia in anticamera ed entr in sala. La luce la
inondava da due lati. Dopo avere vissuto e lavorato per mesi nei rifugi pi improvvisati
che si potesse immaginare, era sconcertante trovarsi in mezzo a tutta quell'opulenza. Il
divano - enorme, imbottito di pelli brunita, con i braccioli alti come lo schienale - costava
pi dei dieci prefabbricati che aveva appena finito di costruire. Scosse la testa. Tutto quel
lusso, anche se non ostentato, era scioccante Si chiuse la porta alle spalle e sal al piano di
sopra.
La sua camera era rimasta come l'aveva lasciata. I pochi scatoloni con le sue cose che
aveva portato via dall'appartamento in Marchmont Street erano impilati in un angolo...
erano per lo pi libri e dischi. La ragazza con cui viveva all'epoca si era tenuta il resto.
Lanci il giubbotto sul letto e si sedette sul bordo per slacciarsi gli scarponi. Attaccata alle
suole aveva ancora la terra rossiccia del campo. Aveva bisogno di una bella doccia bollente,
di un caff e di una sigaretta. Si spogli e and nudo in bagno. C'erano teli puliti sul
calorifero, sapone, schiuma da barba e shampoo sulla mensola accanto al lavandino. Entr
nel box ed apr i rubinetti. Lasci che il getto impetuoso dell'acqua gli scorresse sui capelli
e poi, quando alz la faccia, sulla pancia, lasciandosi finalmente coccolare dai comfort
della casa di famiglia. Usc dalla nebbia calda e umida del bagno e torn nell'aria pi
fresca della sua camera. Tir fuori un paio di jeans sdruciti e frug nei cassetti finch trov
un vecchio maglione di lana. Si asciug i capelli, infil un paio di calze e scese al
pianterreno, cominciando a essere sopraffatto dalla stanchezza.
La cucina era immacolata, e l'unico rumore, un leggero ronzio, proveniva dal gigantesco
frigorifero di acciaio inossidabile in stile americano. Lo apr e rimase per un paio di minuti
in un silenzio perplesso, studiandone il contenuto. Dopo avere passato gli ultimi mesi a
mangiare nient'altro che cibi in scatola e carne di cammello, la vastit della scelta
disponibile l dentro era quasi opprimente. Yogurt, frutta, verdura fresca, vini, formaggi,
cioccolato... Prese un litro di latte e chiuse lo sportello, leggermente nauseato da
quell'eccesso. Trov una scatola di cereali nella dispensa e la appoggi sul tavolo. Ne
mangi due ciotole, poi si prepar una tazza di caff e si accese una sigaretta. Apr una
vetrata scorrevole per lasciar entrare un po' d'aria e rabbrivid per il freddo a cui non era
pi abituato. Per quasi un anno non aveva sentito altro che caldo. Fin la sigaretta e chiuse
la finestra. Era ora di fare un pisolino.
34
MADDY
New York, dicembre 1996
"Non chiamer. Ovvio, perch dovrebbe?  stata l'avventura di una notte, niente di pi.
Lo so che ha detto che chiamer... ma non lo far." Quelle frasi sconnesse le giravano per
la testa, tanto che pensava che le sarebbe scoppiata. Dopo che aveva salutato Rafe, aveva
divorato una confezione intera di gelato, due pacchetti di patatine al ketchup, un pezzo di
pollo Kiev avanzato da Sunshine che si era portata a casa un paio di giorni prima e - solo
perch si trovava nel frigorifero - una ciotola di spinaci al formaggio freddi. Quando aveva
vomitato tutto, qualche ora dopo, non aveva avuto il coraggio di guardare in fondo al
water. Le avrebbe fatto venire voglia di vomitare di nuovo. Si era sciacquata la bocca,
aveva legato i capelli e iniziato quel folle monologo nella sua testa.
Quando non ne pot proprio pi, afferr il telefono e chiam Sandy.
Hai fatto cosa? Era prevedibilmente sconcertata.
Lo so, lo so, ma lui  proprio affascinante... davvero.  un medico.
E questo cosa vorrebbe dire? Che si far sentire ancora? Maddy... sei impazzita? Chi
sarebbe questo tizio? Per quel che ne sai tu, potrebbe essere sposato. Anzi, lo  di sicuro. E
a New York per il weekend, incontra una cameriera in un bar...
No, non  andata cos. Okay, in un certo senso, s... per  stato diverso.
Cio?
Cio... non lo so. Lui  inglese. Loro non sono cos.
Oh, santo cielo.
Maddy si mordicchi nervosamente il labbro. Aveva telefonato a Sandy perch la facesse
sentire meglio, non peggio. Comunque sono passati solo due giorni. Magari chiamer
domani...
Certo, e ti passer sua moglie per un saluto!
Qualche minuto dopo mise gi la cornetta sentendosi ancora pi a terra. Sandy aveva
ragione: doveva essere ammattita. Non perch fosse andata a letto con lui... erano a New
York, dopotutto, e lei non era una stupida ingenua. Non che non avesse mai avuto un
ragazzo o qualche storia occasionale, ma non era mai andata a letto con qualcuno senza
sperare che avrebbe portato a qualcosa di pi. "Se  questo che vuoi" le diceva Sandy
arrabbiata "allora non dovresti cadere subito ai loro piedi." Maddy non sapeva come
spiegare a Sandy che lei semplicemente non aveva il coraggio di dire di no. Se un uomo
attraente la notava, di solito non le passava nemmeno per la testa di dirgli "aspetta finch
ci conosceremo un po' meglio". In fondo, era un'inguaribile romantica, anche se senza
speranza. Aveva letto abbastanza libri di auto-aiuto psicologico da comprendere che quel
problema era in qualche modo legato all'improvvisa scomparsa di suo padre e al timore
nato in lei che tutti gli altri uomini avrebbero fatto lo stesso... ma l'averlo capito non le
aveva certamente spiegato come guarire. E cos aveva continuato a tirare avanti, oscillando
fra la pi sfrenata euforia e la pi profonda disperazione, caratterizzate da puntate
notturne dal frigorifero al bagno, e dalla sensazione tormentosa e continua che qualcosa
non andasse... finch non aveva incontrato il dottor Rafe Keeler. Sapeva che era diverso,
solo che non riusciva a spiegare a Sandy in che modo.
Il telefono squill all'improvviso, facendola sobbalzare. Sollev la cornetta. Doveva essere
Sandy, naturalmente, assalita dai sensi di colpa. E poi disse subito senza lasciarle il
tempo di parlare non mi importa affatto che sia stata solo l'avventura di una notte. 
stato bellissimo... il miglior sesso che io abbia mai fatto!
Ci fu silenzio all'altro capo del filo. Poi un debole colpo di
tosse. Un colpo di tosse maschile. Per un attimo si sent il rumore disturbato delle
comunicazioni internazionali.
Sandy? disse Maddy con voce cupa... aveva un terribile presentimento.
No... sono Rafe.
Rafe. Maddy chiuse gli occhi.
Maddy.
Stavo quasi svenendo raccont Maddy a Sandy qualche ora dopo. Insomma... ero
sicurissima che fossi tu.
Quindi, spiegami bene... ti ha invitato a Londra? Per Natale! E paga tutto lui?
Maddy annu. Si port la bottiglia di birra alle labbra, godendosi l'espressione di
incredulit sul viso di Sandy. Che emozione... sarebbe andata a Londra! Sulle prime aveva
pensato di aver capito male. "Londra? Londra in Inghilterra?"
"Ehm, non so se ce ne sia un'altra" aveva risposto lui con la sua voce profonda, che le
arrivava da lontano.
"Io?"
"Be', non conosco nessuno che si chiami Maddy, a parte te. Ti va?"
Lei era arrossita. "Ma... non ho nemmeno il passaporto. Non sono mai stata da nessuna
parte. Non ho mai preso l'aereo."
"Oh, be', quello non  difficile. Ti mando un biglietto, tu vai all'aeroporto, entri in quel
grande uccello di metallo che una volta sulla pista prender velocit e poi decoller. Posso
spiegarti i principi del volo, se vuoi... per quel che mi ricordo, ovviamente, ma..."
"Rafe" lo aveva interrotto lei, ridendo. "So cos' un aeroplano... solo che non l'ho mai
preso. E... se non riesco ad avere il passaporto in tempo?"
"Non hai la fedina penale sporca, vero? Non hai ucciso nessuno di recente, e non sei stata
in prigione?"
"No" aveva risposto lei ridendo, scuotendo la testa come se lui potesse davvero vederla.
Dio, quanto le piaceva.
"Allora non dovrebbe essere un problema. Puoi informarti e darmi una risposta in breve
tempo?"
"S" aveva sussurrato lei. Avevano chiacchierato ancora per qualche minuto e si erano
salutati.
La mattina seguente lei chiam l'ufficio informazioni sui passaporti. Per
centosessantacinque dollari avrebbe potuto averlo in quarantotto ore. Prepar tutti i
documenti necessari e corse all'agenzia pi vicina. Aspett, nervosa e in silenzio, dietro il
vetro antiproiettile mentre l'impiegata controllava la sua domanda.
Alla fine la donna alz la testa. Okay, signorina Stiller.  tutto a posto. Torni mercoled
mattina per ritirare il passaporto.
Usc dall'edificio come in trance e and direttamente da Sandy. Non era ancora l'ora di
pranzo, ma aveva bisogno di bere una birra. Sandy, com'era prevedibile, le chiese di
raccontarle nuovamente tutti i particolari: dal primo momento in cui Maddy lo aveva
notato al Sunshine fino a quando aveva messo gi il telefono dopo avere parlato con lui,
qualche giorno dopo. Anche lei non riusciva a crederci. Un bel neurochirurgo inglese. Ed
era proprio tutto vero. Maddy fu felice di rispondere alle sue domande. Una settimana a
Londra per Natale!
Anche la madre di Maddy era entusiasta. Certo che ci devi andare le disse convinta. Io
me la caver. Lo festegger dagli Steenkamps. Non voglio sentire una parola di pi
sull'argomento.
Maddy pos il ricevitore, ancora intontita, con lo stomaco sottosopra. A quanto pareva, a
volte le favole si avveravano. Persino per lei.
...
.
...
35.
.
DIANA.
.
Londra, dicembre 1996.
.
Diana controll il proprio aspetto nello specchio dalla cornice dorata in anticamera. Non si
era mai del tutto fidata della debole luce che filtrava dalla finestrella sopra la porta
d'ingresso. Sospettava che fosse troppo lusinghiera. Gir la testa da una parte e dall'altra
per osservare il suo nuovo taglio. Claire, la sua parrucchiera, l'aveva convinta ad
aggiungere qualche colpo di sole. Da vent'anni portava sempre lo stesso caschetto
sapientemente acconciato, che le incorniciava il viso. Sistem una ciocca spettinata, alz il
colletto della camicetta bianca di Armani e si assicur che la pesante collana di argento e
perle che Harvey le aveva regalato per i suoi cinquant'anni fosse ben bilanciata sull'esile
collo. Si volt ancora... aveva infilato la camicetta nei pantaloni palazzo di lana blu, con
un bell'orlo alto. Gli stivali di vernice nera dal tacco a spillo completavano la mise. Di
Ferragamo, ovvio. Li aveva notati nella vetrina di Selfridges e si era fiondata a comprarli.
Non a buon mercato, naturalmente, ma li avrebbe portati per il resto della sua vita. Fece
una smorfia. Odiava frasi del genere, soprattutto in quel momento. A cinquantacinque
anni sembrava che "il resto della sua vita" non fosse poi chiss quanto tempo. Era una di
quelle frasi ridicole che utilizzava sempre sua madre. Gir le spalle allo specchio, irritata
con se stessa. Perch mai doveva pensare a sua madre proprio ora? Guard l'orologio. Nel
giro di qualche minuto sarebbe arrivato Rafe. Con quella donna che aveva conosciuto a
New York. In un bar. Era stata ad ascoltarlo in afflitto silenzio la sera in cui era venuto a
cena. Adesso l'avrebbe portata a casa loro. Be', almeno avevano la possibilit di conoscerla
prima del pranzo di Natale, aveva detto ad Harvey quella mattina. Sarebbe rimasta
quindici giorni.
"Andr tutto bene" aveva risposto lui con il suo tipico tono rassicurante. "So che hai avuto
le tue delusioni in passato, ma questa sembra piuttosto carina."
"Un'attrice?" non aveva potuto fare a meno di chiedere Diana.
"Con una formazione classica... C' una bella differenza."
"Lo spero proprio" aveva risposto lei in tono cupo.
Bene, presto sarebbe arrivata. Josh era di sopra; sperava che avrebbe fatto un'eccezione e
sarebbe sceso. A parte quell'unica sera in cui Rafe e Aaron erano venuti a cena, subito
dopo il suo arrivo, loro tre non si erano quasi rivolti la parola. Sospir. Non erano mai
andati d'accordo, nemmeno da piccoli. Aveva paura ad affrontare la questione, ma la
tormentava lo stesso. Quasi trent'anni di rabbiosa animosit l'uno contro l'altro; non ci
sarebbero state soluzioni, nessun cambiamento. Sperava solo che in quei giorni potesse
regnare una parvenza di cortesia nelle poche occasioni in cui si sarebbero ritrovati tutti
insieme... come quella sera. Si poteva contare su un minimo di gentilezza da parte di Josh?
Se lo augurava, per il bene di tutti.
Diede un'occhiata al salotto: tutto era impeccabile. I cuscini sprimacciati, i quadri
raddrizzati, le superfici lucide. Il tappeto gabbeh annodato a mano, con i suoi disegni
geometrici e i colori vivaci, dava un calore sontuoso alla stanza. Sul tavolino di fianco al
divano troneggiavano una bottiglia di champagne ghiacciata in un secchiello d'argento e
dei formaggi piccanti che avevano comprato a Mougins. Da un momento all'altro Harvey
sarebbe sceso, avrebbe acceso lo stereo mettendo un po' di rilassante musica classica e
aperto una bottiglia di vino rosso. Accarezz per un attimo la superficie splendente di una
console antica vicino alla porta, una delle poche cose rimaste dalla casa dei suoi genitori
quando era morto suo padre. Un bel pezzo di antiquariato, che dava conforto anche solo a
guardarlo. Ud un'auto che si fermava nel vialetto. Tir via un filo dai pantaloni e si avvi
verso la porta, con un sorriso di benvenuto.
36
MADDY
Londra, dicembre 1996
Dire che Maddy si sentiva male era un eufemismo. Era appena la sua terza serata a
Londra... la quarta se si contava quella tra scorsa in aereo. Le prime due le erano sembrate
un sogno, la vita di qualcun altro. In aereo era cos agitata che non era riuscita a dormire.
Rafe la aspettava a Heathrow, impaziente di vederla. Maddy aveva passato i controlli
della dogana, aveva ritirato le valigie, poi era corsa nella toilette pi vicina a vomitare. Si
era guardata nello specchietto illuminato da una luce al neon e per poco lo stomaco non le
si era attorcigliato di nuovo. Era pallida e aveva le occhiaie a causa della stanchezza. La
settimana prima non aveva quasi dormito. Non riusciva a visualizzare bene il volto di
Rafe... e se lui, vedendola, fosse rimasto deluso? Se avesse notato che era diversa da come
se la ricordava? Se...? Quando era uscita dalla zona riservata, lo aveva adocchiato subito,
dietro tutti gli autisti e i parenti, con un mazzo di fiori in mano, il pi grande che avesse
mai visto, e un sorriso raggiante sul suo bellissimo viso. Era quasi svenuta dal sollievo.
Erano andati subito nel suo appartamento in centro ed erano rimasti a letto quasi tutto il
giorno. La sera erano usciti a mangiare in un ristorante l vicino e lui le aveva detto che
l'avrebbe portata a conoscere i suoi genitori. I suoi genitori? Ma se si erano appena
incontrati... era forse matto? Ma la situazione era particolare: di l a una settimana sarebbe
stato Natale e certamente lei lo avrebbe trascorso insieme a loro, quindi era buona
educazione che si conoscessero prima. Certo, lui si rendeva conto che era un po'
prematuro e non voleva spaventarla, ma cos'altro poteva fare? Nel giro di tre mesi sarebbe
andato a Basilea, a fare il tanto atteso internato, e vedersi sarebbe stato un problema.
"Sono persone molto alla mano, vedrai. Ti adoreranno. Andr lutto bene." Lei lo aveva
ascoltato con un misto di rapimento estasiato e di terrore. Non sapeva nemmeno se aveva
qualcosa di adatto da mettersi.
Ora, seduta vicino a lui in uno stato di completa agitazione, guardava le case eleganti di
Londra passarle accanto indistinte. Svoltarono a destra e poi a sinistra, una via dopo l'altra;
Maddy perse l'orientamento e il senso del tempo, finch Rafe ferm la macchina in un
vialetto e spense il motore. Siamo arrivati le disse, voltandosi verso di lei con un sorriso.
 questa.
Maddy guard la casa e deglut. Imponente, immacolata ed elegante, color bianco crema
con una porta di ingresso nera e lucida. Un giardinetto sul davanti, un vialetto di ciottoli
che conduceva ai gradini di entrata e due vasi giganti colmi di piante ai lati della porta. Il
giardino spariva lungo un lato della casa. Era completamente diversa dalla fattoria
nell'Iowa. Abbass lo sguardo sulla sua gonna di lana verde e si sent morire. Rafe disse
in un sussurro e se non gli piaccio?
Non essere sciocca. Scese dalla macchina e and ad aprirle la portiera. La prese per
mano e gliela strinse forte mentre salivano insieme i gradini. Come potresti non piacere a
qualcuno?
Maddy era troppo nervosa per rispondere. Si scervell per trovare il personaggio giusto a
cui ispirarsi - uno qualunque - in modo da riuscire ad affrontare quelle ore, ma non le
venne in mente nessuno.
La porta si apr non appena vi si avvicinarono. Sulla soglia c'era una donna minuta con i
capelli dal taglio elegante, le braccia tese per accoglierli. Alz il viso per baciare il figlio.
Maddy represse a fatica l'impulso di nascondersi dietro di lui. La seguirono in anticamera.
Mamma disse Rafe voltandosi verso la ragazza ti presento Maddy.
Maddy strinse la mano che la madre di Rafe le porgeva, ma le sembr che la sua presa
fosse troppo poco decisa. Piacere di conoscerla, signora Keeler disse, cercando di
infondere nella voce quanto pi calore ed entusiasmo possibili. Sent la donna
letteralmente ritrarsi. Santo cielo... era stata troppo cordiale? Troppo americana?
Accidenti, sono anni che nessuno mi chiama pi cos! Sono Diana per tutti, persino per i
miei figli.
Io... oh, s, certo... farfugli Maddy.
Dov' pap? chiese Rafe mettendo una mano sulla schiena di Maddy, per rassicurarla.
Arriver tra un minuto... sta controllando che la cena sin pronta. Ho pensato che
possiamo mangiare di sotto, ma prima prenderemo l'aperitivo qui in sala. La cucina  un
po' troppo informale per lo champagne, non credete? Sorrise a Maddy, che non seppe
cosa rispondere e li segu in sala.
Era la stanza pi bella che lei avesse mai visto, con le pareti grigioazzurre, i tappeti
persiani, il divano in pelle, i mobili antichi e il bovindo con le tende di seta rosa. Un vaso
di gigli bianchi diffondeva nell'aria un profumo pungente. Da quel locale si accedeva a
una sala da pranzo dominata da un lungo tavolo con intorno otto o dieci sedie. Maddy
colse per un attimo il proprio riflesso in uno specchio enorme, dalla cornice dorata, appeso
sopra il camino: gli occhi sgranati, un'aria nervosa e spaesata. Doveva trovare in fretta un
personaggio. D'un tratto le venne in mente: Audrey Hepburn. Monella, grandi occhi, ma
affascinante, non sbalordita e di certo non rosa dall'agitazione. Elegante, spigliata,
femminile. Cominci a entrare nella parte.
In quel momento entr nella stanza un bell'uomo altissimo e brizzolato, con in mano una
bottiglia di vino. Abbracci con affetto il figlio, poi si rivolse a lei. E tu devi essere Maddy.
 l'abbreviazione di qualcosa? Forse Madeleine? Lei scosse la testa, con un sorriso che
sperava esprimesse fascino e modestia, e stava per rispondere "Madison", quando lui si
chin e la baci sulle guance. Ho sentito che  la prima volta che vieni a Londra le disse
raddrizzandosi e guardandola raggiante.
Ehm, s, signore si affrett a rispondere lei.
Oh, sono Harvey, ti prego. Non mi  mai piaciuto sentirmi chiamare "signore". Chiedilo
pure a mia moglie.
Maddy guard Rafe, esitante, ma prima che potesse aprire bocca un'altra persona apparve
sulla soglia. Maddy si volt a guardare. Era un giovane con i capelli e gli occhi scuri, alto
come Rafe ma pi magro, dal fisico in un certo senso pi vigoroso. Aveva la pelle
abbronzata. In quel momento arross leggermente e Rafe, di fianco a lei, si irrigid subito.
Fu come se la temperatura nella stanza fosse calata. Maddy spost lo sguardo dal nuovo
arrivato a Rafe, confusa. Chi era?
Josh, tesoro, non stare l in piedi sulla soglia. Avvicinati. Diana gli and incontro e gli
mise una mano sul braccio.
Rafe. Gli occhi del giovane si posarono per un attimo su Rafe, ma nella sua espressione
non si intravedeva n un sorriso ne un cenno di benvenuto.
Josh. La risposta fu altrettanto ostile.
E lei  Maddy, la... ehm, l'amica di Rafe.  in visita a Londra si affrett a dire Harvey,
per assicurarsi che lei non venisse esclusa.
Il giovane la guard per un attimo, mormor un saluto di  circostanza, poi si volt e
scomparve.
Chi era? sussurr Maddy mentre Diana gli correva dietro.
Mio fratello tagli corto Rafe, prendendo lo champagne e stappandolo con un gesto
esperto. Non l'avvocato, l'altro. Cosa bevi, champagne?
Ottima idea disse Harvey portando i bicchieri. Aspett che Rafe finisse di riempirli, poi
sollev il suo verso di lei. Benvenuta a Londra, mia cara. Spero che la visita ti piacer e
che tornerai.
Salute. Rafe alz il bicchiere e Maddy si affrett a imitarlo. L'altro fratello? Perch non le
aveva detto che erano in tre? Era chiaro che non ci fosse affetto tra loro; raramente le era
capitato di vedere una cos aperta animosit, malgrado lui fosse rimasto nella stanza solo
pochi minuti. Maddy era figlia unica e non aveva esperienze di rivalit tra fratelli. Guard
Rafe timidamente. Il suo viso si era rilassato nella solita espressione gentile. Maddy aveva
forse solo immaginato il lampo di durezza intravisto nei suoi occhi quando suo fratello era
entrato in sala?
Harvey fece strada in cucina, al piano di sotto. Diana stava gi portando le pietanze dal
profumo delizioso sulla lunga tavola splendidamente apparecchiata. Il fratello minore non
si fece pi vedere.
37
JOSH
Londra/Gibuti, dicembre 1996
Josh sal i gradini a due alla volta per tornare in camera. Non aveva alcuna voglia di stare
con loro. Si era dimenticato che Rafe sarebbe venuto a cena. Con una ragazza che aveva
rimorchiato a New York la settimana o il mese prima, non si ricordava pi che cosa gli
avesse detto sua madre. Era a letto quando erano arrivati. Doveva essersi addormentato -
il libro che stava leggendo era caduto sulle coperte - ed era stato svegliato dal vocio. Sulle
prime aveva fatto fatica a capire dove si trovasse. A Londra. A casa dei suoi genitori.
Aveva scostato il piumone con un gesto impaziente e guardato l'ora incredulo. Erano
quasi le sette e mezzo. Aveva dormito pi di sei ore di fila. Si era alzato di scatto, evitando
per poco di dare una testata alla lampada. Mentre scendeva aveva sentito delle voci
provenire dalla sala. Dalle scale aveva visto Diana in piedi vicino a qualcuno. Una donna.
Capelli rossi, pelle di porcellana, occhi verdi, una spolverata di lentiggini sul naso.
Rossetto nero su una bocca carnosa. La sua mente aveva registrato i dettagli
automaticamente. Non proprio bella, ma un tipo che faceva colpo. Mentre scendeva gli
ultimi gradini, la donna aveva sollevato lo sguardo e si era accorta di lui. Aveva
un'espressione franca e confusa al tempo stesso e i suoi pensieri si erano dispersi quando
lui l'aveva guardata come nuvole nel cielo.
Il congedo forzato pass pi in fretta di quanto si fosse aspettato. Dopo esattamente due
settimane ripart da Londra cos come era arrivato, in sordina e da solo. La mattina della
partenza rimase a letto sveglio qualche minuto ad ascoltare gli uccelli in giardino... aveva
dimenticato il loro nome, ma riconosceva il cinguettio familiare. Aveva il volo per
Francoforte molto presto; da l a mezzogiorno, dopo un'attesa di tre ore, avrebbe preso un
aereo per Addis Abeba, dove un autista sarebbe andato a prenderlo. Ci avrebbe messo
quasi tutto il giorno seguente per andare in macchina da Addis Abeba a Gibuti, ma Bo non
avrebbe certo organizzato un volo apposta per lui e non ce n'erano disponibili di linea.
Non ne poteva davvero pi di stare a Londra; aveva incontrato i pochi amici con cui era
rimasto in contatto, aveva visto tutti i film e gli spettacoli che si era perso e mangiato a
saziet al ristorante. Adesso aveva nostalgia della solitudine del deserto e della
soddisfazione che gli dava svolgere il proprio lavoro.
Quando scese in cucina trov Harvey, che alz la testa sentendolo entrare.
Il volo  alle otto e mezzo. Esco fra una ventina di minuti disse Josh prendendo la
caffettiera.
Ti accompagno in stazione. Segu una pausa di qualche secondo. Sei felice l, figliolo?
Dietro quella domanda Josh avvert il peso di una risposta ignota. Come sempre, loro
sembravano pretendere da lui cose che non era sicuro di poter dare. Si strinse nelle spalle.
Sto bene. Glielo puoi dire.
Non sto parlando per lei replic Harvey in tono gentile.
Sto bene, pap.
Se lo dici tu. Harvey si alz da tavola. Stamattina devo operare presto... una ragazzina
con una frattura cranica. Non vedo l'ora... Hai gi fatto i bagagli?
S, ho soltanto uno zaino. Sorrise fra s e s. "Non vedo l'ora..."
Era un commento tipico di Harvey. Non aveva mai conosciuto nessuno che amasse in
modo cos viscerale il proprio lavoro, che era anche la sua vita. Poteva dire lo stesso lui?
Forse... ma per ragioni diverse. Osserv il giardino fuori dalle vetrate, verde di muschio e
di vegetazione invernale. Nel giro di due giorni non avrebbe pi visto quel verde, solo le
sfumature neutre e sabbiose del deserto e avrebbe ascoltato il silenzio, pi assordante del
rumore.
Un paio d'ore dopo era finalmente in viaggio. Mentre l'aereo si alzava leggero in volo,
Josh sent la tensione alleviarsi dentro di s. Il pilota vir a sinistra; sotto, come fosse un
patchwork gigantesco, si dispiegava la campagna a sud dell'aeroporto, chilometri e
chilometri di verdi quadri regolari, fertili e organizzati. Per un po' non avrebbe pi rivisto
un paesaggio simile. A Francoforte salirono una donna e un bambino e si sedettero
accanto a lui. Si appisol mentre sorvolavano la Germania e poi l''Italia, anche se il suo
sonno veniva interrotto ogni tanto dal pianto del piccolo. Superato il Mediterraneo, steso
come una coperta azzurra da una riva sabbiosa all'altra, arrivarono sopra l'Africa. Adesso
il paesaggio sotto di loro era lunare, migliaia di sfumature di ocra, arancione, rosso. Ci fu
una turbolenza; la grande afa del Sahara creava correnti ascensionali che scuotevano
l'aereo. Il deserto era una distesa di dune ondulate di sabbia, grandi sagome inclinate che
digradavano nella foschia. Al crepuscolo atterrarono ad Addis Abeba.
Era tornato. Il calore era un bavaglio soffocante. L'autista lo stava aspettando. Salaam
aleikum. Si fecero largo tra la folla delle persone in arrivo e in partenza, le donne velate di
nero e gli uomini con le lunghe djellaba e le kefiah, e il tasbih fra le dita. S, era tornato.
L'autista lo accompagn all'Intercontinental, uno di quegli hotel internazionali tutti uguali
che si trovano intorno a ogni aeroporto, persino in Africa. Per un po' di tempo sarebbe
stato il suo ultimo lusso.
Alle sei della mattina seguente erano pronti a partire. Josh lanci lo zaino sul sedile
posteriore e sal in macchina. Era impaziente di andarsene dalla citt, lontano dalla civilt.
Mentre si dirigevano a est verso la periferia e le montagne in lontananza, gli sfilavano
davanti agli occhi villaggi circondati da basse mura, punteggiati ogni tanto da un alto
minareto, da un gruppetto di alberi o da sgargianti insegne pubblicitarie: coca-cola, daz,
sentou. Cominciarono la lenta discesa verso il deserto e il paesaggio roccioso ebbe alla fine
il sopravvento. Debre Zeyi,,
Awash, Melka Werer... Si diressero a nord, lontano dal confine somalo, e attraversarono il
parco nazionale Yangudi Rassa. Qui il paesaggio cambi; divent pi verde, pi
collinoso... Lui osservava tutto, gli occhi nascosti dietro gli occhiali da sole senza i quali
sarebbe rimasto accecato. La luce era vivida e violenta, tutto il contrario delle sfumature
acquose e delicate dell'Europa. Usciti dal parco, il paesaggio torn a cambiare. Ora
l'immensa desolazione si era imposta su ogni cosa: case, strade, negozi, insegne... tutto
sparito, ingoiato dalla distesa di eternit che giaceva fra loro e il campo profughi che lui
chiamava "casa".
38
JULIA
Londra, dicembre 1996
Julia era seduta con le ginocchia strette ad aspettare che la porta di fronte a lei si aprisse e
Gerald Starkey entrasse, con un sorriso o un'espressione accigliata. Era quasi alla fine del
suo primo semestre... le avrebbero dato la possibilit di continuare l il tirocinio? Sentiva il
cuore batterle forte nel petto. Aveva fatto tutto ci che si aspettavano da lei; di quello,
almeno, era certa, altrimenti Harriet glielo avrebbe fatto sapere. Ma l'obiettivo era un altro:
alla Bernard, Bennison & partner bisognava fare di pi. Lei ci era riuscita?
La porta si spalanc e lei alz lo sguardo. Ci fu un attimo di terribile attesa, poi Gerald
entr sorridente nella stanza. Julia prov un sollievo cos grande che temette di scoppiare
a piangere. Ben fatto, signorina Burrows disse avvicinandosi a lei. Sono lieto di
comunicarle che la decisione  stata unanime. Harriet la terr con noi fino al termine del
prossimo semestre. Fuori dalla porta, anche Daniel e Christopher aspettavano di
conoscere il proprio destino.
G... grazie balbett Julia, incerta se allungare la mano o no. Fino a quel momento aveva
incrociato Gerald Starkey solo di sfuggita.
Nessun ringraziamento. Lei se lo  meritato. Starkey le porse la mano. Ah, a
proposito... il mese prossimo verr a lavorare da noi qualcuno che credo lei conosca gi...
Aaron Keeler.
Mi hanno detto che avete preso la specializzazione insieme al Balliol. Finora ha lavorato
come procuratore legale, ma adesso vuole fare il salto di qualit. Sua madre  una mia
vecchia, cara amica. Gli dia una mano, d'accordo? Gli insegni qualche trucco del mestiere.
Penso che gli affideremo la parte aziendale, ma gli far piacere vedere un viso familiare.
Bene, credo proprio che sia tutto. Pu fare entrare Daniel adesso, le spiace?
Julia rimase a bocca aperta. Si sent avvampare. S... s, signore... riusc a dire soltanto. Si
volt di scatto e usc dalla stanza. Aaron Keeler. Oh, santo cielo. Torn di corsa nel suo
ufficio, agitata. Dopo l'episodio sul balcone, la sera della cena di compleanno di Dom, lei
aveva fatto di tutto per evitarlo. Avrebbe preferito morire piuttosto che ammetterlo, ma da
quel giorno i suoi sentimenti nei confronti di Aaron erano cambiati. Era come se si fosse
accesa una luce all'improvviso: lui non era pi solo lo stronzo arrogante, presuntuoso e
tronfio che lei aveva sempre conosciuto... era diventato un altro. Qualcuno con cui parlare,
al quale stare vicino, da cui farsi abbracciare. Le sue parole avevano suscitato il desiderio
di sapere che cosa pensasse di lei. Quando erano stati interrotti da Minty, Julia era
ammutolita per la delusione. Poi, dopo che erano tornati dentro e Minty aveva riso di lei,
la delusione era stata assoluta. Per il resto dell'anno aveva completamente ignorato Aaron,
ferita in un modo che persino lei stentava a comprendere. Da allora gli aveva parlato solo
in un'occasione, il giorno in cui avevano saputo il risultato degli esami finali e lei gli aveva
tirato in faccia un bicchiere di champagne.
Ripensarci adesso le fece accelerare il battito. Quella mattina si era svegliata presto, come
sempre. Lei e Dom avevano preso un caff insieme nella cucina di Holywell, senza parlare
molto. I risultati sarebbero stati affissi nella bacheca dell'aula esami in Bond Street alle
undici, non un minuto prima. Alle undici meno dieci erano gi tutti fuori, nervosi,
cercando di evitarsi a vicenda. Keeler non c'era. In perfetto orario, il custode aveva aperto
le grandi porte in legno e guardato la ventina di specializzandi riuniti l davanti. "Gi visto
un centinaio di volte" sottintendeva la sua espressione. Julia si era tenuta in disparte
mentre Dom e gli altri erano corsi avanti. Mentre tutti guardavano l'elenco, si sentivano
grida di gioia e mormorii di delusione.
Dom, in prima fila, si era voltato verso di lei indicando il tabellone. "Julia, hai avuto la
votazione migliore!" Lei si era sentita arrossire mentre altre facce si voltavano a guardarla.
"La Burrows  arrivata prima!" aveva gridato ancora Dom.
"Bravissima" le aveva detto una ragazza mentre Julia si avvicinava per vedere. "Te lo sei
meritato." Julia l'aveva fissata a bocca aperta. Era Minty. La stava ancora fissando quando
Dom le si era avvicinato e le aveva messo un braccio intorno alle spalle.
"Cosa ti avevo detto?" aveva esclamato orgoglioso. "Lo sapevo che ce l'avresti fatta!"
"Ssh!" Julia si era divincolata, a disagio, dal suo abbraccio. "Non fare tutto questo casino!"
"E perch no? Sei stata la migliore, cara. Certo che dobbiamo fare casino! Dove andiamo a
festeggiare? Sono passato... Non riesco a crederci! Sono stato promosso!"
Mezz'ora dopo, con un bicchiere di birra in una mano e uno di champagne nell'altra, Julia
aveva cominciato a rendersi conto del risultato degli esami. Si era guardata attorno nel
pub affollato di volti sorridenti e sollevati e si era sentita avvampare. Era proprio come
aveva detto suo padre. "Bisogna sgobbare, Julia. Il duro lavoro  l'unico segreto.  questo
che fa la differenza, non la famiglia in cui sei nata." Si era sentita pervadere da un'ondata
di orgoglio. Quella era un'altra cosa da cui l'aveva messa in guardia. "Non conviene mai
essere orgogliosi, Julia. L'orgoglio  l'anticamera del fallimento." Aveva ragione,
naturalmente.
All'improvviso si era aperta la porta del pub e Julia aveva visto Aaron Keeler, di una
spanna pi alto degli altri, sulla soglia. Come sempre, i loro sguardi si erano incrociati.
Stavolta, per, la sua espressione non era arrogante come al solito. Le aveva fatto un cenno
con la testa, cogliendola di sorpresa. In quel momento si era sentita in imbarazzo. Lui era
arrivato tra gli ultimi. Era passato, ma solo per un pelo. Aveva sentito di nuovo la voce di
suo padre che diceva: "La generosit, Julia. Sii generosa con gli altri, specialmente nella
sconfitta. Le persone non si ricordano mai che cosa hai fatto o detto, ma come le hai fatte
sentire".
Julia aveva guardato il bicchiere di champagne che teneva stretto in mano. Ce l'aveva fatta:
aveva dimostrato che tutti gli altri si sbagliavano. Era forse giunto il momento di essere
generosa? Senza pensarci, aveva attraversato il locale dirigendosi verso Aaron. "Ciao" lo
aveva salutato fermandosi davanti a lui. "Pensavo che magari ti andasse di bere qualcosa.
Congratulazioni."
Lui l'aveva guardata dall'alto in basso, incapace di nascondere la sorpresa. Peregrine la
fissava come se fosse impazzita. Aaron l'aveva studiata per un po', poi le aveva chiesto: "
uno scherzo?".
Julia l'aveva osservato per un istante. "Come?" aveva detto poi, perplessa. "Certo che non
lo . Pensavo che... volevo dirti..." Si era interrotta bruscamente. "Senti, credevo che fosse
un bel gesto, tutto qui. Volevo solo congratularmi."
"Perch sono arrivato diciassettesimo?" Nella sua voce c'era un'amarezza sincera.
Julia aveva sentito montare la rabbia. Era passato, no? Perch doveva essere cos acido?
"Non c' niente di male..."
"Oh, fammi il favore" aveva detto Aaron, alzando una mano come per liquidare quella
faccenda. "Non preoccuparti. Hai avuto i tuoi cinque minuti di gloria; adesso togliti dai
piedi e lasciami in pace."
Julia l'aveva fulminato con lo sguardo, e tutti i suoi buoni propositi erano andati a farsi
benedire. "Gloria? Cristo, sei peggio di quanto pensassi. Pensavo solo..." Si era interrotta,
troppo arrabbiata per parlare.
"Cosa? Cosa pensavi?"
"Niente" aveva detto lei seccata. "Lasciamo perdere."
"No, va' avanti, Burrows. Cosa volevi fare? Venire da me a gongolare? Volevi una pacca
sulla spalla? Un pollice alzato? Un... ma che cazzo! La sua esclamazione scioccata aveva
tagliato l'aria. Persino mentre guardava la faccia gocciolante di Aaron, Julia non si era resa
bene conto di quel che aveva fatto. Aveva fissato lui, poi la sua mano. Il bicchiere di
champagne era vuoto. Gliel'aveva gettato addosso. Era rimasta impietrita ancora un
secondo, poi, con le guance in fiamme e il cuore che batteva forte, si era voltata, aveva
lasciato il bicchiere vuoto in mano a Dom ed era uscita dal pub.
Era successo quattro anni prima, e da allora lei non lo aveva pi n visto n sentito. Anche
se non si poteva proprio dire che lo avesse dimenticato, di certo non aveva pi pensato a
lui tutti i giorni... fino a quel momento. E ora Aaron Keeler sarebbe andato a lavorare l?
"Sua madre  una mia vecchia, cara amica" Certo, cos funzionava, naturalmente. Julia si
era fatta il culo per entrare alla BERNARD, BENNISON & PARTNER, lui aveva chiesto a sua
madre di fare una telefonata. E adesso doveva anche dargli il benvenuto? Ce n'era
abbastanza per mettersi le mani nei capelli.
39
JOSH
Gibuti, dicembre 1996
Il piccolo aeroplano si inclin in direzione delle montagne, lasciando una nuvoletta di
fumo bianco lungo la sua scia. Perse quota all'improvviso, poi si raddrizz lentamente
prima di atterrare. Josh era al bar all'aperto, con una tazzina di caff fumante in una mano
e una sigaretta ancora spenta nell'altra, e osservava l'aereo rullare sulla pista e fermarsi
con un sobbalzo. Si ripar con una mano gli occhi dalla luce e li socchiuse per osservare
meglio i passeggeri che attraversavano la piazzola asfaltata diretti verso di lui. Erano in
sette, e alcuni uomini erano assurdamente vestiti in giacca e cravatta. Una bionda
pettoruta si era portata in testa al gruppetto. Josh inclin la testa per bere le ultime gocce
zuccherose dal fondo della tazzina, infil la sigaretta dietro l'orecchio e si avvi ad
accoglierli.
La bionda lo aveva visto e riconosciuto. Radun il suo team e si diresse verso di lui a passo
deciso. Gli uomini in giacca e cravatta vennero accolti da un ufficiale dell'esercito
americano e si allontanarono con lui. Rimasero due uomini e due donne. Dalle
comunicazioni di servizio circolate nei giorni precedenti Josh sapeva che quel gruppo si
sarebbe fermato l per almeno un mese. Li osserv uno alla volta e si sofferm sul fisico
sorprendente dell'altra giovane donna: molto carina, con una canottiera bianca e un paio
di jeans arrotolati in fondo. Aveva la pelle scura, capelli neri folti e ricci, raccolti in un
ciuffo alto sulla testa, e occhi scurissimi sotto sopracciglia perfettamente disegnate. C'era
qualcosa che stonava nella sua presenza l. Sembrava una turista in vacanza.
Josh? Josh Keeler? Oh, grazie al cielo! esclam la bionda quando arrivarono. Eravamo
cos preoccupati che non ci fosse nessuno a riceverci! Aveva una voce acuta e nasale.
Lui fece una smorfia. S, sono Josh.
La donna era evidentemente a capo della delegazione. Nancy Shore. Consulente culturale
dell'usaId. Spar le sue credenziali come una raffica di mitragliatrice.
Josh strinse la mano a tutti, a turno. I due uomini, francesi, erano ingegneri sanitari. Arriv
finalmente alla "turista". Niela Aden si present in un tono sbrigativo e professionale.
Sono l'interprete.
Josh la fiss. Quindi era lei la somala che gli avevano mandato. Avrebbe dovuto
immaginarlo. Forse fareste meglio a coprirvi la testa disse gelido lanciando un'occhiata
eloquente alle due donne. Questo  un paese musulmano, nel caso non ve ne foste
accorte.
Siamo a Gibuti, non in Arabia Saudita ribatt Niela Aden seccata. E, nel caso lei non se
ne fosse accorto, questa  una base aerea statunitense. Non vedo in giro molta gente del
posto. Io mi sono portata un dirac, ma non ho intenzione di coprirmi la testa.
La brusca replica lo colse di sorpresa. Stava per ribattere qualcosa, quando lei si allontan
all'improvviso dirigendosi verso le toilette. Ehi! la chiam Josh. Il resto del gruppo era
rimasto l, un po' imbarazzato. Ehi! Lei lo ignor. Josh si rivolse agli altri tre, che lo
fissavano in silenzio, le facce pallide per la fatica.
Dobbiamo... devo seguirla? gli chiese Nancy Shore in tono nervoso.
No. Si metta solo il suo foulard. Josh si allontan per inseguire la signorina Aden, e sent
la calma della prima mattina svanire rapidamente.
Dentro l'edificio, i suoi occhi dovettero abituarsi alla penombra. La sala d'aspetto - se tale
si poteva definire - era piena di soldati e operai. Josh guard in direzione delle toilette,
sconcertato. Non era abituato a essere ignorato. Dove diavolo era andata? D'un tratto una
figura femminile comparve nel vano di una porta alla sua sinistra. Lui batt le palpebre
per la sorpresa. I jeans e la canottiera che la facevano sembrare pronta a partire per un
weekend a Ibiza erano spariti e, al loro posto, lei aveva indossato un dirac azzurro chiaro
lungo fino ai piedi, l'indumento largo e diafano che indossavano di solito le donne nubili a
Gibuti. Era impossibile distinguerla dalle centinaia di ragazze che gli passavano accanto
tutti i giorni... se non la si guardava da vicino, per. Persino con indosso il dirac, la sua
delicata bellezza era difficile da ignorare. Josh non era l'unico ad averlo gi notato. Un
gruppetto di soldati francesi la stava fissando a bocca aperta. Lui trattenne un gesto di
fastidio. Una donna giovane e bella a Camp Lemonier era l'ultima cosa di cui aveva
bisogno. Gir i tacchi e usc di nuovo alla luce del sole dove gli altri lo stavano aspettando.
Bene, diamoci una mossa. La base si trova a una mezz'oretta di macchina. L'auto ci
aspetta laggi. Lei far meglio a sedersi davanti disse a Nancy mentre prendevano le
borse. Aveva una corporatura doppia rispetto agli altri. Dopo soli cinque minuti di strada,
per, rimpianse di non averla sistemata nel portabagagli. Si era accomodata sul sedile
come una vecchia gallina, starnazzando di paura alla vista di ogni capra, pastore o
nomade a cui passavano accanto in una nuvola di polvere. Riusciva a vedere con la coda
dell'occhio Niela Aden, seduta dietro di lui. Teneva la faccia rivolta verso il paesaggio, ma
di tanto in tanto i loro sguardi si incontravano nello specchietto retrovisore. Aveva
un'espressione insondabile. Il deserto roccioso passava loro accanto in distese ininterrotte
di terra e polvere. Davanti a lui, il profilo delle montagne si dissolveva lentamente nel
cielo. Sulla destra c'era il mare, che si stendeva fino all'orizzonte. La sua superficie era
interrotta dalle gobbe di isole scure e spoglie, con qualche frangia bionda di sabbia qua e
l... e poi tutto svan nel silenzio indistinto.
...
.
...
40.
.
NIELA.
.
Gibuti, dicembre 1996.
.
Dalla calotta convessa del finestrino aveva visto la liscia superficie del mare infrangersi
piano sulle rive mentre il piccolo aeroplano atterrava. Era tornata in Africa, a casa. Le
montagna di un marrone polveroso tracciavano una linea frastagliata lungo l'orizzonte
prima di sparire nella foschia. C'era stato un breve annuncio in arabo, in francese e in
inglese, poi l'aereo si era fermato con un sussulto. I portelloni si erano aperti su un
pomeriggio afoso. Niela aveva slacciato la cintura di sicurezza e si era alzata. C'erano altre
sei persone sul volo da Addis Abeba: tre di loro erano colleghi, con ruoli diversi, inviati da
uffici e dipartimenti differenti per collaborare allo stesso progetto. Gli altri erano uomini in
giacca e cravatta che avevano l'aria di essere funzionari. Cosa mai ci facessero in quella
zona del mondo, Niela non poteva immaginarlo.
Aveva seguito gli altri gi dall'aereo, tenendosi alla ringhiera di metallo rovente. Era stato
un lungo viaggio: due ore e mezzo da Londra a Roma; sei ore di attesa a Fiumicino seguite
da un volo di otto ore fino ad Addis Abeba, poi il trasbordo su un piccolo aeroplano per la
tratta finale del viaggio verso Gibuti. Mentre poggiava piede sulla terraferma, aveva
sentito le gambe che quasi cedevano. Avevano attraversato lo spiazzo asfaltato verso le
piccole costruzioni che costituivano l'aeroporto, boccheggiando nell'afa.
"Oh, santo cielo" aveva detto la bionda alta e sovrappeso, che si era presentata come
Nancy, mentre andavano incontro all'uomo che, a quanto pareva, era stato mandato l per
accoglierli. " il Marlboro Man."
Niela aveva seguito il suo sguardo. In piedi all'ombra c'era un uomo alto, magro, che
indossava un paio di jeans e una T-shirt sbiadita. Reggeva una tazzina di caff in una
mano e nell'altra teneva una sigaretta spenta. Mentre si avvicinavano e Nancy aveva
allungato il passo per portarsi in testa al gruppo, lui si era infilato la sigaretta dietro
l'orecchio con un gesto che a Niela aveva ricordato gli uomini del suo paese. In quella
parte del suo cervello che ancora notava particolari del genere, Niela registr una
misteriosa, selvaggia bellezza. L'uomo aveva la pelle olivastra e occhi intensi che si erano
posati su loro a turno, soffermandosi su di lei con un fuggevole guizzo da impazienza. Lei
aveva alzato lo sguardo per osservare il suo volto; nella vivida luce del giorno aveva
notato che nei suoi occhi c'erano pagliuzze color nocciola, simili a bagliori in una stanza
buia. Era come straripante di luce, una luce che pareva emanare da sotto la pelle,
zampillando dai pori. Niela aveva distolto lo sguardo, presa alla sprovvista. Non aveva
mai incontrato una persona cos. Quando aveva aperto bocca, le sue parole erano state
chiare ma brusche. L'impazienza che gli aveva letto in faccia era presente anche nella voce.
"Questo  un paese musulmano" aveva detto in tono seccato, dopo le presentazioni "nel
caso non ve ne foste accorte." Niela si era indispettita. Pensava forse che fosse stupida?
Aveva girato i tacchi e si era allontanata, non volendo fare una scenata. Quando era
tornata, con indosso il dirac, si era accorta di averlo fatto imbestialire ancora di pi. Aveva
provato un brivido di trionfo che l'aveva sorpresa. Aveva scambiato a malapena tre parole
con quell'uomo e gi si era stabilita fra loro una sottile ostilit. Era salita sul sedile
posteriore dell'auto, lasciando Nancy Shore davanti, vicino a lui. Aveva tenuto la faccia
girata verso il finestrino, osservando il paesaggio... ogni tanto, per, i loro sguardi si erano
incontrati, accendendo in lei una scintilla di un'emozione sconosciuta. Quando erano
arrivati al campo, lei era ormai completamente in preda al turbamento.
Il campo in s era piccolo: qualche bungalow intonacato di bianco che dava sul mare, una
costruzione leggermente pi grande che ospitava gli uffici e, in fondo, una fila di casette.
In un cortile c'erano un lavandino e un filo per stendere il bucato tirato fra due pali.
Josh li accompagn in un bungalow. Starete tutti qui dissi e aprendo la porta. Un
corridoio stretto con delle stanze su un lato e una zanzariera che sbatteva al vento. La
far sistemare aggiunse osservando i cardini. Sono cos dappertutto, temo. I bagni e le
docce sono qui. Apr una porta e glieli mostr. In fondo al corridoio c' una piccola
cucina, ma di solito si fa da mangiare per tutti nell'edificio centrale. Troverete un
frigorifero e forse delle stoviglie, ma non molto altro. Fatemi sapere se c' qualcosa di cui
avete un bisogno disperato.
Niela si guard attorno nella stanza dove l'aveva accompagnata. Era piccola, con un letto
singolo protetto da una zanzariera e un ventilatore appeso al soffitto. In un angolo c'era
una scrivania traballante, con una vecchia poltrona dal cui sedile sbucava l'imbottitura.
Appoggi per terra lo zaino e si avvicin alla finestra. Attraverso la porta socchiusa le
arrivavano le lamentele di Nancy. Non c' una lampada da comodino? Dove posso
prendere delle tende pi pesanti? Dobbiamo dividere il bagno? Non se ne parla neanche!
Tese l'orecchio per sentire la risposta di Josh Keeler. Non arriv. Ci non la sorprese.
Quella sera Josh non si present a cena.  Niela si sedette insieme agli altri, ascoltando
distrattamente le loro chiacchiere a base di lamentele e aneddoti, e abbandonandosi ai
rumori della notte: il mormorio lento delle cicale, l'occasionale stridio di un grillo o di un
gufo che tagliava l'oscurit, l'abbaiare ritmico di un cane. La notte era un coperchio
pesante. Tir su le maniche del dirac, godendosi la temperatura equatoriale, uguale a
quella interna del corpo, e aveva la netta impressione di essere nel proprio habitat. La
donna che cucinava per loro apparteneva alla trib nomade degli Afar. Se si sorprese nel
vedere tra i forestieri una donna dalla pelle scura che parlava somalo non lo diede a
vedere. Non appena ne ebbe l'occasione, Niela si scus con i presenti e torn nel bungalow.
Si spogli, spense la luce e rimase sveglia a letto. Il ventilatore girava lento sopra la sua
testa, inviandole ogni tanto ondate d'aria fresca sul corpo. Nel giro di pochi minuti,
nonostante l'agitazione dell'arrivo, si addorment profondamente.
La mattina seguente fu svegliata da una lama di sole che le fer le palpebre. Nella stanzetta
faceva caldissimo; il lenzuolo le si era appiccicato al corpo, procurandole una sensazione
sgradevole. Controll l'orologio: erano appena le sei e mezzo. Scost con un gesto
impaziente il lenzuolo e si alz. Si avvolse intorno al corpo un kikoi, prese il ncessaire da
toeletta e apr la porta. Il corridoio era silenzioso e deserto. Cammin a piedi scalzi fino al
bagno. Fece una doccia veloce, si vest e and in mensa.
Entrando, vide Josh Keeler seduto a un tavolo sulla terrazza, che leggeva il giornale. Non
c'era nessun altro in giro. Lui alz un attimo gli occhi, fece un breve cenno del capo, ma
non disse nulla. Niela si vers una tazza di caff e and a sedersi a un altro tavolo. Si mise
a fissare in direzione del mare, oltre la distesa deserta. Dalla loro posizione, tutto il
paesaggio si stendeva sotto i loro occhi. In quel momento cominciarono ad arrivare i suoi
compagni di viaggio, che sembravano avere, per quanto sembrasse impossibile, un aspetto
peggiore della sera prima.
Si soffoca borbott Nancy con un filo di voce lasciandosi cadere su una sedia e
asciugandosi la fronte. Non immaginavo proprio che potesse fare un caldo simile.
Niela colse per un attimo l'espressione incredula di Josh e si affrett a distogliere lo
sguardo. Non voleva provare di nuovo quel subbuglio di emozioni che aveva sentito
quando lo aveva guardato in faccia. Raccomand a se stessa di stargli alla larga a tutti i
costi. Si percepiva in lui una rabbia impaziente e infiammabile, che ribolliva sotto la sua
pelle, come il magma sotto la superficie terrestre. Lei la avvertiva e ne era spaventata. Non
voleva averci niente a che fare. Avrebbe svolto la propria mansione con professionalit,
ma niente di pi.
Bench lo avesse irritato al loro primo incontro, dopo averci lavorato insieme per un paio
di giorni Josh fu costretto ad ammettere che Niela Aden era diversa da come sembrava a
prima vista. Innanzitutto era un'interprete molto brava. Possedeva una calma che placava
le tensioni prima ancora che insorgessero. Quando ebbero concluso le trattative per
l'assunzione di muratori e falegnami per la prima fase delle opere, aveva gi conquistato
tutti, persino i burberi anziani della trib che all'inizio l'avevano guardata con sospetto.
Una donna? Per di pi giovane e bella? Ma lei sapeva esattamente come trattarli, una
curiosa e abile combinazione di deferenza e - lui non osava nemmeno definirla cos -
seduzione. Li prendeva un po' in giro, li adulava quando era necessario e puntava i piedi
quando le sembrava il caso. Josh la osservava, un po' innervosito. Non era certo il suo
modo di fare: era abituato a impartire ordini e rimaneva sconcertato dall'ostinata
resistenza che incontrava fra quegli uomini. Lo ascoltavano con educato disinteresse senza
neanche guardarlo e, non appena lui si allontanava, riprendevano a fare le cose
esattamente a modo loro. Era a Gibuti da quasi due mesi e, con sua immensa frustrazione,
aveva concluso davvero poco. Non riusciva a capacitarsene. Non era nemmeno riuscito a
organizzare le squadre di lavoro. Sembrava non esserci fine al numero di persone che
doveva consultare prima di ottenere qualcosa. Lo zio di questo, il suocero di quello, il
cugino dell'altro... il capovillaggio, il capotrib, gli anziani. Cristo santo, aveva lavorato in
Bosnia con mafiosi di ogni specie ed era riuscito a farcela. Ma l a Gibuti non sapeva che
pesci pigliare. Non era capace di risolvere neanche il pi piccolo problema, semplice
mente perch non riusciva a prevedere i suoi interlocutori. Per fortuna l'arrivo di Niela
Aden aveva cambiato la situazione. Osservandola lavorare, Josh rimaneva colpito da
quanto fossero arbitrari i confini in quella parte del mondo. Il Somaliland francese era
diventato il Territorio francese degli Afar e degli Issa, che a sua volta era diventato la
Repubblica di Gibuti. Erano sempre gli stessi popoli: a cambiare erano solo i confini nella
sabbia. Non c'era quindi da stupirsi che lei sembrasse a casa. In effetti c'era davvero.
Il venerd della prima settimana, mentre stava tornando in camera sua, Josh scorse Niela
seduta sul basso muretto del bungalow disabitato che dava sul mare; aveva notato che ci
andava spesso a fine giornata. Senza pensarci, si ritrov a camminare nella sua direzione.
Il cielo stava perdendo il suo biancore abbagliante e il deserto roccioso alle loro spalle
cominciava a diventare di un rosa violaceo. Le acque nel golfo di Tadjoura si erano
calmate. Alcuni operai, che avevano lavorato con loro fino a poco prima, all'improvviso
srotolarono i tappeti della preghiera e si rivolsero verso la Mecca. Josh si ferm un istante
a guardarli mentre si alzavano e si chinavano, le piante dei piedi di un giallo polveroso: il
vento portava via le loro parole di supplica e di sollievo. Riprese a camminare verso Niela,
che si volt sentendolo arrivare, ma non disse nulla. Josh avvert di nuovo quella curiosa
mescolanza di calma ed energia che emanava da lei ogni volta che le era vicino.
Da quanto tempo fai questo lavoro? le chiese senza preamboli. Not che lei aspett che
gli uomini finissero di pregare prima di rispondere.
Non da molto disse con un lieve sorriso. In effetti  il mio primo incarico.
Sei molto brava. Pronunci quelle parole senza pensarci. Lei non replic, ma alz lo
sguardo su di lui con un'espressione interrogativa negli occhi, come se non gli credesse del
tutto. Lo dico sul serio. Sai come prendere queste persone; non molti degli interpreti con
cui ho lavorato hanno dimostrato di saperci fare.
Lei si strinse nelle spalle. Sono la mia gente disse semplicemente. Ci capiamo.
Hai ancora dei parenti qui?
No. Una risposta secca. Torn a fissare il mare, offrendogli il suo profilo. Josh cap che
c'era dell'altro che, almeno per ora, lei non voleva rivelare, e si rese conto con sorpresa di
essere disposto ad aspettare. La salut e torn nelle sue stanze, con la fronte aggrottata.
Doveva andarci cauto con quella ragazza, eppure tale constatazione non gli dispiacque
affatto. Lei lo colpiva, anche se non aveva idea del perch.
Niela osserv Josh allontanarsi e sparire nell'edificio dove si trovava la sua stanza.
Camminava con un'andatura lenta e aggraziata, il corpo alto e magro completamente a
proprio agio con l'ambiente circostante e con se stesso. Quell'uomo la incuriosiva. Dopo
aver lavorato insieme una settimana, aveva cominciato ad avvertire qualcosa di diverso
sotto la superficie della sua impazienza. C'era in lui una compassione istintiva che
sembrava in contrasto con il suo carattere brusco. Era molto bravo nel suo lavoro. Gli
uomini ai suoi ordini lo rispettavano, lo capiva dal modo in cui lo guardavano e lo
ascoltavano. Nel giro di un paio di giorni si era resa conto che avrebbe potuto farcela
anche da solo, anche senza la mediazione della lingua... Era profondamente consapevole
del sottile squilibrio di potere che esisteva fra lui e loro, e cercava di colmarlo ogni volta
che poteva. Aveva un modo provocatorio di porre le domande, e ci divertiva gli uomini,
specialmente i pi anziani. Dopo decenni in cui si erano sentiti insultare o peggio,
sembravano apprezzare il rispetto che lui accordava loro e glielo restituivano moltiplicato
per dieci. E, bench Niela non l'avesse ancora sperimentato, c'era uno straordinario
fascino sotto quell'apparenza riservata e la rabbia a stento controllata. Lo aveva sentito
scherzare un paio di volte con qualcuno che capiva l'inglese o il francese a sufficienza per
riuscire a comunicare decentemente: Josh aveva un acuto senso dell'umorismo e, quando
sorrideva, gli si illuminava il viso, trasformandolo completamente. Dalla scollatura a V
delle T-shirt che indossava tutti i giorni si intravedeva il petto. C'era una striscia pi
pallida sui bicipiti, dove il sole non arrivava, e ogni tanto lei scorgeva di sfuggita
provando un sottile turbamento il suo torso quando lui si allungava per prendere qualcosa
o saltava sulle impalcature.
Ora, durante quella conversazione che non doveva essere durata pi di un minuto, aveva
avvertito da parte di Josh Keeler un cambiamento nei propri confronti. Aveva la
sensazione che avvicinarsi a lui fosse come toccare una fiamma. C'era un calore che Niela
aveva appena cominciato a percepire, ma era di quel genere che, alla minima occasione,
l'avrebbe bruciata. S, meglio tenersi a una certa distanza. Era pi sicuro.
41
Il giorno seguente Niela stava pranzando da sola sulla terrazza che si affacciava sulla baia.
Il sole era accecante. L'unico colore brillante in quel paesaggio arido e diafano era quello
del mare. Si era appena versata una seconda tazza di caff, quando vide Josh uscire dalla
sua stanza e attraversare il cortile diretto verso di lei.
Vado in citt a fare provviste le annunci. Vuoi venire? Lei lo guard, mand gi un
sorso di caff e accenn di s con la testa senza parlare. Partir fra cinque minuti, pi o
meno. Ce la fai a prepararti?
Niela annu di nuovo. Certo, devo solo prendere la mia borsa rispose alzandosi.
Non le rivolse quasi la parola mentre si allontanavano in auto, ma a Niela non interessava.
Volt la testa per guardare fuori dal finestrino. Era la prima volta che usciva dai confini
del campo da quando era arrivata. L'orizzonte era immobile e vuoto, marcato sul
parabrezza come un graffio. Le colline luccicavano bianche alla luce del sole. Cambiavano
lentamente di forma e di aspetto mentre l'auto avanzava, prima di lasciarsele alle spalle.
Non c'era una sola macchina che viaggiasse nella direzione opposta. A parte i pastori di
capre che incontravano ogni tanto e che alzavano la testa incuriositi vedendoli passare,
non c'era nessun altro sulla strada.
Niela lanci un'occhiata alle mani di Josh strette sul volante. Forti e agili, not. Lasci che
gli occhi vagassero su, fino all'avambraccio ricoperto da una peluria morbida e scura. La
sua pelle era maturata al sole come un frutto; aveva una sfumatura olivastra che a Niela
parve molto poco inglese. Al polso portava un braccialetto di cotone tutto sfilacciato, come
quelli che anche lei, da adolescente, si era messa per qualche mese. I colori erano sbiaditi.
Niela si ritrov a domandarsi chi potessi averglielo regalato. L'auto sobbalz quando
pass sopra a un cumulo di pietre in mezzo alla strada, che ramment loro la natura
inospitale del terreno.
C' dell'acqua sul sedile posteriore le disse d'un tratto Josh, Se hai sete.
Grazie. Niela gir la testa e torn a guardare fuori dal finestrino. Il paesaggio era quasi
lunare. Intorno a loro non c'erano altro che rocce vulcaniche annerite e brulli versanti di
montagne, senza traccia di alberi. Gi nella baia, il mare azzurro era increspato da onde
bianche, visibili persino da quella distanza. Al riparo nell'abitacolo rinfrescato dall'aria
condizionata, era difficile immaginare la calura esterna. Che cosa devi comprare? gli
chiese dopo un po'.
Materiale da costruzione: chiodi e viti, un po' di corda... Abbiamo quasi finito con la
fossa settica, ma voglio installare un'altra cisterna d'acqua prima di cominciare a costruire
le baracche.
Quanto tempo ci vorr? Tutto il campo...
Dipende. Se riesco a ottenere la manodopera che mi serve, un altro paio di mesi. La
prossima settimana inizia il Ramadan, per, e questo rallenta sempre le cose. Sar
contento quando finir.  dura digiunare con questo caldo.
Digiuni anche tu? gli chiese Niela, sorpresa.
Certo.
Io sono anni che non osservo il Ramadan disse lei dopo un momento. Non so perch.
Me ne dimentico, forse.
 pi facile scordarsi del Ramadan a Londra. Qui non  possibile.
Sei stato in Marocco prima di venire qui, vero? Sento l'accento quando parli in arabo.
Josh si volt per un attimo verso di lei.  la frase pi lunga che ti abbia sentito
pronunciare finora le disse accennando un sorriso.
Be', non  che tu sia un gran chiacchierone rispose lei in tono dolce. In che parte del
Marocco sei stato?
Smara. Vicino al confine con il Sahara occidentale.
E prima?
In Bosnia.
Perch? Raccolse le gambe sotto di s.
Perch cosa?
Tu sei un architetto, giusto? Perch vai in questi posti?
Lui fece una risatina. Secondo te gli architetti non dovrebbero lavorare in luoghi del
genere?
Be', io non ho incontrato nessuno che lo faccia.
Peccato disse lui con sarcasmo. I campi profughi sono insediamenti umani, ed  questo
ci insegnano a realizzare. Non si pu lasciarli in mano ai burocrati. Come la nostra amica
Nancy, per esempio.
Niela annu. Immagino che tu abbia ragione. Siamo cos abituati a pensare ai campi come
misure temporanee, che ci si dimentica che alcuni, invece, sono pi vecchi di molte citt.
Sent su di s lo sguardo di Josh.
Proprio cos. Qual  il luogo che senti come casa tua?
Londra. Ci vivo ormai da quattro anni.
E la tua famiglia? Te l'ho gi chiesto, ma non mi hai risposto.
Niela rimase zitta per qualche istante. I miei vivono a Vienna. Avevo uno zio che abitava
l, cos l'abbiamo raggiunto allo scoppio della guerra.
E tu perch sei andata a Londra?
Niela ammutol e torn a guardare fuori dal finestrino. La sagoma di una donna apparve
in lontananza, distinguibile dall'abito dai colori vivaci. Quando le si avvicinarono, Niela
vide che teneva a bada un piccolo gregge di capre; al loro passaggio alz in aria il bastone,
non si cap se in segno di saluto o per protesta. Si volt di nuovo verso Josh. Lui non le
faceva pressioni: era una cosa che le piaceva. Sospir. C'era solo una persona con cui
aveva parlato di Hamid, ed era Anna. Non aveva idea del motivo per cui sentiva di potersi
fidare di quell'uomo, uno che aveva appena conosciuto e che non avrebbe pi rivisto, una
volta terminato l'incarico. Eppure era cos. Un matrimonio combinato. disse alla fine.
Ah. E tu sei scappata per evitarlo.
Niela annu. Sai come vanno queste cose.
In realt, no. Che cosa  successo? le chiese, in tono gentile.
Niela si rese conto con orrore di avere gli occhi pieni di lacrime. Cerc di contenere
l'ondata di tristezza che stava montando dentro di lei. Josh, come prima, si dimostr
paziente e le diede il tempo di rispondere... ma anche di non farlo, nel caso in cui non se la
fosse sentita. Lei fece un altro profondo respiro, sperando che non le tremasse la voce.
Non ero pronta, non ero stata cresciuta cos. Mio padre ... inciamp nelle parole era
moderno. Noi... Io ho frequentato una scuola internazionale, sarei dovuta andare
all'universit. Ma la guerra ha cambiato tutto. Siamo partiti senza niente. Si interruppe
per un istante, ricordando le parole di sua madre. Non sapeva perch, ma non voleva che
Josh pensasse male di loro. Credo che fossero convinti che il matrimonio fosse la cosa
migliore per me.
Ma evidentemente per te non era cos.
Niela scosse la testa. No. Lui... era molto pi vecchio di me. Un lontano parente.
Cos, invece di sposarti, sei scappata?
S, a Londra.
Ci  voluto un bel coraggio. E adesso ti ritrovi qui a Gibuti su una Land Cruiser insieme a
un perfetto sconosciuto.
Tu non sei uno sconosciuto. Sei solo un po' distante, forse. Rispose di getto, senza
riflettere. Ne rimase sorpresa. Stava reagendo a un qualcosa nel tono di Josh che non
riusciva a identificare; il tenore della loro conversazione continuava a cambiare. Stavano
forse flirtando? Lui non sembrava proprio il tipo. No, era qualcosa di pi profondo, e al
contempo di pi lieve. D'un tratto si sent insicura di s.
Lui rise. Distante? Be', non sei la prima ad accusarmi di esserlo, sai?
Non  un'accusa replic lei velocemente, in parte per mascherare la propria confusione.
Non importa come... no, intendevo dire...
Lo so cosa intendevi disse Josh piano.
Niela lo guard, esitante. Era turbata dalla sua tranquilla affermazione, ma, prima che
potesse aggiungere altro, la macchina cominci a rallentare. Si stavano avvicinando a un
posto di blocco, il primo dei tanti lungo la strada per Gibuti.
Salaam aleikum disse Josh, tenendo una mano sul cambio mentre passava i documenti
attraverso il finestrino al soldato dall'aria annoiata.
 sua moglie? chiese.
Aiwa. S. Era pi semplice cos.
Va bene. Restitu i passaporti e diede una manata al tettuccio della macchina.
Ripartirono senza parlare.
In citt c'era molto traffico. Era l'ultimo sabato prima del Ramadan e i negozi erano pieni
di persone. Josh avanz piano lungo le vie strette e piene di buche, infine si ferm davanti
a una fila di portici, in corrispondenza di un negozio con un'insegna verde, ali hassan &
figli, fornitori di materiale edile. Lanci un'occhiata a Niela, che si guardava intorno con
interesse. Indossava un dirac rosa pallido sollevato fino alle ginocchia. Aveva le unghie
dei piedi laccate di rosso, not lui. Sexy. Le gambe nude erano lisce e scure, slanciate. Si
impose di smetterla subito. Vieni? le chiese.
Lei annu e apr la portiera.
Ahlan grid Josh mentre passava sotto le arcate e varcava la soglia del negozio di Ali.
Joshua! Al-Hamadulillah! Ali avanz dal retro, pulendosi le mani. Si scambiarono il
saluto tradizionale e si sedettero. Josh cap dall'espressione di Niela che aveva notato e
approvato il modo in cui lui aveva messo la mano sinistra sull'avambraccio destro,
quando si erano stretti la mano, e il fatto che avesse adottato la posizione corretta per terra.
Non avrebbe saputo dire perch ci tenesse tanto. Che cosa gliene importava? Di l a due
settimane se ne sarebbe andata.
La moglie di Ali li interruppe per portare il t. Serv Josh per primo, com'era usanza: era
l'ospite maschio in casa loro. Lui evit di guardarla - era la moglie di un altro uomo - e
svuot il bicchiere in due sorsi, in modo che lei potesse sciacquarlo e servire gli altri. Gli
piacevano i rituali della loro cultura: i ritmi pi lenti, l'intimit pi riservata rispetto alle
esagerate manifestazioni esteriori degli occidentali, che spesso erano solo di facciata. Niela
chiacchier a bassa voce con la moglie di Ali nella loro lingua. Josh cap dall'espressione di
Ali che era un po' confuso dalla presenza di quella donna, ma non c'era tempo per
spiegare come stavano le cose. Doveva ritirare la merce e voleva tornare alla base prima
che facesse buio.
Ci volle quasi un'ora prima che trovassero tutto ci che gli serviva e lo caricassero
sull'auto. Si strinsero di nuovo la mano e si salutarono con raffiche di salaam, poi Niela e
Josh ripartirono. Lui not che in citt c'erano alcuni soldati americani, inconfondibili nelle
loro ingombranti mimetiche e con i Ray-Ban a specchio d'ordinanza. C'erano anche altri
soldati in bermuda color kaki e camicie inamidate.
Chi sono quelli? gli chiese Niela indicando un gruppetto al margine della strada.
La Legione straniera francese. Sono di stanza qui dagli anni Sessanta.
Mi sembra che tu sappia molte cose su Gibuti.
Vale la pena di conoscere bene il paese dove ti trovi. Si immise nella fiumana di
macchine. Erano quasi le quattro del pomeriggio e il traffico si stava intensificando. Devo
fermar mi solo in un altro posto le disse svoltando in una stradina laterale. Ali non
aveva dei cavi di acciaio. Ci metter soltanto un secondo.
La via era stretta e in condizioni peggiori di quella che avevano appena lasciato; la
macchina sobbalzava in modo preoccupante. A un certo punto lui sterz di colpo per
evitare un cratere enorme e Niela gli scivol addosso. Fra i loro corpi pass una scarica di
elettricit.
Scusa,  una strada di merda mormor lui.
Niela non replic, ma Josh not che aveva posato le dita sul punto del braccio dove si
erano toccati. Davanti a loro il traffico si era fermato. Lui rallent e tir gi il finestrino,
sporgendo fuori la testa e le spalle per vedere meglio. Dietro di loro si sentiva un rombo
basso, che cresceva sempre di pi.
Cosa succede?
Non saprei. Pi avanti c' una specie di posto di blocco. Alle loro spalle c'era una lunga
fila di macchine. Dovrebbe risolversi presto. Se non riesco a prendere il cavo oggi
dovr... Fu interrotto bruscamente da uno scoppio che fece vibrare la terra e rimbomb
sui muri intorno a loro. Si scambiarono un'occhiata spaventata. Era sceso un silenzio
pesante, poi si avvert un lontano tremore e quindi gli effetti dell'onda d'urto. Si
guardarono di nuovo, troppo sbalorditi per parlare. La gente cominci a scendere dalle
macchine. Alcuni indicavano il cielo. Un denso pennacchio di fumo nero saliva lentamente
verso l'alto; l'origine era piuttosto distante da loro.
Ma che diavolo...? esclam Josh, spegnendo il motore e .aprendo la portiera. Un
secondo tremendo boato ugualmente assordante fendette l'aria e un rumore si fece pi
vicino: una vibrazione acuta, pulsante, che spaccava i timpani. Romb sulle loro teste. 
un elicottero grid Josh sovrastando il frastuono e indicando il cielo. Credo che sia una
specie di attacco aereo! Di nuovo esplosioni. Ora la gente aveva iniziato anche a gridare, a
spintonarsi correndo in tutte le direzioni. Josh non esit. Spalanc la portiera dal lato del
passeggero e afferr Niela per un braccio. Il rumore vorticante era quasi sopra di loro. Nel
giro di pochi secondi, la strada si era trasformata in una bolgia infernale.
Niela si sentiva spingere da ogni parte, il suo corpo che avanzava pressato dalla marea
umana che cercava di scappare. Venivano urtati continuamente; Josh correva
controcorrente, aprendosi la strada a forza attraverso spalle, braccia, schiene, opponendosi
alla grande ondata che veniva verso di loro. La sua stretta era ferrea. Una gragnuola di
colpi scosse il cielo; nell'aria si levarono grida terrorizzate. A Niela batteva forte il cuore, e
tutte le sensazioni del suo corpo erano concentrate nel punto in cui le dita di Josh le
serravano il braccio. Lo seguiva alla cieca. Da qualche parte, in lontananza, sentiva
l'inconfondibile rat-tat-tat delle mitragliatrici, un suono che ricordava bene. Una donna li
sorpass di corsa gridando, con un bambino premuto contro il petto, che scompariva nelle
pieghe del suo dirac. Giunsero a un incrocio. C'era uno stretto vicolo fiancheggiato da
negozi. Seguimi! grid Josh. Niela si precipit dietro di lui. Josh si abbass e lei lo imit.
Svoltarono una, due volte. Sembrava che Josh sapesse dove stesse andando. Gi per una
scala, di corsa, i polmoni che quasi le scoppiavano. La presa di Josh era stretta, quasi a
staccarle il braccio dalla spalla. Scavalcarono un fosso - che puzzava di urina e birra - poi
svoltarono nell'ennesimo vicolo. Lui si ferm per un attimo, guard a destra e a sinistra, la
mano sempre sul braccio di Niela; lei sentiva il pulsare delle vene nel suo palmo.
All'improvviso risuon dietro di loro l'ululato crescente di una sirena, impossibile dire da
quale direzione. Con un tacito impulso, si arrampicarono sul muro pi vicino e si
lasciarono cadere in un cortile, dove un cane magro attaccato alla catena cominci a
ringhiare contro di loro. Niela non fece neanche in tempo a gridare che Josh apr con un
calcio una porta l vicino. Se la chiuse alle spalle, sbattendola, e vi si appoggiarono contro
esausti, ansimando, troppo sfiniti per parlare. Dentro era buio; una lunetta di vetro sopra
la porta lasciava entrare una lama di luce che si posava su un mucchio di sacchi. Erano in
una specie di magazzino. Josh allent la presa al braccio: era esangue. Istintivamente Niela
vi appoggi sopra la mano. Nella stanza non si udiva altro se non i loro respiri affannati.
Anche il ronzare degli elicotteri era cessato.
Cosa pensi che sia successo? La domanda sussurrata di Niela risuon stranamente forte
in quell'oscurit. Josh guard lei, poi l'orologio. Erano quasi le cinque. Erano nascosti l da
mezz'ora. Faceva caldo e mancava l'aria, e lui moriva dalla voglia di una sigaretta.
All'esterno, il cane abbaiava di tanto in tanto.
Non lo so. Qualche manifestazione finita male. Quelli erano elicotteri statunitensi.
Che sparavano sulla folla? La sua voce era incredula.
Non  mica la prima volta che accade ribatt lui serio. E non sar neanche l'ultima.
Niela si sedette pesantemente su un sacco e si strinse le ginocchia al petto. S, succedeva
anche a Mogadiscio. Ma i manifestanti tiravano gi gli elicotteri. Erano loro a sparare...
Si interruppe, non volendo o non potendo proseguire. Ora c'era paura nella sua voce.
Lui la guard. Niela aveva gli occhi spalancati, come se avesse timore di piangere. Dentro
di s, Josh sent qualcosa che cedeva, una rapida ondata di emozioni che non riusc a
contenere. Si inginocchi e allung una mano per toccarle il braccio dove l'aveva stretta
prima. Mi dispiace le disse quasi sussurrando. Ti ho fatto male? Niela scosse la testa,
ma le sue dita si chiusero sopra quelle di lui. Lui le si avvicin e la tir a s, facendole
appoggiare la testa sulla sua spalla. Sent il corpo di lei che si arrendeva. Stava tremando e
batteva i denti, malgrado il caldo. Lui premette le labbra contro i suoi capelli.  tutto a
posto. Siamo al sicuro qui. Niela annu, ma non disse niente, e premette ancora di pi il
viso contro la spalla di Josh. Lui inspir il profumo dei suoi capelli e li accarezz quasi
senza volerlo. Sent risvegliarsi in lui un forte desiderio. La sua mano scivol dai capelli
verso il collo. Le sollev il mento e la costrinse ad alzare gli occhi. Lei non protest.
Sbalordito per la propria audacia e per l'assurdit di quella situazione, la attir verso di s
e la baci. La bocca di Niela era calda e dolce, e sapeva leggermente del t che avevano
bevuto da Ali. S'interruppe per guardarla. Nell'ultima luce del giorno si distinguevano
solo i suoi occhi e i suoi denti, e Josh fu sopraffatto da qualcosa che non provava da anni.
Nella sua mente rivide la pelle liscia e color cioccolato delle sue gambe, le unghie con lo
smalto, la piccola cavit alla base del collo e le goccioline di sudore sul labbro superiore
che dovevano avere un sapore salato... infiniti dettagli che aveva registrato senza
nemmeno accorgersene nelle due settimane in cui l'aveva avuta accanto. Si rese conto che
ce l'aveva in testa dal momento in cui lo aveva piantato in asso all'aeroporto, il giorno del
suo arrivo.
La mano scivol lungo il braccio e si ferm sull'orlo del dirac. Lo tocc, quasi a chiederle il
permesso. Lei annu e lui le pos la mano sul ginocchio, facendola scivolare sotto per
accarezzare la pelle morbida e calda dell'incavo. Si spost per mettersi di fronte a lei. Le
sollev il dirac sulle cosce... un'altra richiesta? Lei rispose lasciando che glielo sfilasse
dalla testa. C'era troppo buio nel magazzino perch Josh riuscisse a vederla, ma le mani gli
comunicavano tutto quello che gli serviva sapere. La pelle di lei era liscia e umida, soda al
tatto. Il suo seno era morbido e pieno; quando glielo sfior, lei trattenne il fiato per il
piacere, e quel sospiro lo infiamm. Fu tenero con lei, avvertendo una timidezza che aveva
a che fare con il suo carattere, ma anche con la sua cultura. Entr piano nel suo corpo,
pensando di chiederle se non le dispiaceva... che domanda stupida! Lei non rispose, ma
Josh sent il suo corpo inarcarsi, un attimo prima che lui vi penetrasse completamente. Josh
gemette piano, affondando dentro di lei, nascondendo la faccia nei suoi capelli mentre
cominciava a perdersi. Le strapp un piccolo grido di piacere, e un altro, e un altro ancora.
Non gli sembrava di aver mai udito un suono pi dolce.
Niela sent il debole sfregare di un fiammifero mentre lui si chinava in avanti per
accendere una sigaretta. La punta incandescente brill nell'oscurit. Il silenzio intorno a
loro era una coperta scura e pesante. Josh si alz e tir fuori da qualche parte una piccola
torcia.
Proiett il fascio di luce intorno al magazzino, cercando qualcosa. Era nudo; Niela distolse
lo sguardo, ma non ce n'era bisogno: senza alcun imbarazzo, lui si avvi verso la porta,
trascinandosi dietro diversi sacchi di riso.
Li avevo notati prima le disse spingendoli contro la porta, uno dopo l'altro. Bene,
nessuno potr entrare. Torn da Niela e fin la sigaretta prima di accucciarsi accanto a lei.
Staremo qui fino all'alba, poi appena ci sar luce tenter di recuperare la macchina. Le
pass un dito sulla pancia. Credi di farcela a dormire?
Lei annu, troppo imbarazzata per parlare. Cerc di coprirsi con il dirac, ma faceva troppo
caldo. Josh le lasci la mano sulla pancia, a contatto con il suo corpo. Nel buio Niela
immagin la curva rigonfia dei bicipiti, la lucentezza della pelle abbronzata sulle spalle,
perfino il ciuffo scuro sotto le ascelle.
Provava un dolore profondo dentro di s, e ogni volta che ripensava a ci che era appena
successo si sentiva sul punto di piangere.
Il primo richiamo alla preghiera li svegli quando stava spuntando l'alba. Josh si mosse,
mormor qualcosa nei capelli di Niela, poi si alz. Nella luce crescente, lei lo osserv
mentre copriva il suo corpo bello e forte con jeans e T-shirt. Anche Niela si alz, indoss la
biancheria intima, si allacci il reggiseno dandogli le spalle e si infil il dirac dalla testa.
Una volta vestita, si volt verso Josh.
Lui la guard, e le sue dita le scivolarono sulla bocca, facendole socchiudere le labbra. Lei
rimase impietrita dal desiderio e dall'imbarazzo... sulle mani di Josh c'era ancora il sapore
del suo corpo. Immobile, concentr tutta se stessa su quel tocco. Lui si avvi verso la porta.
Spost i sacchi di riso e la apr guardingo. Entr una gradita ventata d'aria fresca. Le fece
un cenno e lei si avvicin. Non si erano detti una parola, ma la sensazione del distacco era
forte. Qualcos'altro era sparito insieme alla vista dei loro corpi nudi. Niela rimase in attesa
sulla soglia: la sua confusione era la stessa che leggeva sul viso di Josh.
42
Qualcuno aveva procurato una cassa di mandarini, un vero lusso. Satssuma li corresse
Nancy, compiaciuta. Ne porse un paio a Niela. Di, prendine qualcuno. Quando  stata
l'ultima volta che abbiamo mangiato della frutta fresca? E portane un po' anche a lui.
Mosse la testa in direzione di Josh. Non era un segreto che lui riservasse poco tempo e
poca pazienza agli altri tre membri della squadra. Sei l'unica con cui parla. Lanci
un'occhiata eloquente a Niela.
Lei avvamp. Grazie le disse mettendo mezza dozzina di satsuma nel davanti della T-
shirt. And verso Josh, accovacciato per terra, che discuteva con un muratore mentre gli
mostrava alcune imperfezioni nel muretto. Si interruppe sentendola arrivare e la guard
socchiudendo gli occhi. Tieni disse Niela porgendogli un paio di frutti. Gli altri
pensavano che ti avrebbero fatto piacere. Ne offr uno anche al muratore pieno di rughe,
che aggrott la fronte, lo prese e lo tenne delicatamente fra le mani rese ruvide dalla terra.
Shukran le disse, infilandolo rapidamente tra le pieghe del suo vestito.
Shukran ripet Josh sorridendo. La sua faccia si illumin. Niela trattenne per un
momento il respiro. Lui si alz e strapp via la buccia con i denti, rilasciando nell'aria un
odore acre e pungente. Per non mostrarsi troppo confusa, anche Niela ne prese uno e lo
morse. Il vecchio muratore si allontan, approfittando di quella pausa.
Niela si sedette sul muretto, di fronte a Josh.
Grazie per ieri le disse lui dopo un momento di silenzio. Le aveva chiesto di aiutarlo a
spiegare agli elettricisti che dovevano strappare uno dei circuiti che avevano installato.
Voleva che lo rifacessero di nuovo finch lui non fosse stato soddisfatto del risultato.
Faceva sempre ripetere le cose due 0 tre volte, aveva borbottato il capo elettricista, anche
se non parlava troppo sul serio.
Niela sorrise. Sono sicura di avere sbagliato qualche termine. Probabilmente stanno
installando contatori invece di interruttori.
Ne dubito. Hamzeh sa esattamente cosa fare. Sta solo cercando di mettere da parte
qualcosa, tutto qui. Poveraccio, lo farei anch'io!
Davvero? gli chiese Niela, incuriosita.
Certo. Sai quante persone deve mantenere?
Niela scosse decisamente il capo. Un paio di mogli? prov indovinare.
Tredici. Le sue mogli, i loro parenti, i parenti lontani. Fu lui ora a scuotere la testa. Alz
lo sguardo sul paesaggio roccioso verso nord. Aveva nove figli. Pensa un po', in un posto
come questo come diavolo fai a ricavare dalla terra abbastanza cibo per sfamare nove
bambini?
Non si tratta di numeri,  una specie di assicurazione disse semplicemente Niela. Uno
di quei nove si occuper di lui e delle mogli quando saranno anziani. Almeno uno.
Invece non lo fanno,  questo il problema. Se ne vanno tutti. Non gli  rimasto un solo
figlio qui, lo sapevi? Spariti dal primo all'ultimo. In citt, all'estero, Dio solo sa dove.
Niela lo guard un poco esitante. Ma con le guerre  sempre stato cos gli disse. Non
puoi aspettarti che le cose cambino da un giorno all'altro.
Certo che no, ma se non cambiano, quale sar l'alternativa? E Hamzeh  uno dei pochi
fortunati che ha trovato un lavoro. Quanti di quelli che vivono da queste parti possono
dire altrettanto?  questa la tragedia delle guerre, Niela. Non i campi profughi o i morti o
il lavoro inutile che facciamo noi.
Lei trasal sentendolo pronunciare il suo nome. Allora perch farlo se lo ritieni inutile?
gli chiese, intuendo che c'era qualcos'altro che voleva dirle, ma forse non poteva.
Qualcuno deve pur farlo.
Non devi essere per forza tu.
E chi altrimenti? La guard dritto negli occhi.
Niela si sorprese sentendo la rabbia montarle dentro. Noi siamo perfettamente capaci di
badare a noi stessi gli disse seccata. L'abbiamo sempre fatto.
Oh, ma figurati! Voi? Sai bene che... ehi, dove stai andando? Ehi!
Senza pensarci due volte, lei era scesa dal muretto e se n'era andata. Era stata invasa da
una furia sconcertante nella sua intensit. Proprio come il giorno in cui si erano conosciuti,
lui l'aveva irritata cos tanto che lei non era pi riuscita a pensare con lucidit.
Questa volta, per, lui la segu. Niela! Di, non intendevo dire che...
Lasciami in pace borbott lei, troppo arrabbiata per potei parlare.
No. Josh la raggiunse e le prese la mano. Con la coda dell'occhio Niela si accorse che i
suoi colleghi li stavano osservando e, senza dubbio, si stavano facendo delle domande. Lui
la costrinse a fermarsi e a voltarsi, per guardarlo in faccia. Mi dispiace. L'ho detto nel
modo sbagliato.
E in quale altro modo sarebbe stato meglio? Con compassione?
Intendevo solo...
So esattamente cosa intendevi. Credi che sia stupida?
Certo che no. Non sto dicendo questo...
Allora cosa stai dicendo?
Segu un silenzio carico di rancore mentre si guardavano in cagnesco. Il viso di Josh era
cupo per una qualche emozione che lei non riusciva a capire: non rabbia... anche se c'era
anche quella. Niela sgran gli occhi. La mano di Josh le stringeva ancora l'avambraccio. La
lasci andare all'improvviso, ma, prima che lei potesse reagire, la attir a s e la baci con
passione. Niela cerc di divincolarsi, ma lui la stringeva forte. Il suo odore le inond i
sensi: era il profumo di sapone e dopobarba che le ricordava suo padre quando si sedeva a
tavola per la colazione. Niela premette la faccia contro il suo petto. Sent che Josh le
appoggiava la mano sulla nuca, sotto i capelli.
Tutte le sue resistenze svanirono; era rimasto solo il desiderio che aveva di lui.
Vieni le sussurr Josh all'orecchio.
Cominciarono a camminare, la mano di lui sempre affondata dentro l'intrico dei suoi
capelli. Dietro di loro, i colleghi cominciarono a chiacchierare animatamente.
La stanza di Josh era fresca e buia; le tende erano tirate per proteggerla dal sole. Lui chiuse
la porta con un calcio e accompagn Niela verso il bordo del letto. Si sedette, attirandola
contro di s, ma lei rimase in piedi, tutto il suo corpo sospeso e tremante sotto il tocco delle
sue mani. Josh le sollev la T-shirt e sprofond la faccia nell'incavo del suo seno. Le baci
il piccolo rilievo dell'ombelico, ispezionandone ogni fessura con la lingua, poi alz lo
sguardo su di lei. Niela ne comprese il significato e sent cedere le ginocchia. L'umidit
delle lacrime che le bagnavano le ciglia era la stessa che si stava creando dentro di lei, gi
nel punto in cui le dita di Josh la stavano toccando e accarezzando. Prov un'altra sfrenata
ondata di piacere quando la sua mano le sfior i capezzoli, uno dopo l'altro. Entr in lei
piano, senza mai distogliere lo sguardo dal suo viso. Niela si perse completamente... una
sensazione simile all'affogare, al soffocare, ma nel piacere, non nel dolore.
Dopo l'amore, lui fum, inspirando a fondo nei polmoni e poi espellendo piano il fiato, e
continu a guardarla attraverso le palpebre socchiuse, una mano posata sul suo ventre,
accarezzando il punto che prima aveva baciato. Niela era sdraiata immobile, tutte le sue
sensazioni concentrate nella parte inferiore dell'addome, mentre la pelle fremeva ancora
sotto il suo tocco. Dopo aver spento la sigaretta, Josh si appoggi su un gomito per
guardarla meglio, il corpo nascosto sotto il lenzuolo. Niela sentiva la dolce pressione delle
sue braccia intorno alla vita. La tenne stretta cos per qualche istante, poi le pos una mano
sul fianco con un gesto che significava "rimani qui". Lei stette sdraiata accanto a lui, non
sapendo cosa dire, fare o provare. Nel giro di due settimane se ne sarebbe andata e non si
sarebbero pi rivisti. Un'avventura. Niente di pi. Sapeva che, nell'attimo in cui lei
sarebbe ripartita, lui avrebbe gettato alle proprie spalle quella storia. Ma lei non poteva,
non ci sarebbe mai riuscita. Per alcuni brevi, vertiginosi istanti, Niela l'aveva stretto fra le
sue braccia e aveva avuto la sensazione di essere stata ammessa in un luogo che in
qualsiasi altra circostanza lui avrebbe nascosto e protetto. Quell'emozione l'aveva stordita
e, al tempo stesso, le aveva lasciato la voglia di provarla ancora.
43
JULIA
Londra, gennaio 1997
Bene, bene. Guarda un po' se questa non  la signorinella Julia Burrows. Avevo sentito
dire che lavori qui. Julia si immobilizz. La voce arriv da dietro, causandole un brivido
di avversione che scese lungo la schiena. Signorinella Julia Burrows! Aaron Keeler. Chi
altri?
Si volt lentamente, stringendo la sua pila di libri. Ah, sei tu. Avevo sentito dire che tua
madre ti ha trovato un lavoro. Si accorse della smorfia di disappunto sul volto di lui.
Ora, se non ti spiace gli disse gelida ho da fare.
Oh, non sar certo io a fermarti. La voce di Aaron era altrettanto gelida.
Non preoccuparti, lo so bene gli disse Julia sopra la spalla mentre si allontanava lungo il
corridoio, resistendo alla tentazione di lanciargli un libro in testa. Urgh! Serr la mascella
mentre premeva il pulsante per chiamare l'ascensore. Il tempo non aveva affatto diminuito
la tensione fra loro. Si augur di non avere molto a che fare con lui. Premette pi forte il
tasto, con impazienza, desiderando che fosse la testa di Aaron. Oppure un suo occhio.
Andavano bene entrambi, non era troppo esigente.
Nei giorni seguenti sembr che le sue preghiere fossero state esaudite. A parte qualche
volta in cui lo aveva visto di sfuggita in fondo al corridoio, non si incontrarono pi. Julia
era sollevata. Alla fine della prima settimana riusc persino ad aprire la porta di ingresso
senza chiedersi se lui sarebbe stato no dall'altra parte.
Stava appena cominciando a rilassarsi quando, un luned mattina, Harriet Peters le diede
una notizia che la colp come un fulmine a ciel sereno. Si era fermata nell'ufficio di Julia
per discutere l'imminente revisione di un processo, programmato per il mercoled
seguente. Anche se tecnicamente era ancora una causa di Harriet, sarebbe stata Julia, per la
prima volta, a presentare le proprie indagini e argomentazioni. Harriet la inform che
anche Aaron Keeler era stato invitato a presenziare, insieme a Gerald Starkey e a un paio
di altri soci senior. Per Julia sarebbe stata una bella occasione.
Aaron Keeler? E cosa diavolo verrebbe a fare? domand Julia, rendendosi conto della
sua voce acuta.
Harriet la guard sorpresa.  una cosa di routine le rispose aggrottando la fronte.
Anche a te verr chiesto di farlo noi prossimi mesi. Chiediamo a tutti gli avvocati junior
di assistere alle cause dei colleghi. Oltretutto, Keeler  un bravo procuratore legale e potr
dare il suo punto di vista sulla causa.
Julia rimase zitta. Il pensiero di sedersi di fronte ad Aaron Keeler mentre esponeva le sue
argomentazioni bastava a farle venire la nausea. Va bene mormor nel tono pi gentile
che riusc a fingere. Harriet fece una smorfia, ma non comment. Julia chin la testa sui
suoi appunti, avvampando per l'indignazioni"
Non appena entr nella sala del consiglio di amministrazione e lo vide seduto l, con
un'espressione annoiata ma compiaciuta, Julia cap che la riunione non sarebbe andata
bene. Prese posto a capotavola, con il cuore che le batteva forte e le mani sudate Non si
sentiva cos nervosa dai giorni del Balliol. Harriet deline brevemente la causa e poi pass
la parola a Julia. Lei cerc di non guardare Aaron, ma le risultava difficile. L'aveva colpita,
per l'ennesima volta, come tutto sembrasse far parte di un gioco. Keeler interpretava bene
il suo ruolo, grazie all'aspetto e all'accento. Aveva tutte le qualit giuste: bello, intelligente
quanto bastava, di buona famiglia e straordinariamente bene introdotto. Era tutto ci che
gli serviva. La differenza maggiore tra lei e Aaron Keeler era la sicurezza in se stessi: lui ne
aveva troppa, lei troppo poca.
Julia? Harriet la stava guardando impaziente.
Julia trasal e si sent arrossire.
...  tutto disse con un filo di voce dopo un quarto d'ora. Si sedette di scatto,
maledicendosi. Adesso era il momento che parlassero gli altri.
"Grazie mille, Aaron, molto interessante. Bene, che ne pensi Julia? Gerald Starkey si
appoggi allo schienale della poltrona non appena Aaron ebbe concluso il suo intervento.
Julia si morse la lingua. Ora che era arrabbiata, non voleva sembrare una casalinga
frustrata a causa della sua voce stridula. Fece un profondo respiro. Aaron aveva torto.
Cosa c'entrava il fatto che la figlia maggiore della loro cliente fosse emotivamente
coinvolta? A essere sotto processo era la madre per avere ucciso il marito, non la figlia. In
quel caso, non aveva alcuna importanza. Da tutte le deposizioni risultava che il padre
aveva reso la vita della figlia un inferno: lei sarebbe stata il testimone perfetto. Io ritengo
disse soppesando bene le parole che Aaron si sbagli. Amanda Taylor  s una persona
emotiva, ma pensate a quello che ha passato. Gary Manning non si limitava ad abusare
della moglie. Amanda ha vissuto esperienze terribili. Credo che possa essere una
testimone decisiva.
Sono d'accordo con te, Julia disse uno degli altri soci anziani. Credo sia un rischio che
possiamo permetterci di correre. Guard i suoi colleghi.
Aaron si strinse nelle spalle e fece un sorrisetto a Julia. Res ipsa loquitur disse. "La cosa
parla da s."
A Julia salt la mosca al naso. Qui habet aures audiendi, audiat replic senza battere
ciglio. "Chi ha orecchie per intendere, intenda."
Giusto, ci sono altre questioni? si affrett a intervenire Michael Parks. No? Bene. Allora
direi che  tutto per la riunione di questa settimana.
Julia usc dalla stanza senza guardare Aaron. Coglione. Ma chi si credeva di essere?
44
I suoi tacchi echeggiavano rumorosamente mentre attraversava la Great Hall del tribunale
diretta verso l'aula. Julia aveva lo stomaco sottosopra per la tensione. Sarebbe stata la sua
prima udienza davanti a un giudice. Aveva passato i tre giorni precedenti a ripetere di
continuo le sue argomentazioni, facendo pratica di fronte allo specchio o alle sue
coinquiline, davanti ai colleghi e agli amici... non ne poteva pi nessuno. Adesso era
pronta. Si ferm un attimo prima di entrare in aula e lanci un'occhiata al fregio sopra la
sua testa. la legge del saggio  fonte dI Vita. Facendo un profondo respiro, apr la porta ed
entr.
Cominci abbastanza bene. Quando arriv il momento di chiamare a deporre Amanda
Taylor come suo teste principale, Julia si sentiva tanto sicura da arrischiare un sorriso alla
giuria. Ma non appena vide l'espressione della ragazza, cominci a nutrire dei dubbi.
Amanda entr in aula guardando fisso davanti a s, come se avesse paura a girare il volto
a destra o a sinistra. Julia le lanci un'occhiata nervosa. Avrebbe dovuto incrociare lo
sguardo con la madre o con i suoi due avvocati, no? Le sue labbra avevano una piega
ostinata che Julia non aveva mai notato prima. Cerc di attirare la sua attenzione, ma non
ci riusc.
Signorina Taylor, si vuole accomodare? Il giudice Holmes, dalla sua posizione elevata,
guard in basso con aria grave. Recit la formula di routine. Giura di dire...
La voce di Amanda era piatta e impassibile; continuava a fissare davanti a s, evitando le
occhiate di preoccupazione della madre. Julia cominci a sentire una fitta di panico allo
stomaco. Cosa le  successo? bisbigli Chris Barnes, uno degli altri avvocati del processo.
Non lo so rispose Julia sempre a bassa voce, guardandosi intorno. Ma c' qualcosa che
non va.
Sembra quasi che sia drogata.
Merda, ci manca solo quello disse Julia in tono cupo. Guard dall'altra parte dell'aula.
Doug Rattery, il suo omologo per l'accusa, aveva un'aria decisamente contenta. Il terrore
cominci a impossessarsi di lei. Stava per succedere qualcosa... se lo sentiva. Raccolse i
suoi appunti e si avvicin al banco dei testimoni. In quel momento, Amanda lanci
un'occhiata alla madre. Dopo averla interrogata per qualche minuto, Julia cap che cos'era
successo. Amanda Taylor l'aveva ingannata. Aveva ingannato tutti. La sua espressione,
mentre guardava la madre, era di trionfo, non di disperazione.
Non capisco disse Julia quando fu tutto finito, afferrando la borsa e le cartelline e
correndo verso l'uscita. I giornalisti l'avrebbero aspettata fuori... le ultime persone al
mondo che aveva voglia di vedere. Non riesco proprio a capire!
Quando  stata l'ultima volta che hai parlato con lei? Chris le correva dietro, gi senza
fiato.
Venerd. Non c'era niente di strano... niente. Julia stava riflettendo freneticamente. La
deposizione di Amanda, lungi dall'essere decisiva per la difesa della sua cliente, aveva
praticamente decretato il suo destino. La sua stessa madre? Julia non poteva crederci. Le
risposte di Amanda alle domande che avevano ripetuto pi e pi volte erano state a dir
poco sbalorditive. No, lei non aveva mai visto il suo patrigno picchiare la madre. No, non
c'erano storie di violenza in famiglia. Sua madre era una bugiarda, lo era sempre stata.
Tradiva anche il patrigno, aveva gi un altro. Pi probabile che fosse stato l'amante a
picchiarla. Julia ascoltava con un crescente senso di incredulit e di rabbia quelle bugie che
uscivano dalla bocca della giovane donna. Erano tutte stronzate! E perch erano uscite
solo in quel momento? Perch lei non era riuscita a prevederlo? In quel momento ebbe una
fugace, sgradita visione dell'espressione di Aaron Keeler alla riunione quella mattina.
"Non voglio fare lo snob" le aveva detto indicando i documenti che Julia aveva presentato
"ma questi tipi... Dio solo sa che cosa succede in quella casa. C' dell'altro fra il patrigno e
Amanda Taylor oltre a quello che salta all'occhio, te lo garantisco." Mentre attraversava
Great Hall, diretta verso l'uscita degli avvocati - con un po' di fortuna i giornalisti si
sarebbero assembrati fuori dall'ingresso principale -, Julia prov un terribile senso di
nausea. Aaron aveva ragione... Ma come diavolo faceva a saperlo? E come aveva fatto lei a
non capirlo?
Qualche ora dopo, da sola nella tranquillit dello studio, Julia era ancora incredula. Aveva
rifiutato tutti gli inviti a unirsi al resto della squadra nel pub di fronte al tribunale ed era
tornata invece nel suo ufficio. Aveva chiuso la porta e vi si era appoggiata contro per un
minuto, resistendo alla tentazione di mettersi a piangere. Tre settimane di lavoro buttate
via. A causa di una ragazza sciocca e immatura che si era invaghita del suo patrigno... o
peggio. Julia sapeva che alla fine la verit sarebbe venuta fuori, ma, al momento, non
riusciva assolutamente a capire i motivi dell'improvviso voltafaccia di Amanda. Si era
sfilata la giacca e aveva lanciato via le scarpe. Allung una mano dietro la scrivania per
prendere la bottiglia di Chteau Faugres che le aveva regalato Dom l'ultima volta che era
venuto a trovarla e tir fuori un bicchiere. Si lasci cadere sulla sedia e guard assente la
fotografia dei suoi genitori appoggiata sulla scrivania.
Stava per buttare gi il primo sorso quando bussarono allo porta. Pos il bicchiere,
accigliandosi. Cosa volevano ancora? Probabilmente era Chris, che provava per l'ultima
volta a convincerla a seguirli. Si alz, attravers l'ufficio a piedi scalzi e spalanc la porta.
Non era Chris. Era Aaron Keeler.
Ascolta esord lui senza preamboli, tenendo le mani alzate davanti alla faccia in un finto
gesto di sconfitta. A Julia riboll il sangue. Era venuto l per ridere di lei. So che  tardi...
Che diavolo vuoi? lo interruppe lei, seccata di aver perso il vantaggio dei tacchi, e
costretta ad alzare ancora di pi la testa per guardarlo negli occhi.
Niente, sono solo venuto a vedere come stai. Ho incontrato gli altri all'Eagle e Chris mi
ha detto che eri qui. La guard con un'espressione che certo non era di scherno... per una
volta sembrava sincero.
Sto bene disse Julia a denti stretti. Indic il bicchiere sulla sua scrivania. Una favola.
Vino, cracker e formaggio in frigorifero. Un party come si deve. Quindi puoi tornare
all'Eagle e riferirlo a tutti, okay?
Ci fu qualche secondo di silenzio, in cui si fissarono. Santo cielo, ma perch sei sempre
cos dannatamente sulla difensiva? le chiese Aaron.
Julia fu presa alla sprovvista. Sulla difensiva? Io?
S, tu. Mi parli come se volessi accoltellarmi da un momento all'altro.
Io... non  vero.
S, invece. Sai che  cos. Ascolta, se sei ancora arrabbiata per le storie di Oxford...
Non sono arrabbiata si affrett a interromperlo Julia. Non le piaceva la piega che aveva
preso la conversazione, n gradiva rimanersene l a piedi scalzi a guardare il suo viso
dannatamente attraente... si sarebbe presa a calci solo per averlo pensato, ma era un fatto
innegabile. Quando lui non era accigliato o sopraffatto dalla boria, era impossibile non
notare la sua bellezza sensuale, efebica. Si ritrov a fissare la peluria bionda che gli copriva
l'avambraccio e i peli pi scuri che sfuggivano dal colletto della sua camicia. Si era
allentato la cravatta e arrotolato le maniche; vedendolo in piedi, con un braccio appoggiato
allo stipite della porta, prov un senso di vertigine che le fece quasi perdere l'equilibrio.
C'era qualcosa di rassicurante nella sua presenza... Julia fu travolta da un'ondata di
desiderio, dolce e inaspettata, cos violenta che dovette voltarsi e tornare alla scrivania. S,
era proprio bello. E uno stronzo.
Sai di cosa parlo. Lui la segu dentro l'ufficio. Io mi sono dimenticato tutto, non ti
preoccupare.
Io dovrei preoccuparmi? Julia era senza parole. Che arrogante!
 successo secoli fa, Julia. Hai intenzione di avercela con me per sempre?
Il tono implorante della sua voce la rese incapace di ribattere. D'un tratto, mentre si
guardavano, Julia si rese conto di quanto le battesse forte il cuore. Era cambiato qualcosa;
c'era una tensione nuova nell'aria. Lui aveva sconvolto gli equilibri fra di loro. Lei doveva
dire qualcosa per spezzare quel silenzio Qualunque cosa. Io... non si tratta di Oxford si
affrett a dire, infilando le scarpe che erano finite sotto la scrivania.
Allora cos'? So che non mi sopporti. Merda, Julia, lo sanno tutti. Non l'hai certo tenuto
segreto.
Io... Le manc la voce. Proprio ora che aveva l'opportunit di spiegargli che cosa la
irritava in lui, non aveva pi il coraggio di farlo. Lei, che non aveva paura di niente! 
che...
Rimasero zitti per qualche secondo. Lui continu a fissarli con quei profondi occhi azzurri,
quasi viola. ... cosa? la sollecit in tono gentile.
Con orrore, Julia sent il familiare sapore salato delle lacrimo sulle labbra. Si port una
mano sul viso, mortificata per quella sua reazione, e cerc di controllare la voce. Io... Si
interruppe e si volt. Non sopportava che lui la vedesse piangere.
Era troppo tardi. D'un tratto lui le fu accanto. Julia intu, pi che sentire, la pressione della
sua mano sulla spalla. La tentazione di appoggiare la testa sul suo petto era irresistibile.
Ehi le disse lui piano. Hai solo perso una causa. Non sar mica l'ultima volta, sai?
Anche per una come te.
Julia scosse la testa. Non  per la causa disse con voce strozzata, odiandosi per essere
cos debole.
Allora cos'? Aveva ancora una mano sulla sua spalla, ma il suo tocco era premuroso,
disinteressato, come se stesse cercando di sondare il suo stato d'animo. La fece voltare
lentamente, finch non furono l'uno di fronte all'altra. Cos', Julia? le ripet piano
all'orecchio. La domanda penetr la superficie dei suoi pensieri. Come faceva a
spiegarglielo? Come poteva dirgli che nessuno le aveva pi messo una mano sulla spalla
in quel modo da quando suo padre era morto? Che i suoi genitori le mancavano pi di
quanto riuscisse a esprimere? Che quello - l'ufficio, il lavoro, la causa, la sua reputazione -
era tutto per le uniche due persone che non ne avrebbero mai saputo niente? Cerc di
parlare, ma la voce le mor in gola. Non riusciva quasi a respirare. Confusa, si volt
dall'altra parte.
Lui sollev la mano dalla sua spalla, lasciandovi una traccia del suo tocco. Senti, mi
dispiace le disse voltandosi anche lui. Non volevo essere invadente...
Non c' problema lo interruppe Julia, sforzandosi di controllare la voce. Sto bene. Hai
ragione,  solo per via... della causa.
Succede.
Lei lo guard. Si era allontanato di qualche passo permettendole di scuotersi dall'influenza
pericolosa del suo fascino. Cerc di dominare le proprie emozioni. Aaron aveva scatenato
in lei una serie di desideri sconosciuti, che non sapeva come controllare. Era un territorio
del tutto inesplorato e lei non vi era preparata. Io... sto bene balbett.
Se lo dici tu. La sua voce era indifferente. Era sparito di nuovo dentro se stesso. Apr la
porta, le lanci un ultimo, rapido sguardo imperscrutabile, poi la porta si richiuse alle sue
spalle.
Julia si port le mani sul viso. Si sentiva accaldata. Era andata vicinissima a qualcosa a cui
non riusciva neanche a dare un nome. Afferr il bicchiere di vino e lo butt gi in un sorso
solo.
...
Quinta parte
45
JULIA
Londra, febbraio 1997
Proprio come in passato, nei giorni e nelle settimane che seguirono a quello strano
momento di intimit con Aaron Keeler, Julia si ritrov confusa e disorientata. Non riusciva
a spiegarlo nessuno, tanto meno a se stessa. Non era successo niente, eppure tutto era
cambiato. All'improvviso si era accorta di lui in un modo che la rendeva nervosa. Quando
lo vedeva camminare in corridoio o sentiva la sua voce dall'altra parte del tavolo a una
riunione, le sembrava che l'aria intorno a lei cambiasse, che la pressione atmosferica
precipitasse o la temperatura mutasse repentinamente. Come ovvio, lui pareva non
accorgersi di nulla, n dava il minimo cenno che ci fosse qualcosa di diverso. Invece Julia
si sentiva come se le fosse stato offerto qualcosa di raro e prezioso, sottrattole prima che lo
potesse afferrare.
 terribile disse a Dom al telefono quando non ne pot pi di rimuginarci sopra da sola.
Non so cosa mi abbia preso. Sono sciocca, lo so, ma non posso farci niente.
Ma se lo hai sempre detestato protest Dom.
E lo detesto ancora. Be', ecco... non  che lo odi proprio...
Oh, smettila, certo che lo hai sempre odiato.
Immagino di s.
Immagini? Cosa diavolo ti  successo, Burrows? Aspetta, non dirmi che... hai...? Voi due
avete...?
Certo che no! Non essere stupido.  solo che lui... dopo che ho perso la causa Taylor, lui
 passato dal mio ufficio e abbiamo parlato un po', tutto qui.
Burrows. La voce di Dom era perentoria. Cos' che non mi dici?
Niente, te lo giuro!  solo che lui era diverso. Non so dirti perch.
Oddio. Voi donne. Incredibile. Siete tutte uguali, cazzo!
Oh, Dom disse Julia con un filo di voce per il magone Non  come pensi. Si diede
della stupida per avere anche solo pensato di affrontare l'argomento con Dom... ma
sembrava che non gli importasse.
Poi non venirmi a dire che non ti avevo avvertita. Ora devo andare. Qualche servo mi sta
aspettando per mostrarmi quel dannato giardino. Quando ci vediamo?
Julia all'improvviso ebbe nostalgia della pace e degli spazi di Hayden Hall. Potrei...
potrei venire questo weekend? gli chiese soffiandosi il naso.
Ma certo, tesoro mio le disse Dom, la voce tornata gentile. Devo passare a prenderti in
stazione?
S, grazie.
Affare fatto. Vieni con il primo treno, cos abbiamo anche tutto il sabato per stare
insieme.
Grazie, Dom.
Abbi cura di te, Burrows. Lo sai che stai per entrare nell'Ade, vero?
S rispose Julia a bassa voce.
Tanto vale che ci entri preparata. Faresti meglio a parlare con mia madre. Ci vediamo
sabato.
Ogni volta mi dimentico di quanto sia bello qui disse Julia il sabato successivo
scendendo dalla macchina di Dom. Si strinse nelle braccia e si gir a guardare i giardini.
So che lo ripeto sempre, ma non riesco a immaginare che cosa si provi a possedere tutto
ci.
Una vera rottura di palle rispose Dom prendendo la piccola borsa da viaggio di Julia dal
sedile posteriore. Vieni. Mio padre non c',  a Londra per il weekend. Mia madre invece
 qui, e non vedeva l'ora che tu arrivassi.
Carissima Julia! Che bello vederti. Lady Barrington-Browne
si alz non appena loro entrarono in salotto. Prese le mani di Julia e gliele strinse forte.
Dominic mi ha detto solo luned che saresti venuta... avrebbe dovuto avvisarmi prima!
Avrei potuto organizzare qualcosa, una cena o almeno un pranzo.
Oh, mamma,  l'ultima cosa di cui hanno bisogno i cuccioli che soffrono le pene d'amore
disse Dom guardandola con affetto. E anche se le ho detto che ha il permesso di parlare
con te, intendo monopolizzarla per tutto il weekend. Vi concedo un'ora, non di pi,
d'accordo? Controll l'orologio. Faccio un salto ai cottage. Devo vedere il signor
McFayden per quella troupe che deve venire.
Una troupe? Julia lo guard con aria interrogativa.
Oh,  una cosa sgradevole intervenne Lady Barrington-Browne, alzando gli occhi al
cielo. Dominic pensa invece che ne valga la pena. Dal punto di vista economico, intendo.
Io invece credo che sia una seccatura terribile. Staranno qui per settimane. Vi ricordate gli
americani dell'estate scorsa? Santo cielo.
Mamma, basta lamentarti. Dom la fulmin con lo sguardo. Sono loro che pagano. E
anche generosamente, potrei aggiungere. Adesso devo scappare, torner a prendere Julia
fra un'ora. Approfittatene. Fece l'occhiolino all'amica e scomparve.
Lady Barrington-Browne guard Julia con affetto. Vieni a sederti vicino a me, mia cara,
voglio sapere tutto della tua vita a Londra. Immagino sia molto eccitante.
Julia sorrise. Lady Barrington-Browne faceva parte di una generazione che considerava
Londra un disagio necessario. Possedeva un sontuoso palazzo in centro, come la maggior
parte dei loro vicini aristocratici, ma a lei davano fastidio il traffico e il rumore della
grande citt. Era di sicuro pi felice nella sua tenuta in provincia. "Molto pi civilizzata,
non credi?" Julia non sapeva mai cosa risponderle. Non era stata in campagna finch Dom
non aveva cominciato a invitarla a Hayden. Per lei, prima, significava qualche passeggiata
sulle colline intorno a Newcastle o una gita di un giorno verso il mare. L'idea di abitare in
campagna era inconcepibile per Julia, come probabilmente lo sarebbe stata per lady
Barrington-Browne quella di abitare a Newcastle. No, non  molto eccitante, purtroppo
le rispose in tono di scusa.
Che peccato! Non vedevo l'ora di spettegolare un po'. Come sai, anch'io non sopporto
molto quel posto, ma mi piace sapere le ultime novit.
 quasi esclusivamente lavoro disse Julia. Non c' molto tempo per il resto.
Oh, voi giovani... Avete in testa solo il lavoro. Ai miei tempi le cose erano diverse,
lasciatelo dire. Hai voglia di un t con qualche dolcetto? Chiedo a Fowler di portarcelo.
Hai un'aria cos smunta, tesoro. Bella come sempre, naturalmente, ma un po' sciupata. Su,
tesoro... raccontami tutto. Si tratta di un uomo, vero? Santo cielo, lo sospettavo.
La tentazione di parlare con qualcuno - specie con un'altra donna - era grande. Quando
Julia aveva sedici anni, il rapporto con sua madre aveva appena cominciato a cambiare ed
era stato interrotto nel modo pi crudele possibile. Adesso che era una donna adulta, sua
madre le mancava terribilmente. Non c'era nessuno a cui rivolgersi per chiedere aiuto o
consiglio, nessuno con cui condividere le emozioni e le sofferenze della vita e, peggio
ancora, nessuno che la ascoltasse. Fortunatamente per entrambe, lady Barrington-Browne
era una donna saggia ed esperta. Con pazienza, lasci che Julia si sfogasse.
 molto semplice, mia cara le disse quando ebbe finito di raccontare. Sei innamorata.
Non dico che lo ami davvero... e come potresti? Lo conosci appena. Ma c' attrazione ed 
questo che importa.
Ma... ma non pu essere balbett Julia. Lo odio da quando lo conosco.
Oh, sciocchezze. Amore, odio... sono praticamente la stessa cosa, se vuoi sapere come la
penso. No, il fatto  che hai incontrato uno che ti tiene testa. Molto pericoloso, soprattutto
per una donna. Quello che ti serve, mia cara ragazza, se vuoi avere una vita facile,  una
persona molto pi debole di te. Se non  cos, be', questo  tutto un altro paio di
maniche... Alz le mani in un gesto di impotenza.
Che cosa intende?
Gli uomini sono creature semplici, Julia. Cercheranno continuamente di convincerti del
contrario, ma la verit, temo,  che sono istintivi e abitudinari. Il problema siamo noi. Noi
donne complichiamo tutto. In particolare la vostra generazione. Le richieste! Si port una
mano alla gola. Impossibili!
Quali... quali richieste? Julia era davvero sconcertata.
Oh, devono essere premurosi oltre che forti. Bravi ad ascoltare f bravi a parlare. Leggo le
riviste, sai. Il problema  che non si pu avere tutto. O sanno parlare o sanno ascoltare;
raramente si incontra un uomo che sappia fare entrambe le cose. E il tuo... com' che si
chiama? Aaron... lui, secondo me,  il prodotto di due genitori eccellenti. Quel povero
ragazzo si sta sforzando di essere all'altezza delle loro aspettative. Che stress. Ma dagli
tempo, mia cara ragazza. Torner in s presto. Devi solo avere pazienza e aspettare.
Aspettare? Cosa?
Lady Barrington-Browne sembr sorpresa da quella domanda. Che lui faccia la prossima
mossa, naturalmente. Ci deve arrivare da solo. Lo so che tu sai che cosa sta succedendo fra
voi due. Ovvio, sei una ragazza molto intelligente, Julia. Ma non esserlo troppo, per
piacere. Potresti spaventarlo.
Ma io non sto cercando di adescarlo protest Julia.
Certo che no, che pensiero terribile. Eppure, da quello che mi hai detto, gli uomini come
Aaron non spuntano come funghi, no? Abbi pazienza, mia cara. Ora facciamo preparare il
t?
Malgrado pi tardi, quel pomeriggio, avesse riso con Dom a proposito di quella
conversazione, Julia si sent pi calma dopo avere parlato con lady Barrington-Browne.
 davvero molto acuta gli disse mentre passeggiavano verso il lago ai piedi della collina.
La pallida facciata in pietra della casa si dissolveva nella nebbia del tardo pomeriggio,
proprio mentre il crepuscolo cominciava a rendere indistinta la superficie dell'acqua.
L'aria era fredda e Julia si avvolse la sciarpa intorno al collo, poi prese Dom sottobraccio.
Mi sorprende sempre.
S,  vero convenne lui. Voglio dire, sospetto che sapesse di me ancora prima che me ne
rendessi conto io. Non che me ne abbia mai parlato, naturalmente.
Le dispiace?
Dom rimase zitto qualche istante. Non lo so. Certo, le sarebbe piaciuto vedermi sistemato
con una bella ragazza della zona e tanti eredi... ma, al tempo stesso, ha sempre desiderato
che io fossi felice.
E credi che i tuoi genitori siano felici?
Vanno d'accordo. Mia madre direbbe che non  una domali da importante. A lei piace
stare qui a Hayden,  questo che la rende felice.
Sembra tutto... non so, molto pi semplice per loro, in qualche modo.
No, hanno anche loro dei problemi. Credo solo che non diano troppa importanza alla
felicit. Voglio dire, ci sono i doveri e le responsabilit e tutto il resto. Secondo te, perch io
ho rinunciato a una carriera di avvocato? Credi che amministrare Hayden House mi renda
felice? Assolutamente no. Ma  una mia responsabilit e, senza voler sembrare
insopportabilmente nobile, c' una certa soddisfazione in ci.
Julia rimase zitta. Come spesso accadeva quando andava a trovare Dom, sentiva che la
casa e il peso della sua storia fossero una presenza tangibile. Guard la fila di alberi
sull'altra sponda del lago. La strana timidezza che pareva contraddistinguere la loro
amicizia si ripresent, e lei trov difficile rispondere. Il suo mondo era stato messo a
soqquadro dopo l'incontro inaspettato con Aaron Keeler, ma la visita a Hayden le aveva
ridato equilibrio. Strinse il braccio di Dom con un improvviso slancio di affetto. Di,
vediamo chi arriva prima in fondo!
46
NIELA
Londra, febbraio 1997
Fa' attenzione, cara. La commessa le sorrise e le porse il sacchetto. Sta ancora piovendo,
vero?
Niela annu. Da stamattina disse facendo una smorfia. Sembra che non voglia proprio
smettere.
Oh, lo far. Proprio quando pensi di aver dimenticato com' il sole, spunta fuori di nuovo.
Vedrai.
Lo spero. Pag la spesa e usc dal negozio. Apr l'ombrello e affrett il passo in strada.
La commessa aveva ragione, su una cosa almeno: lei si era dimenticata com'era il sole. Era
tornata da Gibuti da sei settimane e non aveva sentito una parola da Josh. Non una sola
telefonata n un messaggio... niente. Era come se non si fossero mai incontrati. Come se
non fosse successo nulla. Forse era cos? Pens con un misto di incredulit e imbarazzo
alle tre notti che avevano trascorso insieme. Perch mai si era illusa che per lui significasse
qualcosa? Era stata un'esperienza piacevole, certo... il suo corpo l'aveva espresso
chiaramente, ma non le sue parole. Poteva dirsi indimenticabile? Non era colpa di Josh se
Niela trovava impossibile scordare la sensualit che era riuscito a risvegliare in lei.
"Sar meglio che te la scordi" era stato lo spietato commento di Anna quando era stato
evidente che non ci sarebbe stato un seguito. "Queste cose possono divorarti, credimi. Non
pensarci pi. Dimenticalo." Niela l'aveva guardata con un'espressione di intontito
scetticismo. Dimenticarlo? E come poteva? Ma mentir i giorni si trasformavano in
settimane e il silenzio diventava pi profondo, non aveva avuto altra scelta che concordare
con Anna. Dimentica Gibuti. Dimentica tutto.
Apr la porta di casa. Il profumo della cena della sera prima aleggiava ancora nell'aria.
Port la spesa in cucina e spalanc la finestra: la pioggia formava una cappa grigia. Era
febbraio, ancora due mesi di notti lunghe e giorni passati in casa. L'aria umida e fredda
appann il vetro. Ripose nel piccolo frigorifero il latte, il pane e lo yogurt. L'appartamento
era silenzioso, persino i vicini, le cui litigate rumorose filtravano attraverso i muri,
tacevano. Pieg il sacchetto di plastica, con gesti lenti e precisi, e lo sistem sotto il
lavandino. Guard l'orologio alla parete. Erano quasi le otto di sera, quindi quasi
mezzanotte a Gibuti. Pens a lui come d'abitudine. Si domand che cosa stesse facendo in
quel momento... era ancora al campo? Non no aveva la minima idea. Aveva raccontato
cos poco di se stesso, dove sarebbe andato e quale posto chiamasse casa. Sapeva che i suoi
genitori vivevano a Londra, ma non sapeva di preciso dove. Dopo Gibuti, lui avrebbe
probabilmente accettato un altro incarico da qualche parte in Africa o nel Medio Oriente. I
fatti nudi e crudi. Niente a cui aggrapparsi per rintracciarlo una volta che lui non fosse
stato pi l.
And nel salottino e accese il televisore. Aveva bisogno di distrarsi. Era ridicolo: l'aveva
frequentato - se quella era la parola giusta - per un mese in tutto. Perch doveva
importarle dove si trovava, che cosa faceva? L'ultimo pensiero scivol nella sua mente
inaspettato, facendola sobbalzare. Stava con qualcun'altra? Una persona nuova? Si morse
il labbro. Non poteva permettersi di pensare anche a quello, adesso. La televisione
sfarfallava noiosamente nell'angolo; la voce del conduttore riempiva la stanza... un
incidente ferroviario in Francia. Si lasci cullare da quella nenia. Di l a poco si sarebbe
alzata e si sarebbe preparata qualcosa da mangiare. Non aveva mandato gi niente dalla
colazione, ma non aveva molto appetito. All'improvviso le torn in mente una frase che
aveva letto da qualche parte: "Mangiate senza fame, accoppiarsi senza desiderio". Ecco
come si sentiva, ormai. Non aveva voglia di niente, men che meno di mangiare.
No, riflett, non era del tutto vero. Lei era piena di desiderio. Piena. C'erano mattine in cui
si svegliava quasi soffocando in preda alle fantasie, pens, a met fra la rabbia e la
disperazione.
Tre notti, tutto l; non aveva significato niente. Ma cosa diavolo aveva detto lui per farle
credere che fosse qualcosa di pi?
"Tre corpi sono stati recuperati dai vagoni distrutti" stava riferendo il conduttore "anche
se si teme che i morti siano molti di pi." Quella era lei, pens. Un corpo estratto dai
rottami di un disastro che stentava a comprendere.
47
JULIA
Londra, marzo 1997
La cena annuale dell'Ordine degli avvocati si sarebbe tenuta nella Great Hall del Gray's
Inn. Julia percorse il vialetto di ghiaia, contenta di essersi messa uno scialle. Era marzo, ma
si gelava. Si sentiva nervosa. Era passato pi di un mese dalla conversazione con lady
Barrington-Browne: non che fossero cambiati i rapporti con Aaron Keeler, anzi, se
possibile era aumentato l'imbarazzo in sua presenza. Se c'era una cosa che detestava erano
le donne che si rendevano ridicole quando c'erano di mezzo gli uomini... e adesso proprio
lei rischiava di fare la stessa fine. Si strinse lo scialle intorno alle spalle come se potesse
proteggerla non solo dal freddo.
Entr nel salone. Il magnifico soffitto con travi svettava altissimo sopra la sua testa; tutto
intorno ronzava il mormorio delle voci di parecchie centinaia di avvocati, giudici e accade
mici. Desider con tutto il cuore che Dom fosse l con lei. Era stato invitato, ma era partito
per una vacanza clandestina con qualcuno che aveva incontrato in un nightclub. "Non
dirmi niente" aveva protestato Julia ridendo, nonostante la sua delusione. "Non voglio
saperlo." Presumibilmente lady Barrington- Browne pensava che Dom fosse con lei.
Accett un bicchiere di champagne da un cameriere e si fece largo tra la folla fino a un
angolo dove si trovavano due suoi colleghi, che ovviamente stavano spettegolando su tutti.
Accidenti, ti sei fatta proprio bella! le disse James Harriman vedendola arrivare.
Bel vestito, Julia convenne Katie Fitzsimmons.
Grazie rispose Julia, arrossendo. Non sopportava di essere al centro dell'attenzione.
Una festa riuscita aggiunse guardandosi attorno.
Non voltarti adesso, ma quella  la moglie di Banville disse James indicando la porta con
il bicchiere di champagne. L'hai vista? Quella con la pettinatura di cemento armato.
Julia ridacchi. Le piaceva James Harriman, le ricordava un po' Dom. Chiacchierarono
qualche minuto dei loro capi, poi un sonoro colpo di gong annunci l'inizio della cena.
Accanto a chi sei seduta? chiese Katie mentre si avviavano ai tavoli riservati alla Bernard,
Bennison & partner.
Boh, spero qualcuno con cui possa scambiare due chiacchiere. Dov' seduto Daniel?
Non lo so. Ho detto a Liz di farmi sedere vicino a James.
Julia fece una smorfia. Non aveva pensato di chiedere anche lei a Liz. Oh, be', basta che
non sia John Doyle. Non so mai di cosa parlare con lui.
Julia stava per aggiungere qualcosa quando vide Aaron Keeler dirigersi verso di loro. Non
pot fare a meno di guardarlo. Era la prima volta dai tempi del Balliol che lo vedeva in
abito da sera.
Voi due non eravate a Oxford insieme? le chiese all'improvviso Katie, come se le avesse
letto nella mente.
Ehm, s. Ma non eravamo molto amici. In realt, non ci sopportavamo.
Ah, s, ricordo che qualcuno me ne ha parlato... non gli hai tirato addosso una bottiglia di
champagne o qualcosa del genere?
Era un bicchiere mormor Julia, le guance scarlatte. E se lo meritava.
Non ne dubito.  terribilmente figo, ma sa anche essere un vero stronzo. Attenta, sta
venendo verso di noi. Ed  solo. Guard i segnaposto in tavola. Santo cielo,  seduto
vicino a te!
Buonasera, signore le salut Aaron accomodandosi vicino a Julia. Che sfiga, Burrows!
le disse. Dovrai sopportarmi per tutta la sera.
A Julia non venne in mente nessuna risposta arguta. Si strinse nelle spalle e guard
rassegnata la schiena di Katie. Aaron Keeler da una parte, Graham Harvey dall'altro.
Sarebbe stata una serata interminabile.
Per tutta la cena Aaron sent il profumo di Julia: appena accennato, pungente,
deliziosamente penetrante. Molto simile a lei, pens, mentre si sforzava senza troppo
successo di fare conversazione con la moglie di uno dei soci anziani, seduta alla sua
sinistra. Dall'altra parte del salone, al tavolo d'onore con tutti gli altri Lord della Corte
suprema di giustizia e i personaggi importanti, vide Diana. I loro sguardi si incrociarono e
lei sollev il bicchiere nella sua direzione in un tacito brindisi, sorridendogli. Un giorno,
sembrava volergli dire, anche lui si sarebbe seduto l, tra le pi fini e acute menti legali
della Gran Bretagna. Quel pensiero gli fece piacere. Gli venne in mente all'improvviso che
lui era gi seduto accanto a qualcuno di cui ammirava il cervello, ma avrebbe preferito
tagliarsi la lingua piuttosto che ammetterlo. Julia era tutta occupata a conversare con
Graham Harvey, un uomo con cui Aaron non aveva molti argomenti in comune. Dai
frammenti di dialogo che riusciva a carpire, sembrava che Harvey avesse recentemente
perso la moglie. Si sorprese nel sentire Julia partecipare al suo dolore. Sotto quella sua
facciata altezzosa e quella lingua caustica, sembrava esserci della compassione. Suo padre
era stato un sindacalista, si ricord. Quell'attivit doveva richiedere una certa dose di
empatia, suppose.
Hai finito? Il sussurro di Julia distolse Aaron dai suoi pensieri.
Scusa?
Sono cinque minuti che non mi togli gli occhi di dosso. Mi dispiace che tu abbia avuto la
"sfiga" di essere seduto vicino a me per tutta la sera, ma non sei tenuto a fissarmi. 
maleducato gli sibil.
Lui fu cos sorpreso che cominci a ridere. Cristo santo, Burrows... Non molli proprio
mai, vero?
Io? Aveva un'espressione incredula. Sei tu che...
Ascolta si affrett a dirle, spingendo indietro la sedia. La portata principale  stata
servita. Accompagnami fuori a fumare una sigaretta.
Julia lo guard confusa. In effetti era piuttosto bella, pens Aaron, poi si pent di averlo
pensato.
Fuori dove? gli chiese lei alla fine.
Sulla terrazza. Sei perfettamente al sicuro.
Con sua grande sorpresa, anche Julia spinse indietro la sedia e si alz. Va bene, andiamo
disse e si avvi.
Aaron le corse dietro.
Fuori si gelava. Julia si strinse le braccia intorno al corpo uscendo sulla terrazza che dava
sul giardino all'italiana dell'Inn. Non riusciva quasi a credere a quel che stava facendo. Si
appoggi a una balaustra in pietra e accett una sigaretta. Non fumo quasi mai gli disse
tossicchiando. In genere solo dopo aver bevuto un paio di drink.
Anch'io. Prima per fumavo di pi. Quando andavo al Balliol mi sembrava la cosa giusta
da fare.
Segui sempre il gregge?
Lui sorrise. In fondo alla terrazza una coppia si stava baciando. Prima s, adesso non pi.
E tu? Vai sempre nella direzione opposta?
Tocc a Julia sorridere. Sempre.
S, non mi sembri proprio il tipo che fa ci che le dicono gli altri.
A Julia girava la testa. Aveva bevuto troppo, si disse andando nel panico. L'intera serata
cominci a prendere una piega surreale. Non solo lei e Aaron stavano chiacchierando, ma
si sorridevano anche. Ridevano. Si prendevano in giro. L'improvvisa ondata di desiderio
che l'aveva travolta durante il loro ultimo incontro torn prepotentemente a farsi sentire.
Allung una mano come per sostenersi, invece se la ritrov sull'avambraccio di Aaron. Ce
l'aveva messa lei? Sent il calore diffondersi nel proprio corpo come una vampata. Sollev
la mano dal suo braccio per toccarsi il viso, ma lui gliela afferr a mezz'aria. Invece di
lasciarla andare, la attir di pi a s. Come in passato, Julia era intrappolata fra un
desiderio quasi insopportabile e una ugualmente insopportabile paura. Il distacco che lui
aveva sempre mantenuto cos rigidamente in presenza di Julia all'improvviso si dissolse. Il
suo tocco era tenero e al tempo stesso forte. Quell'inaspettata intimit la svuot. Julia
sospir a lungo, come per riprendere l'equilibrio prima di cadere. Era proprio cos che si
sentiva, pens un attimo prima che lui le sfiorasse le labbra. Una caduta. Sfrenata,
improvvisa, inebriante. Sent le proprie braccia allungarsi verso l'alto e afferrare i morbidi
capelli biondi sulla sua nuca. Lo attir gi verso di s come se non potesse mai averne
abbastanza. Le tornarono in mente le parole di Dom: "Lo sai che stai per entrare nell'Ade".
E poi non riusc a pensare a nient'altro.
48
MADDY
New York / Iowa, marzo 1997
Le chiacchiere degli altri clienti nel ristorante affollato sfumarono sullo sfondo. Maddy
fiss l'astuccio nero. Di fronte a lei a tavola, Rafe aspettava, il suo bel viso carico di
tensione nervosa e impaziente. Maddy deglut. I suoi pensieri cominciarono a rincorrersi,
inciampando l'uno sull'altro. Erano passati appena quattro mesi da quando Rafe Keeler
era entrato nella sua vita. Lei lo amava, ovvio. Chi non lo avrebbe fatto? Lui era la persona
pi gentile che avesse mai incontrato. Era cos solido, affidabile, bello, affascinante, di
talento... C'erano volte in cui era tentata di darsi un pizzicotto per essere sicura che fosse
tutto vero. Rafe Keeler amava lei. Ci sarebbe sempre stato per lei, sempre. Non si sarebbe
mai dileguato, al contrario di suo padre. Il pensiero che una mattina Rafe semplicemente
sparisse era assurdo. Lo capiva dai suoi occhi, dalle sue parole, dalle sue azioni... dalla sua
famiglia. A parte la tensione che il fratello minore, Josh, sembrava suscitare in tutti loro,
Maddy non aveva mai conosciuto una famiglia pi unita.
Era tornata a Londra due volte dopo la sua prima visita a Natale e, mentre non era riuscita
ad avvicinarsi di pi alla madre di Rafe, Diana, Harvey e Aaron le piacevano davvero. Ed
era un sentimento reciproco. Rafe le stava offrendo qualcosa che le era sempre mancato:
una famiglia, un posto nel mondo... una casa. Insieme a lui avrebbe potuto crearsi un
nido... la loro famiglia. Quel pensiero le provocava una sensazione strana ed eccitante.
Forse era ci che il fato, o Dio, o chiunque fosse a decidere, aveva in serbo per lei. Forse
non era destinata a diventare la pi grande attrice della storia. Lei lo sapeva; la sua agente
lo sapeva. L'unica persona che sembrava ancora crederci ormai era Rafe. Non mancava
mai di sottolineare quanto fosse affascinato da lei, da quello che faceva, da come ragionava
sulle cose, dall'intensit che metteva in tutte le sue occupazioni, specialmente in ci che lui
chiamava la sua "arte". Durante il suo ultimo viaggio a New York, Rafe era andato a
vederla recitare in una piccola produzione off-Broadway e per settimane non aveva
parlato d'altro. "Eri proprio tu l sul palcoscenico" continuava a ripeterle "eppure non eri
tu. Eri qualcun altro. Non so come fai. Tutto in te era diverso, persino il tuo viso sembrava
quello di un'altra." Maddy si era schermita, non abituata a sentire quelle lodi. Ci aveva
provato cos tanto, aveva lavorato sodo... e, alla fine, non era bastato. Poteva sopportare
l'idea di fare la cameriera al Sunshine per il resto della sua vita lavorativa? Non era
stupida: pi invecchiava, meno possibilit c'erano che riuscisse a sfondare. Ora Rafe era
entrato nella sua vita per regalarle altre opzioni: il matrimonio, la famiglia, la maternit...
un'occasione per fare le cose nel modo giusto, come non le era stato ancora concesso.
Deglut. Eccoli l, seduti l'uno di fronte all'altra nel bistrot francese di Park Avenue che
aveva scelto Rafe. Fra di loro c'era l'astuccio nero, ancora chiuso. Maddy alz lo sguardo
su di lui, sui suoi capelli, e fu invasa da un'improvvisa tenerezza. Sei tutto spettinato gli
disse tremando, posando le dita sulla scatoletta. Devi averci dormito sopra.
Non la apri? Rafe ignor il suo commento.
Maddy deglut di nuovo. Apr l'astuccio e il diamante la abbagli. Un semplice solitario
montato su una fascetta d'oro bianco. L'agitazione le strinse lo stomaco.
Lo so che sembra un po' prematuro... avrei dovuto anticiparti qualcosa... per prepararti.
Ma non sopporto l'idea di tornare a Londra senza di te. Proprio non ci riesco.
Rafe... Maddy si sforz di dire qualcosa.
Rispondi e basta, okay?
Maddy estrasse l'anello e lo tenne fra le dita. Lentamente se lo infil. Era freddo e duro
contro la sua pelle. Non sapeva se ridere o piangere.
Il viso di Rafe era una mescolanza di emozioni contrastanti: speranza, ansia,
preoccupazione, paura persino. Mi vuoi sposare? le chiese allungando una mano per
stringergliela.
Lei sent addosso il turbinio del suo futuro, che si portava appresso mille domande. Non
era in grado di pronunciare una sola parola: tutte le sensazioni del suo corpo erano
concentrate sull'anulare della mano sinistra. Il matrimonio. "Mi ha chiesto di sposarlo."
Guard di nuovo l'anello. S sussurr con un filo di voce che solo lei pot udire. Certo
che lo voglio.
49
Londra? esclam Martha portandosi una mano alla gola. Fiss l'anello che Maddy le
mostrava un po' imbarazzata. TI trasferisci a Londra?
Lei si sent opprimere dal senso di colpa. Lo so che  un po' una sorpresa, mamma
cominci a dire in tono esitante. Io... noi avremmo dovuto prepararti, mi dispiace. Ma
non sapevo che avesse intenzione di propormi di sposarlo...  stato uno shock anche per
me.
Una sorpresa? ripet Martha incredula.
Maddy la guard preoccupata. Sua madre aveva le guance arrossate, come succedeva
sempre anche a lei quando era in preda a una forte emozione. Era passata una settimana
dalla proposta inaspettata di Rafe. Lui era tornato a Londra quasi subito e, in meno di un
mese, Maddy avrebbe dovuto raggiungerlo. Fece scivolare una mano sul tavolo e sfior il
braccio della madre. So che non ci conosciamo da tanto, ma mi sembra la persona giusta,
mamma. Non riesco a spiegarti perch. Certo che  molto lontano, ma tutta la sua famiglia
abita l, il suo lavoro  l...  pi semplice che mi trasferisca io, lui non pu farlo. Dimmi
che sei felice per me, ti prego.
Martha la guard per qualche istante, poi si sforz di sorridere. Oh, Maddy...  davvero
una bella notizia, e sono felice per te, tesoro.  solo che...  cos lontano, e che ne sar della
tua carriera? Hai lavorato sodo per arrivare dove sei... Non puoi buttare tutto al vento.
Mi trover qualcosa quando arriver l. Londra  la capitale mondiale del teatro,
dopotutto. Mi cercher un agente, far dei provini. Non  che qui io abbia proprio
sfondato. Voglio dire, sono quasi tre anni che non faccio neanche una pubblicit.
C'  troppa concorrenza...
Invece a Londra non ce n'? Martha non riusc a trattenersi.
Verrai a trovarmi, mamma. Maddy cerc di cambiare argomento. E anch'io torner
spesso. Non sar un problema, vero? Persino a lei la sua voce sembrava lamentosa.
Martha scosse piano la testa. Non riesco proprio a crederci Fu tutto quello che riusc a
dire. Non riesco a crederci.
Quella sera, dopo cena, Maddy fece un giro nel fienile. L'ultima volta che era stata l c'era
la neve, si rese conto con un leggero senso di colpa. Ormai non tornava quasi pi a casa.
C'era qualcosa che la deprimeva nel modo in cui la fattoria sembrava non cambiare mai. In
quel momento, in piedi in mezzo ai secchi per mungere il latte che non venivano pi usati
e a rottami di attrezzature, all'improvviso si rese conto che tutto ci le sarebbe mancato.
Non c'era verso: per quanto amasse Brooklyn, l'Iowa sarebbe sempre stato casa sua.
Aveva vissuto praticamente tutta la vita con i colori e i contorni di quel paesaggio. Adesso
stava per scambiare i biondi campi di grano con una citt grigia dove non splendeva mai il
sole.
Sospir e usc dal fienile. Apr il cancello del recinto delle mucche e cominci ad
allontanarsi dalla casa attraverso i campi fino a un boschetto che segnava il confine della
fattoria. Infil le mani in tasca, consapevole della sensazione del suo anello al dito sinistro.
Una folata di vento le sferz il viso; dopo che il sole era calato dietro l'orizzonte, l'aria si
era fatta pi fresca. Appena entr nel bosco avvert l'umidit e l'odore familiare di
muschio. Si guard intorno, cercando qualcosa. Eccolo: l'ultimo albero prima della
staccionata. Si avvicin e lo abbracci, come aveva fatto centinaia di volte in passato. La
corteccia era ruvida e si sfogliava nei punti in cui si era posato il gelo dell'inverno. Cerc
in tasca il piccolo temperino che si era portata. Con una mano, segu il contorno
dell'ultima data che vi aveva inciso: "21 luglio 1982". Si chin e cominci a intagliarne
un'altra, quella di quel giorno. Gratt via i trucioli giallastri e rimise il temperino in tasca.
Era un regalo di suo padre. Uno degli ultimi. Fiss l'albero. Nel giro di qualche mese, la
ferita si sarebbe notata meno e la data sarebbe apparsa naturale come la corteccia annerita
che la circondava.
Torn a casa attraversando il bosco. In cima alla leggera salita, si volt indietro a guardare
da dov'era venuta, probabilmente per l'ultima volta.
...
50
DIANA
Londra, aprile 1997
Diana smise di affettare i cipollotti. Dietro di lei, Rafe e Maddy aspettavano nervosi la sua
risposta. Lei evit di darla finch la sua voce non fosse stata ferma e le avesse permesso di
parlare in un tono chiaro e naturale. Un matrimonio in un ufficio comunale? disse alla
fine.
Il fatto , mamma... noi ne abbiamo parlato. Non vogliamo una cerimonia in pompa
magna, vero, tesoro? disse rivolgendosi a Maddy. Che almeno aveva abbastanza
buonsenso da restarsene zitta, pens Diana poco gentilmente. Noi ne abbiamo parlato. Chi?
Chi erano i "noi"?
Le tremavano le mani. Spinse da parte il mucchietto di verdure e si volt lentamente per
guardarli. Bene disse in tono allegro.  gi tutto deciso, a quanto pare.  solo che non
avrei mai pensato... proprio non mi aspettavo...
Potremmo sempre... be', non abbiamo ancora deciso proprio tutto... Capisco che non era
esattamente quello che avevi in mente...
Quella era Maddy, naturalmente. Troppo ansiosa di compiacere. Che blaterava ed esitava.
Incapace di prendere una posizione. Dio, quanto era irritante! No, se  questo che avete
deciso di fare, Rafe, chi sono io per cambiare i vostri piani? Si rendeva conto che la sua
voce era pi fredda di quanto avrebbe dovuto, ma si sentiva come se l'avessero
schiaffeggiata. Gi era stato piuttosto sgradevole arrivare a casa una sera e trovare il
messaggio del figlio sulla segreteria telefonica: "Mamma, sono io. Sono a New York. Devo
darti una bella notizia... be', dobbiamo darti una bella notizia. Io e Maddy ci sposiamo!
Torno domenica sera... non vedo l'ora di venire a trovarvi per raccontarvi tutto...
comunque lei ha detto s. Ci sposiamo! Ti voglio bene" Aveva riascoltato quel messaggio
una decina di volte. Chi dava annunci del genere attraverso una segreteria telefonica?
L'aveva cancellato prima che Harvey tornasse a casa. E ora eccoli l, Rafe  e Maddy,
davanti a lei come due bambini nervosi, a dirle che avevano gi fatto tutti i preparativi,
tutti i progetti. Era il suo primogenito... e stava per sposarsi in un ufficio comunale? No,
dannazione, certo che non era quello che lei aveva in mente.
Allora cosa ne pensi? chiese Diana ad Harvey pi tardi quella sera, dopo che i ragazzi se
n'erano andati e la casa era tornata alla solita quiete. Cerc di usare un tono di voce
deliberatamente neutro. Fin di spazzolarsi i capelli e si volt per guardarlo.
Lei mi sembra carina le rispose accomodante suo marito. Sapeva fin troppo bene che
non doveva lasciarsi ingannare dall'indifferenza della moglie.
Carina?
Harvey mise da parte la rivista che stava sfogliando e la guard. Non la conosciamo le
disse semplicemente. Non ancora, comunque.
Non pensi che sia strano? gli chiese Diana, consapevole della tensione che si stava
accumulando dentro di lei.
Che cosa? Che stia avvenendo tutto cos in fretta? Harvey concluse la domanda per lei.
Be', abbiamo sempre detto che li avremmo lasciati liberi di prendere decisioni del
genere rispose dopo un attimo. Che non avremmo interferito.
 solo che lo trovo cos strano. Voglio dire, anche lui la conosce appena! Quante volte si
sono incontrati? Quattro? Cinque?
Tesoro,  evidente che Rafe stravede per lei. Lasciamo che siano loro a decidere, va
bene?
Diana rimase zitta. Sent le spalle incurvarsi e un tremore impossessarsi di lei, la pelle che
si increspava come l'acqua sfiorata dal vento.
51
MADDY
Londra, aprile 1997
Aspetta un secondo... ecco... ho finito. Claire, la parrucchiera personale di Diana, diede
qualche ultimo ritocco e si allontan di un passo per ammirare il suo capolavoro. 
delizioso, non crede? Inclin la testa di Maddy verso Diana per avere una conferma.
Diana annu. Davvero si affrett a rispondere. Tutto a posto? Vado un attimo gi a
controllare gli addetti al catering. Harvey ti sta aspettando per accompagnarti in auto.
Maddy annu, timorosa anche solo di aprire bocca. Era il giorno del suo matrimonio e lei
era completamente da sola. Sandy, l'unica delle sue amiche di New York che avrebbe
potuto partecipare, era in vacanza ai Caraibi. Martha non poteva abbandonare la fattoria
nella stagione in cui partorivano le vacche... era tutta colpa loro, della loro decisione di
sposarsi in fretta. "Faremo un altro ricevimento pi avanti" le aveva promesso Rafe. "E
allora porteremo tua madre qui per almeno due settimane. Andremo a Parigi. Se accetter
di fare questo lungo viaggio..." Maddy si era limitata ad annuire. Le sembrava ancora che
stesse accadendo tutto a qualcun altro. Lei non era capace di prendere una decisione da
sola. Su niente. Figuriamoci sul matrimonio. Per fortuna Diana, dopo essersi ripresa dallo
shock, si era fatta carico di tutto. Dai vini ai fiori in municipio, fino agli addetti al catering
che in quel momento stavano apparecchiando i tavoli in giardino. Era riuscita persino a
scegliere un giorno sereno e soleggiato. neanche una nuvola in vista.
Maddy si alz facendo attenzione. I capelli le ricaddero sulle spalle e gi per la schiena in
una cascata di riccioli perfetti. Claire aveva impiegato quasi tutta la mattina per acconciarli.
Il vestito era semplice: un tubino di seta avorio stile impero. In una mano stringeva il
bouquet di rose bianche non ancora sbocciate e, nell'altra, la bella pochette di seta che le
aveva mandato sua madre come regalo di nozze. Si diede un'ultima occhiata allo specchio,
poi segu Diana fuori dalla stanza. Erano quasi le undici. L'intero clan dei Keeler-Pryce li
aspettava nel palazzo del comune, poco distante. Terminata la breve cerimonia nuziale,
sarebbero tornati tutti indietro nella casa di famiglia, dove avrebbe avuto luogo il rinfresco.
Lei aveva visto il giardino dalla finestra. Era stato trasformato in un trionfo di tovaglie
candide inamidate, cristalli di Baccarat e lunghi centrotavola di rose bianche e gigli dal
profumo intenso. Rimase per un secondo sul pianerottolo. La casa era silenziosa. C'erano
tre stanze su nella mansarda: la camera degli ospiti dove lei aveva dormito la notte
precedente, uno studio che Harvey usava di tanto in tanto e la stanza di Josh, dove non
entrava mai nessuno. Lui aveva sempre dormito in un piano diverso dagli altri, ricordava
che le aveva detto una volta Aaron. Guard la porta chiusa dall'altra parte del pianerottolo.
Seguendo un impulso irresistibile, allung una mano e prov ad abbassare la maniglia. La
porta si spalanc senza fare rumore e lei entr.
Era una stanza ampia, dominata dal letto al centro, un grande poster di Che Guevara su
una parete e una pila di scatole di cartone contro quella opposta. C'erano un piccolo bagno
su un lato e diverse valigie ammucchiate in un angolo. Guard le scatole incuriosita. Erano
tutte etichettate con cura: bosnia, smara, gaza, effetti personali, documenti, relazioni.
Qualunque cosa si potesse dire di Josh, certo non si poteva negare che fosse ben
organizzato. Lei non aveva mai visto una grafia cos bella. Stava per voltarsi e uscire
quando il suo sguardo fu attirato da una fotografia attaccata con del nastro adesivo sul
retro della porta. La guard. Era Josh, in piedi con le braccia intorno alle spalle di una
ragazza il cui viso era parzialmente nascosto dal suo velo. Una lunga ciocca di capelli
castani le era sfuggita dal copricapo e ricadeva in un ricciolo folto e lucido sul braccio di
lui. Lei stava sorridendo; lui no. Si domand chi fosse... una fidanzata, forse? Dietro di
loro, appena visibile nella cornice, c'era un'accozzaglia eterogenea di edifici non ancora
terminati, teloni di plastica che svolazzavano, lamiere e antenne televisive infilzate su
canne di bamb lunghe e sottili. Sembrava una specie di campo abusivo. Si chiese dove
fosse stata scattata quella fotografia.
Maddy? La voce di Harvey le arriv all'improvviso dalla tromba delle scale.
Lei trasal con aria colpevole. Arrivo rispose affrettandosi a chiudere la porta. Corse gi.
Harvey la stava aspettando all'ultimo pianerottolo.
Sei bellissima, mia cara le disse guardandola. Semplicemente divina.
G... grazie balbett Maddy. Per quanto a volte potesse sembrare distante e
inavvicinabile, c'era qualcosa di innegabilmente gentile in Harvey. Percep nuovamente in
gola un groppo per il magone.
Andr tutto bene le disse lui, sorridendo.
Maddy annu, fece un respiro profondo e scese le scale verso il futuro suocero, che le offr
il braccio. Andr tutto bene ripet lei.
Certo.
Durante la breve cerimonia fu consapevole solo della mano di Rafe stretta fra le sue e dei
deboli ma percettibili rumori del traffico in Upper Street. La finestra dell'ufficio comunale,
dove entrambi firmarono l'enorme volume rilegato in pelle, era leggermente aperta. Il rito
nuziale - se cos poteva definirsi - and subito al dunque. Maddy firm tremando un po'.
Quando venne il turno di Rafe, la sua grafia risult molto simile a lui: forte, chiara, decisa.
Si baciarono; ci fu un applauso sentito ma sommesso da parte degli amici e dei familiari
invitati, poi, velocemente com'era cominciato, fu tutto finito. Percorsero il corridoio verso i
gradini d'ingresso dove li aspettavano altri amici e parenti. Lei fu sballottata da uno
all'altro; presentata a questa zia, quell'amico, quel collega, quel cugino. Non si sarebbe
ricordata un solo nome. Quando il gruppo finalmente si diresse verso casa, lungo
Northampton Road, lei aveva ormai il braccio intorpidito e le guance paralizzate dal
troppo sorridere.
Tornata, si scus e si affrett a salire per cambiarsi. Di nuovo era stata Diana ad accorrere
in suo aiuto: il suo abito per il ricevimento era altrettanto bello e altrettanto elegante, un
tubino di lino rosa abbinato a un bel cardigan avorio di cachemire e seta, e semplici
sandali slingback neri. Tolse le forcine dai capelli e fiss appena sopra l'orecchio la rosa di
seta nera che aveva comprato il giorno prima. Il diamante che portava al dito cattur la
luce. Si rimir allo specchio. La signora Keeler. Sfior di nuovo la rosa con le dita che
tremavano, poi si volt e si chiuse la porta alle spalle.
In giardino, ragazze dai capelli lunghi in gonna nera e camicia bianca distribuivano flte
di champagne; la musica si diffondeva dal salotto; intorno a lei si sentivano risate e
chiacchiere. Tutto stava procedendo alla perfezione. Rafe la scorse e si affrett ad andarle
incontro; le sistem delicatamente una ciocca di capelli dietro l'orecchio, con un sorriso, e
le porse un bicchiere prima che lo trascinassero via di nuovo. Vide Diana che si muoveva
tra la folla come una regina, fermandosi ogni tanto per accettare felicitazioni per conto
della coppia. Perch la gente si congratulava con i genitori della sposa e dello sposo? si
domand Maddy mentre sorseggiava lo champagne, contenta di essere sfuggita, per il
momento, all'attenzione di tutti.
Spero che non ti senta sopraffatta da tutto questo. Qualcuno aveva parlato proprio
dietro di lei. Siamo una specie di clan.
Maddy trasal e si volt. L'uomo di fronte a lei era alto e di costituzione robusta, aveva i
capelli neri e un po' brizzolati sulle tempie, e occhi scuri intensi dietro un paio di occhiali
con montatura a giorno. Scusi? balbett.
Dicevo, mi auguro che tutto questo non ti intimidisca: l'intera famiglia con gli occhi
puntati su di te... ma te la stai cavando bene.
Sono tutti... siete tutti molto gentili.
Sei fantastica. Rafe  un uomo fortunato.
Maddy arross. C'era qualcosa di stranamente familiare in quell'uomo. Ci hanno gi
presentati? gli chiese cercando di identificarlo.
Oh, scusami. Le porse la mano. Sono Rufus, il fratello di Harvey. Lo zio di Rafe. E
adesso anche il tuo, suppongo.
Piacere. Strinse la mano che le porgeva. Aveva gi sentito parlare di lui: a quanto pareva,
con Diana non andava molto d'accordo. Rafe e Aaron avevano discusso su dove farlo
sedere al pranzo di nozze. Prima che lei potesse dire qualcosa, all'improvviso comparve
suo marito.
Zio Rufus gli disse sorridendo. Quand' che sei arrivato?
Mezz'ora fa. Ce l'ho fatta per un pelo. Inclin la testa verso Maddy.  proprio una bella
ragazza. Congratulazioni.
Maddy si sent arrossire sotto il suo sguardo. Piacere di averla conosciuta disse,
toccandogli istintivamente un braccio. Lui abbass gli occhi sulla sua mano, ma non disse
nulla. Lei si affrett a ritrarla. Aveva fatto una cosa sbagliata? Ancora? Per fortuna non ci
fu tempo di rimuginare sulla faccenda. Apparve infatti qualcun altro, reclamando la sua
attenzione.
Zia Hermione cantilen ossequioso Rafe mentre Maddy si sentiva avvolgere
nell'ennesimo abbraccio morbido e profumato. Quando riusc a sottrarvisi e a guardarsi
intorno, zio Rufus non c'era pi.
Rufus! Diana sent il grido di sorpresa di Harvey e quasi fece cadere il bicchiere. Un
brivido di paura le corse lungo la spina dorsale. Dovette rimanere immobile per un istante
e trattenersi prima di voltarsi lentamente. Tesoro, guarda un po' chi c'! La voce
profonda di Harvey aveva una sfumatura di contentezza.
Rufus. Lei si sforz di sorridere. Che sorpresa, non sapevamo che venissi.
Infatti non l'avevo programmato. Sono in partenza per gli Stati Uniti... ce l'ho fatta per
un pelo. Si chin e la baci sulle guance. Come stai?
Diana fece fatica a non ritrarsi. Bene mormor. La sua pelle scottava dove era stata
toccata.
In effetti l'invito te lo abbiamo mandato disse Harvey mettendogli un braccio intorno
alle spalle.
Rufus sorrise.S, l'ho ricevuto.  solo che non ero sicuro di essere da queste parti.  molto
carina. Indic Maddy con un cenno della testa.
Non trovi? Rafe  un ragazzo fortunato. Dai, cosa prendi?
Aspetta, non dirmelo... un Bloody Mary. Harvey gli sorriso Me lo ricordo ancora.
Bravo. Doppio, se non ti dispiace.
Harvey si allontan per prendergli il drink e Diana rimase da sola con lui. Chin la testa
fingendo di trafficare con un filo della gonna.
Dov'? La voce di Rufus era una lama affilata nell'orecchio di Diana.
Lei non alz la testa. Sapeva a chi si riferiva. Gibuti.  stato qui appena prima di Natale.
Come sta?
Bene mormor Diana. Tenne il viso distolto da lui, timorosa di incrociare il suo sguardo.
"Non adesso. Non possiamo parlare adesso."
52
JULIA
Londra, aprile 1997
Due settimane dopo la cena che l'aveva completamente sconvolta, Julia era di fronte allo
specchio in uno di quei negozi in cui normalmente non sarebbe mai entrata e accarezzava
incerta un abito di seta. Era senza spalline, lungo e morbido: non il genere che di solito
indossava, per era straordinario. Color prugna, ma sull'orlo sfumava verso il nero, aveva
un corpetto attillato e ricadeva in ricche volute. Era accompagnato da un cartellino del
prezzo altrettanto straordinario. Era l in piedi, divorata dall'indecisione, cercando di
immaginarsi come le sarebbe stato, quando era apparsa la commessa. Cinque minuti dopo
osservava il proprio riflesso nel lungo specchio a tre ante del camerino con ansiosa
concentrazione.
 stupendo sussurr la commessa, la voce carica del desiderio di fare una vendita.
Semplicemente fantastico.
Non  troppo stretto? chiese Julia, girandosi da una parte e dall'altra.
Assolutamente no. Lei ha un fisico perfetto. Ci sono appena arrivati anche dei deliziosi
coprispalle. Aspetti che gliene prendo uno... Scomparve prima che Julia potesse aprire la
bocca per protestare.
Mezz'ora dopo usciva dalla boutique con il vestito, un coprispalle, un paio di scarpe e una
collana, il tutto infilato in uno di quei sacchetti smisurati e dall'aria costosa, cercando di
non pensare alla piccola fortuna che aveva speso. Ne valeva la pena, riflett. Avrebbe
indossato quell'abito un sacco di volte... s, era un investimento, non un acquisto.
Percorse a passo veloce Fleet Street, il sacchetto ingombrante che le batteva contro le
gambe. Aveva trascorso l'intera pausa pranzo in un camerino dove aleggiava il profumo
di altre donne. Decisamente non era da lei. Corse nel suo ufficio e nascose acquisti sotto la
scrivania. Accese il computer e cerc di distogliere la mente dall'unico pensiero che ormai
la attanagliava: Aaron Keeler.
Julia? Katie Fitzsimmons sporse la testa dalla porta. Doyle ha appena chiesto se
parteciperai alla riunione con Aime Sinclair. Stanno iniziando.
Julia torn bruscamente alla realt. Fece un gesto di impazienza. Devo proprio?
Per forza. Quel che Doyle vuole, Doyle ottiene. Buona fortuna. E dopo dicci se ha fatto la
chirurgia plastica.
Julia si alz sospirando. Dove si trovano?
Al secondo piano.  la grande sala riunioni in fondo.
Prese il suo bloc-notes e segu Katie fuori dalla stanza.
Ah, Julia. Grazie per essere venuta. John Doyle alz lo sguardo sentendola entrare. Lei si
sedette velocemente nel posto pi vicino. Era una riunione molto importante. Tre soci
senior, due capi dipartimento, due avvocati patrocinanti: solo il meglio. Cerc di
concentrarsi sulla conversazione in corso. Aveva sentito parlare di Aime Sinclair... e a chi
non era capitato? Un'aspirante attrice viziata che qualche anno prima era convolata a
nozze, ovviamente strombazzate, con un produttore di video musicali incredibilmente
ricco. Aveva fatto subito due figli, che esibiva davanti alle telecamere alla minima
occasione... e ora, come prevedibile, i bambini erano pedine in quella che si sarebbe potuta
rivelare la causa di divorzio pi feroce che il Paese avesse mai visto. Gli avvocati senior
erano inclini ad accettare di rappresentarla, aveva sentito dire: la pubblicit e le parcelle
che avrebbe generato sarebbero state vantaggiose per lo studio e avrebbero aiutato a
finanziare altri settori meno proficui della loro attivit.
Julia ascoltava distrattamente le loro argomentazioni. Le cause di divorzio dei ricconi la
annoiavano a morte: non era quella la ragione per cui aveva scelto di diventare avvocato.
Non aveva la pi pallida idea del motivo per cui fosse stata convocata a quella riunione.
Sperava solo che nessuno chiedesse la sua opinione. Si domand perch non fossero stati
chiamati Aaron, oppure Katie, o Daniel. Perch lei?
Che cosa ne pensi, Julia? le chiese all'improvviso Doyle, ruotando sulla poltrona per
guardarla. Ovviamente, la decisione della signora Sinclair di trascorrere pi tempo nel
Sud della Francia avr delle ripercussioni sulla causa per la custodia congiunta...
Julia spalanc gli occhi. La domanda l'aveva colta alla sprovvista. Come pure l'improvvisa,
inaspettata ondata di rabbia. Apr la bocca, sapendo gi che se ne sarebbe pentita, ma le
parole le uscirono prima che potesse fermarle. Ascoltate, sappiamo tutti che ai bambini i
cui genitori stanno divorziando tocca una vita dura, per quanto ci giriamo intorno. Molti
di loro passano la vita andando avanti e indietro fra due case, quando ci che dovrebbero
veramente fare  giocare con gli amici, svolgere i compiti a casa, crearsi dei legami che, se
sono fortunati, dureranno per il resto della loro vita. In questo caso, invece, i due bambini
trascorreranno su aerei e treni gran parte della loro infanzia. Perch? Si volt a guardare
direttamente Aime Sinclair, che era rimasta a bocca aperta. Perch lei possa avere una
migliore abbronzatura tutto l'anno?
Qualcuno trattenne il fiato in fondo al tavolo. Doyle stava guardando Julia inorridito. Si
schiar la voce come per interromperla, ma ormai non c'era pi modo di fermarla. Tutti
pensano che i bambini siano malleabili; non  questo che ci diciamo per rassicurarci?
Osserv i presenti con un'aria di sfida. Be', non  quello che dimostrano le ultime ricerche.
I suoi figli soffriranno, a causa di questo ridicolo accordo, per il resto della loro vita.
Ascoltate, non sto dicendo che il divorzio sia una brutta cosa. Santo cielo, ci siamo trovati
tutti in situazioni dalle quali volevamo uscire. Quello che sto dicendo  che qui ci sono in
ballo due bambini e che, se la ragione pi valida per voler sciogliere il suo matrimonio  la
noia, allora le suggerisco di trovarsi un passatempo. Uno che non richieda un prezzo cos
alto da pagare per l'unica cosa decente che lei abbia mai prodotto: i suoi figli. Si alz, di
colpo consapevole che su tutta la stanza era calato un silenzio di tomba. Afferr il bloc-
notes e usc.
Dopo avere accompagnato una Aime Sinclair in lacrime fuori dal palazzo, Doyle torn in
sala riunioni. Erano ancora tutti scioccati. Che cosa diavolo ha provocato questo sfogo?
chiese stordito agli astanti. Ci ha appena fatto perdere il cliente potenzialmente pi
redditizio che avessimo mai avuto.
Buon per lei. Mike Banville, patrocinante per la Corona, prese la parola d'impulso. Il
suo tempismo non  stato il massimo, per era ora che qualcuno parlasse chiaro. Tutti
questi clienti celebri...  proprio ridicolo, se proprio volete saperlo. Rappresentano solo
una distrazione dalle questioni legali importanti.
S, ma queste distrazioni pagano le "importanti questioni", come le chiami tu rimarc
Nathaniel Peterson, capo del dipartimento contenziosi. Sono la ragione per cui ci
possiamo permettere un dipartimento come il suo. In un certo senso, clienti come Aime
Sinclair pagano per avvocati come la Burrows.
Sono d'accordo. Tutto quello che fa  accettare cause perse che richiedono non si sa
quante ore di lavoro.  praticamente pro bono.
Per  davvero brava. Certo, non  la roba d'alto profilo di cui si occupa il tuo
dipartimento, ma lei si appassiona molto a quello che fa e conferisce una certa... integrit a
tutto lo studio. Un'integrit, oserei dire, che  completamente...
Va bene, Ken, basta cos. Sono d'accordo, la Burrows  un po' una mina vagante ma,
d'altra parte, alcune mine vaganti sono diventate la nostra ricchezza maggiore. Mi riferisco,
se vi ricordate, a...
Oh, per l'amor del cielo, non cominciamo con queste storie si lament Alistair Kennedy.
Altrimenti restiamo qui tutto il giorno. Sentite, ma di cosa stiamo discutendo? Vogliamo
licenziarla? Non credo. Qualcuno vuole dirle due parole perch sia pi cauta? Buona idea.
Far cose eccezionali in futuro? Quasi sicuramente. Finiamola qui, allora, d'accordo?
Aaron ascoltava il brusio in sala riunioni con un'irritazione a malapena soffocata. Cosa
diavolo c'era in Julia Burrows che sembrava provocare una discussione tanto accesa? Era
successa la stessa cosa al Balliol. Nessuno come lei era capace di suscitare emozioni.
Mentre si rimetteva a battere sulla tastiera, si rese conto di non essere solo seccato: era
preoccupato. Perch lui non riusciva a ottenere altro che una pacca sulla spalla e un breve
cenno di approvazione? Perch la gente non si faceva domande su di lui come se le faceva
su Julia Burrows? Il suo nome era sempre sulla bocca di tutti, mentre nessuno aveva
realmente qualcosa da dire su di lui. Era stanco di essere solo un buon nome, si accorse
con stizza. Tenace, passionale, testarda, azzardata: la lista di aggettivi riferiti a Julia
Burrows si allungava ogni giorno di pi, proporzionalmente ai modi in cui lui non veniva
tirato in ballo. Aaron non aveva mai scombussolato tutti i piani, non aveva mai emesso un
verdetto diverso da quello che ci si immaginava: si conformava alle aspettative di tutti,
senza essere per ben consapevole di quali fossero. Perch lei invece no? E perch diavolo
gli importava cos tanto? Da quella maledetta cena dell'Ordine degli avvocati non era pi
riuscito a togliersela dalla testa. Non perch si fossero baciati... Santo cielo, qualche
bicchiere di vino e la frustrazione di stare seduto vicino a quella palla della moglie di
Banville lo avrebbero spinto a baciare chiunque. Be', quasi. Anche se...
Smise di battere sulla tastiera e guard fuori dalla finestra, improvvisamente perso nei
suoi pensieri. In effetti c'era qualcosa in lei... c'era stato qualcosa di speciale in lei quella
sera. Era forse il vestito? Cerc di ricordarlo. I capelli... avevano qualcosa di diverso? Lei
non era il suo tipo. Proprio no. A lui piacevano le donne delicate, femminili, disponibili...
non gradiva la durezza e la spigolosit di Julia. Per... inclin la testa da un lato,
soppesando un pensiero. Lei non era esattamente spigolosa. Magra, quasi come un
ragazzo, ma senza dubbio era carina. Gli piacevano abbastanza i suoi capelli, si rese conto:
castano scuro, lucidi. E il suo profumo, e il modo in cui parlava. Una volta che ti eri
abituato all'accento, ovviamente. Aveva un modo particolare di esporre le cose, era sveglia,
arguta. Abbass di nuovo lo sguardo sul computer. Erano passati undici minuti senza che
lui avesse battuto una sola parola. Undici minuti interamente spesi a pensare a Julia
Burrows. Cosa diavolo gli stava succedendo?
Due piani sopra di lui, nei bagni adiacenti alla biblioteca, Julia si stava sciacquando la
faccia in fiamme con l'acqua fredda, desiderando che la terra sotto i suoi piedi si aprisse e
la inghiottisse. Cosa le era saltato in testa? Non era pi lei da quella sera. Lei e Aaron si
erano baciati; niente di pi. Lei avrebbe voluto continuare, ma lui si era ritratto, come
sempre. L'aveva guardata nell'oscurit, in silenzio. Poi, con un gesto di insopportabile
tenerezza, le aveva baciato la punta del naso e l'aveva riaccompagnata dentro. "Prima di
fare qualcosa che entrambi rimpiangeremmo" le aveva detto. Lei era troppo intontita per
rispondere. Perch avrebbe dovuto rimpiangerlo? Si rese conto di non sapere niente di lui,
n della sua vita. Stava con qualcuna? Magari era persino sposato. Osserv la propria
faccia nello specchio. I suoi occhi, solitamente chiari e luminosi, erano spenti, soffusi di
tristezza. L'espressione rifletteva tutto il suo travaglio interiore. Un dilemma che sembrava
incapace di risolvere. Da allora aveva visto Aaron due volte. In entrambe le occasioni le
era sembrato distaccato, inavvicinabile, remoto, come se non fosse successo niente. Si
rivolse un sorrisino demoralizzato Possibile che, dopo tutti quegli anni, si trovasse ancora
in quel la situazione? Innamorata di Aaron Keeler senza possibilit di essere ricambiata?
Fece un lungo, profondo sospiro. "S, ammettilo. Forza, sii sincera." Muovendo solo le
labbra, senza emettere suono, parl allo specchio silenzioso. Era innamorata.
53
JOSH
Londra, maggio 1997
L'impiegata alla reception lo guard. Niela Aden? Lui annu. Un attimo che controllo
se  in ufficio. Il suo nome?
Josh Keeler. La osserv comporre l'interno con un'unghia lunga e smaltata. Ci fu
un'attesa di qualche secondo; sentiva il cuore battere forte sotto la lana del maglione,
indumento che gli era poco familiare.
Mi dispiace, non risponde al telefono. Provo in direzione...
La delusione che divamp in lui era simile a quella che aveva provato nelle settimane e nei
mesi successivi alla sua partenza: una desolazione contro la quale aveva combattuto con
tutte le sue forze. Non vi era preparato. Erano anni che non provava un sentimento
simile... dai tempi di Rania, e aveva giurato a se stesso che non ci sarebbe pi ricaduto.
Mai. Non avrebbe permesso a nessun'altra di avvicinarsi cos a lui. Eppure, contro ogni
previsione, Niela Aden ci era riuscita cogliendolo completamente alla sprovvista. Aveva
cercato di fare del proprio meglio... l'aveva seppellita, cercando di dimenticare il breve
periodo trascorso insieme. Si era buttato nel lavoro con rinnovato vigore, perdendo il
conto delle unit abitative che avevano costruito dopo che lei e il suo team erano ripartiti.
Aveva spinto gli uomini al loro limite: pi veloce, pi in fretta, di pi. Dovevano finire a
giugno; lui aveva consegnato prima del tempo, stando nel budget... una cosa che finora
non era mai successa. Un miracolo. Gli avevano dato due settimane di vacanza, come al
solito, e i dettagli del suo prossimo incarico... e lui aveva immediatamente prenotato un
volo per Londra.
Adesso si trovava nella reception dell'ufficio dove lei lavorava, agitato come un
adolescente, mentre cercava di combattere lo scoramento.
No, non so dove sia. L'impiegata lo guard. Di solito  in ufficio a quest'ora. Vuole
lasciarle un messaggio?
Josh scosse la testa. Grazie. Ritenter in un altro momento.
Come vuole.
Usc dal palazzo e percorse a piedi Rivington Road. Il quartiere era cambiato molto
dall'ultima volta che era stato l. C'erano nuovi edifici quasi a ogni angolo di strada:
enoteche e picco le boutique, una libreria specializzata e un negozio di frutta biologica. Da
studente aveva partecipato a parecchi party in soffitte cupe e non riscaldate lungo
Charlotte Road. All'epoca era una zona squallida e desolata di Londra. C'era stata una
festa indimenticabile... Si ferm di botto. Qualcuno lo stava fissando dall'altra parte della
strada. Ci impieg qualche secondo a capire chi fosse. Sul viso di lei pass fugace
l'emozione di averlo riconosciuto, seguita da un'espressione di incredulit. Lui attravers
di corsa per raggiungerla.
Niela!
Josh? Si ferm. Aveva l'aria sbalordita. Ma... cosa ci fai tu qui?
Lui apr le mani davanti a s in un gesto disarmante. Io... veramente non lo so. Mi sono
appena fermato nel tuo ufficio... non c'eri. Scrut la sua faccia in cerca di una traccia di
benvenuto o di contentezza: non ce n'erano. Lei teneva tutto dentro esattamente come lui
si ricordava. Immobile, calma, in attesa. Lo sconvolgeva in una maniera indicibile.
Quando sei arrivato? gli chiese infine.
Ieri mattina. Sono stato a casa dei miei genitori. Sarei venuto da te, per non sapevo...
non so... dove abiti. Si ferm, stupito di se stesso. Non era proprio da lui essere cos
insicuro di s, nervoso, e per una donna, poi... gli sembrava di sentire un'altra persona.
Lei lo stava ancora guardando con quella diffidente incredulit che lo eccitava e
spaventava al tempo stesso. Perch?
Lui alz le spalle. Volevo vederti. Non aveva senso dire qualsiasi altra cosa.
Dopo tutto questo tempo?
Lui scosse lentamente la testa. Non so cosa dire. Io... non volevo... era... Si ferm di
colpo. Ascolta, c' un posto dove possiamo andare a chiacchierare? Insomma, mi sento
un po' stupido a stare qui in mezzo alla strada, e fa anche freddo. Tu non hai freddo?
Not che Niela non indossava nemmeno la giacca.
Lei lo fiss. Lui era consapevole solo del battito accelerato del proprio cuore, della
sensazione di attesa mentre le scrutava il volto. I suoi lineamenti, che gli erano rimasti
impressi nella mente per quasi tre mesi, parevano ora sconosciuti e al tempo stesso
familiari: pi affilati e pi belli di quanto si ricordasse, eppure anche pi distanti.
Trattenne il fiato. Il rumore del traffico e dei passanti intorno a lui improvvisamente si
affievol, tutto era immobile. E poi lei sorrise. Il sollievo di Josh fu cos grande che sembr
infrangersi su di lui come un'onda. Perch non ci vediamo dopo il lavoro? C' un bar in
fondo alla strada. Ci troviamo l intorno alle cinque?
Lui annu. Ci sar. Esit un attimo. Grazie.
Lei parve capire cosa intendeva. Gli rivolse un altro sorriso e continu per la sua strada.
Lui la segu con lo sguardo per qualche istante, poi si infil le mani in tasca e si incammin
nella direzione opposta. Le cinque. Due ore da far passare. Semplice. O almeno cos
pensava.
Oh, Niela. Jenny, l'impiegata alla reception, alz lo sguardo sentendola entrare. Un
ragazzo  appena stato qui a cercarti. Non ha lasciato messaggi. Credo che abbia detto di
chiamarsi Josh Keeler.
Grazie si affrett a dire Niela e corse verso l'ascensore prima che Jenny potesse chiederle
altro. Aveva le guance in fiamme, malgrado il freddo. Non riusciva ancora a crederci. Josh.
L. A Londra. Premette il pulsante del suo piano e si appoggi a una parete. Si rese conto
che stava tremando, mentre usciva dall'ascensore e si dirigeva verso l'ufficio dove
lavoravano tutti i traduttori. Fece un cenno di saluto a Shaheeda e a Ludmilla e si sedette
davanti al monitor. Sentiva una morsa allo stomaco. Guard il dpliant a cui stava
lavorando prima di uscire. "Alcuni servizi e supporti sono disponibili per tutti, mentre
altri dipendono dal reddito. Il vostro funzionario..." Cominci a battere sulla tastiera le
parole in arabo tentando di seppellire i propri pensieri in una palude di formule ufficiali.
Erano quasi le tre. Mancavano un altro paio d'ore. Josh. A Londra. Cos'era venuto a fare?
Era gi seduto quando lei entr nel bar, da solo, in un spar vicino alla vetrina. Alz lo
sguardo sentendola avvicinare e avvert fra il rumore e il brusio del bar la stessa tesa
esitazione che aveva caratterizzato tutti i loro incontri a Gibuti. Si alz per salutarla. Aveva
ancora la sciarpa intorno al collo, ma si era tolto la giacca. Indossava un maglione verde
scuro e portava i capelli un po' pi lunghi. In mezzo agli altri clienti, la cui pelle recava i
pallidi e smorti segni dell'inverno, il suo colorito scuro e cotto dal sole saltava all'occhio.
Niela rimase di nuovo colpita da quanto lui sembrasse energico e vivo: non aveva mai
conosciuto nessuno con una consapevolezza cos forte del proprio corpo e delle sue
infinite possibilit. Solo il pensiero dell'ultima volta in cui l'aveva visto la fece arrossire.
Si ferm davanti a lui, incerta se porgergli la mano o la guancia. Lui si chin in avanti; ci fu
un attimo di incertezza, poi lei si sent avvolgere dalla sensazione stranamente familiare
che le dava il corpo di lui. Le sue braccia erano forti e muscolose sotto il maglione. Lei
lasci cadere le sue, allarmata dall'immediata reazione del proprio corpo alla sua presenza,
come se i tre mesi di silenzio semplicemente non fossero esistiti.
Grazie per essere venuta le disse, la bocca vicinissima al suo orecchio. Non ero sicuro
che l'avresti fatto.
Perch? Si pos una mano sul viso come se si fosse scottata.
Josh la allontan un po' da s. Sei sempre cos? le chiese, un debole sorriso che le
indugiava agli angoli della bocca.
Cos come? Niela si tolse la sciarpa e prese una sedia.
Non saprei... cos... diretta? Non rispondere. Certo che lo sei.
Era diverso, l, da com'era stato a Gibuti. Adesso era lei a essere insicura, ad aspettare un
segnale da Josh. Lo osserv mentre si passava le dita fra i capelli e sulla barba di qualche
giorno. Era difficile non pensare alla sensazione delle sue mani che compivano gli stessi
gesti. Si sedette di scatto, innervosita. Allora, perch sei venuto? gli chiese
semplicemente.
Anche Josh si accomod, gli occhi sempre puntati su di lei. Appoggi le mani sul tavolo di
legno. Non lo so disse infine, scuotendo la testa quasi incredulo. Abbiamo finito il
progetto prima del tempo... avevo un permesso... Io... avevo solo voglia di rivederti.
Niela lo guard. Sembrava che lottasse contro qualcosa, una verit pi profonda e in
qualche modo pi difficile. Rimase colpita ancora una volta dall'orizzonte lontano che era
sempre presente nel suo sguardo, dalla distanza che manteneva e che da un lato la attirava
e dall'altro la respingeva.
Sembrava nascondere qualcosa, un segreto perduto e sepolto, qualche emozione o
esperienza che lui mostrava di non poter condividere. C'era un'oscurit in lui che la
spaventava e che, malgrado ci, lei capiva. Era la stessa oscurit che dimorava dentro di lei,
come risultato non del suo carattere, bens del suo passato. Un paio di volte lui si era
lasciato sfuggire qualcosa, come adesso. Farsi vivo a Londra sull'impulso di un momento,
dopo mesi di silenzio, non era un caso, per quanto lui cercasse di mostrarsi indifferente in
proposito. Lui voleva qualcosa, ne aveva bisogno, ma non era capace di dire cosa. La sua
presenza, cap Niela, era gi una risposta. Almeno per il momento. Vieni gli disse
finendo il caff e alzandosi in piedi. Andiamo fuori di qui.
Era sdraiata leggermente distante da lui, che si addormentava a intervalli. Il bagliore
giallastro delle lancette della sveglia indicava l'1:49 di notte. Il traffico sulla via si era
finalmente calmato; l'appartamentino dava sulla Goldhawk Road e la fiumana di camion e
tir era andata avanti ben oltre mezzanotte. Josh era cos abituato al tranquillo silenzio di
Islington che si era dimenticato quanto fossero rumorose altre zone di Londra. Teneva la
mano affondata nei capelli di Niela; li accarezz piano, godendosi il loro peso sulla mano.
La lampada sul comodino diffondeva un chiarore che le illuminava la pelle scura. Il suo
sguardo percorse tutto il suo corpo. Dormiva con una gamba sopra le coperte, le braccia
incrociate strette contro il costato. I seni erano pieni e rotondi; c'era una leggera lucentezza
sulla sua pelle che gli faceva venire voglia di seguire con le labbra i contorni del suo corpo,
di sentirne il sapore salato sulla lingua. Osserv il delicato sollevarsi e abbassarsi
dell'addome, ammirando la linea liscia e nitida del suo corpo, oltre la stretta spirale del
suo ombelico fino all'incavo sensuale creato dai muscoli delle sue cosce. Era perfetta, in
ogni senso possibile. La attir contro di s. Ora che era l, con lei, Josh scopr che non
poteva proprio pi lasciarla andare.
54
MADDY
Londra, giugno 1997
Erano passati esattamente due mesi dal matrimonio. A volte sentiva Rafe che diceva al
telefono: "S, gi due mesi, non riesco a crederci". Gli domandava con chi parlasse, e lui le
rispondeva: "Oh, era tizio...", sembrava che avesse molti amici. O almeno persone che gli
telefonavano e volevano sapere chi era Maddy. Lei non li distingueva. Non sarebbe
cambiato niente, pens sarcastica. Lei non conosceva nessuno e nessuno conosceva lei.
Non avevano nemmeno fatto la luna di miele; Rafe aveva troppo lavoro. Si sarebbero presi
una bella vacanza pi avanti, dopo il grande ricevimento che stavano progettando per
quando fossero venute Martha e Sandy. Lui si era concesso solo un paio di giorni di ferie,
il massimo permesso dal suo team. Quando era tornato al lavoro, Maddy aveva preso
l'abitudine di restare a letto fino a tardi tutte le mattine, ascoltando il rumore del traffico in
Euston Road, poco distante da loro. Le piaceva la zona in cui abitavano - Fitzrovia, la
chiamava lui - un quartiere squallido-chic che aveva preso il nome dall'imprenditore edile
Fitzroy, la cui casa si trovava ancora in una delle vie che sfociavano nella piazza omonima.
La Post Office Tower incombeva sopra di loro come un grasso dito di vetro e acciaio: di
notte si illuminava di una serie abbagliante di colori. Studenti, turisti, impiegati e qualche
residente andavano tutti a Fitzroy Square all'ora di pranzo; dalle alte finestre del
soggiorno al primo piano, Maddy li vedeva, seduti a gruppetti di due o tre, che lanciavano
briciole ai piccioni che avevano imparato a seguirli. L'appartamento di Rafe occupava il
primo e il secondo piano di un bel palazzo in Cleveland Street, a un minuto a piedi dalla
piazza. " anche casa tua, tesoro." Quelle parole l'avevano colpita. Non riusciva a
capacitarsene. La cosa pi costosa che lei possedeva era il soprabito di pelle marrone che a
volte indossava quando andava a fare una passeggiata in Regent's Park. L'appartamento
era poco vissuto e carino in un modo non pretenzioso. Il tocco di Diana era ovunque; dal
divano in pelle del salotto, una versione pi piccola di quello che troneggiava nella casa di
famiglia, alle lenzuola azzurre a fiori e agli asciugamani bianchi del bagno con una striscia
nera di lino. C'era persino una stampa in soggiorno che le sembrava la copia esatta di un
quadro appeso nel salotto di Diana.
Segu il disegno della trapunta con un dito. Erano le nove del mattino. Aveva tutta la
giornata davanti. Rafe sarebbe tornato a casa tardi. Lo attendeva un carico pesante di
lavoro: due o tre operazioni complicate. Maddy rotol sulla schiena pensando a ci che
stava facendo lui in quel momento. Qualche volta aveva provato a spiegarglielo -
discectomia cervicale anteriore, laminectomia, biopsia stereotassica - un linguaggio
sconosciuto a cui lei si stava a poco a poco abituando. Le piaceva il modo in cui le sue
mani tracciavano l'arco dei suoi movimenti durante un'operazione: taglio, incisione,
sondino; c'erano una delicatezza e una leggerezza che contrastavano con il suo vigore
fisico.
Maddy scost la trapunta con un gesto impaziente e fece scivolare le gambe gi dal letto.
Doveva alzarsi. And alla finestra e tir indietro le tende. Aveva bisogno di riempire in
qualche modo la giornata. Darle forma, uno scopo. Trovarsi qualcosa da fare. Non poteva
ciondolare tutto il tempo per l'appartamento. Era logico, riflett, cominciare da qualcosa
che conosceva. Il teatro. Avrebbe cercato di capire cosa c'era in giro, gli spettacoli in
cartellone, chi recitava... le solite cose. Familiarizzare con le strutture, gli attori, gli
interpreti. Farsi avanti. Aveva accennato qualcosa del genere ad Harvey domenica a
pranzo. "Potrei trovarmi un agente" gli aveva detto Maddy, sperando di non sembrare
troppo piena di s.
Come sempre, era stata Diana a rispondere. "A quale scopo?"
Maddy era arrossita. "Se... se voglio trovarmi un lavoro" balbett.
"Un lavoro?" Il tono di Diana l'aveva fatta sembrare una possibilit estremamente remota
per essere presa in considerazione.
Maddy l'aveva assecondata. "Oh, lo so che sar piuttosto improbabile... voglio dire, avete
attori bravissimi qui... una grande tradizione teatrale... con Shakespeare e tutto il resto...
Non credo che avrei delle chance... ma non si sa mai..." Aveva parlato troppo in fretta
dicendo troppe cose, ma non era riuscita a trattenersi; per fortuna era intervenuto Rafe a
salvarla. Ricordare quell'episodio la faceva arrossire. C'era qualcosa in Diana che
stimolava il suo lato infantile, disperatamente impaziente di piacere. Doveva trovare un
modo per rapportarsi con la suocera, perch niente di ci che faceva sembrava andare
bene. Per non parlare di quella dannata fotografia. Avvamp ancora di pi. Era in piedi
vicino al mobiletto in salotto, non sapendo dove mettere le mani. Le era caduto l'occhio su
una fotografia in una cornice d'argento e, naturalmente, l'aveva presa per guardarla. Un
gruppo di adolescenti, tutti vicini sotto gli spruzzi di una cascata, la luce del sole che
catturava le gocce e le pozzanghere ai loro piedi. Aveva riconosciuto subito Diana. Stava
ridendo, il viso rivolto verso l'obiettivo. Era appoggiata a un giovane; capelli e pelle scuri.
"Chi  lui?" aveva chiesto Maddy aggrottando la fronte. Aveva un'aria stranamente
familiare.
"Chi?" Le si era avvicinato Rafe.
"Lui." Maddy lo aveva indicato con il dito.
"Ah, quello  lo zio Rufus."
Maddy era rimasta a fissare la fotografia. S, era lui... una versione molto pi giovane e
pi abbronzata. Le ricordava un po' Josh, aveva pensato all'improvviso. Anche se lo aveva
visto una sola volta, la somiglianza era evidente. Non c'era da stupirsi: Josh era il nipote di
Rufus, dopotutto.
"Che cosa state guardando voi due?" Diana si era avvicinata a loro con in mano un
bicchiere di vino.
"Solo delle vecchie fotografie. Questa risale alla vacanza a Creta, vero?"
"Ah, quella."
"Lei sembra cos giovane" si era azzardata a dire Maddy.
"Mmh, era l'estate dei miei diciassette anni. I nostri genitori affittavano sempre una villa l,
tutte le estati." Aveva indicato Harvey con un cenno del capo.
Maddy ne era rimasta sorpresa. "Conosce Harvey da quando aveva diciassette anni?"
"Lo conosco da sempre." Diana aveva fatto una risatina "Eravamo vicini di casa, si erano
trasferiti quando io avevo quattro anni. I classici ragazzi della porta accanto."
"... cos romantico" aveva detto Maddy, arrossendo.
"Davvero?" aveva mormorato Diana. I suoi occhi avevano indugiato per un attimo su
Maddy.
" strano. Tuo fratello Josh... assomiglia pi a tuo zio Rufus che a tuo padre" aveva detto
Maddy guardando Rafe. La mano di Diana era scattata ad afferrare la foto e a rimetterla al
suo posto. Aveva la bocca serrata. Maddy l'aveva guardata, confusa. Chiaramente l'aveva
offesa, ma in che modo? Diana aveva girato le spalle alla mensola. Dalla rigidit della sua
postura e dal modo in cui teneva Rafe per un braccio, allontanandolo da l, Maddy cap
che la conversazione era finita. Era rimasta l, impalata vicino alla porta. L'aveva fatto di
nuovo: si era intromessa, aveva detto una parola di troppo. Le era scappata una smorfia,
accompagnata dalla solita stretta nervosa alla bocca dello stomaco. Sembrava la
conseguenza di ogni suo incontro con Diana.
Sistem le lenzuola, tirando su bene la trapunta e sprimacciando i cuscini. Raccolse da
terra i vestiti smessi, mise in ordine la stanza. Non ci volle molto. Era venuta dagli Stati
Uniti con tutti i suoi averi racchiusi in due grandi valigie, pi o meno lo stesso modo in cui
era arrivata a New York. Aveva dato via tutto il resto. Qualche padella, dei piatti, una o
due sedie... niente che non potesse ricomprare. Provava una strana sensazione: in meno di
ventiquattr'ore si era sradicata, aveva preso un aereo e se n'era andata, cos, come se
niente fosse. Quasi come se non fosse mai esistita. A parte la telefonata settimanale a sua
mamma, e le due a Sandy, non si era lasciata alle spalle nessuno che si sarebbe accorto
della sua assenza.
Usc dalla camera da letto e scese la breve rampa di scale che portavano al piano di sotto.
Si prepar una tazza di caff e la port in soggiorno. Anche quella stanza era ordinata e
silenziosa. Si avvicin alla finestra, sfiorando con aria assente i soprammobili. La ciotola di
legno dallo Swaziland regalo di un amico; il portafrutta in argento lucido, vuoto... il
televisore contro la parete, un libro sul tavolinetto. Lui non possedeva molte cose. Maddy
avrebbe dovuto fare acquisti, riempire la stanza. Metterci la sua impronta. Era casa sua
adesso.
Sorseggi lentamente il caff, osservando i segnali di vita nella via sottostante. Niente
fretta, si disse. Aveva tutto il tempo... e non molto altro. Tutto il tempo del mondo e
niente con cui riempirlo.
...
55
JULIA
Londra, giugno 1997
Julia si affrett lungo Upper Street, lo stomaco stretto dalla tensione. Era in ritardo di
quindici minuti. Detestava arrivare in ritardo. Specialmente in quel caso. Aveva un
appuntamento con Aaron. Dopo quasi una settimana di tormentosa indecisione, un
mercoled pomeriggio lui era andato da lei in biblioteca e le aveva sussurrato all'orecchio:
"Ti posso vedere? Fuori dal lavoro, intendo?". Il sollievo che l'aveva pervasa era stato cos
grande che si era sentita quasi sul punto di piangere. "Idiota" si era detta. "Ti stai
comportando come tutte le donne che disprezzi." Be', poteva anche essere cos, ma la
verit era che stava correndo lungo Upper Street diretta a un ristorante che aveva scelto lui,
non riuscendo a pensare ad altro che al fatto di essere in ritardo e che lui le aveva rivolto a
malapena cinque parole nelle ultime due settimane. S, si stava comportando proprio come
una sciocca ragazzina alla prima cotta, ma cosa poteva farci? Dalla sera alla mattina, a
quanto pareva, i suoi sentimenti per Aaron Keeler erano cambiati e l'attrazione che
provava ora era intensa esattamente quanto l'antipatia di prima.
Lo scorse seduto in un angolo, gli occhi fissi su di lei. Cerc di rallentare il passo per non
apparire troppo ansiosa. Come sempre, la sua espressione era indecifrabile. Scusa del
ritardo gli disse scuotendo la testa mentre si avvicinava. Katie mi ha trattenuto
all'ultimo minuto.
Il sorriso di Aaron apparve dopo un attimo, ma era deciso. Nessun problema, mi sono
divertito ad aspettare di vederti entrare. Mi piace come cammini.
Julia trattenne il fiato; non era la risposta che si era aspettata. Si sedette di scatto,
consapevole di essere arrossita. Sembro una papera disse, non sapendo nemmeno
perch l'avesse detto. Non era vero.
Strano tipo di papera replic lui in tono mite. Di certo non una papera di Regent's
Park.
Lei rise. Non so perch l'ho detto. Si tolse la giacca e aggiunse: La tensione.
Sei nervosa?
Tu no?
Lo sono sempre quando ci sei di mezzo tu. Potresti prendere una bottiglia e tirarmela
addosso.
Era un bicchiere protest Julia sorridendo. Non so perch tutti si ostinino a dire che era
una bottiglia.
Tutti? Inarc un sopracciglio.
Be', non proprio concesse Julia, rossa in volto. Solo i pochi che... ne parlano.
E chi saranno mai? La sua voce era canzonatoria.
Julia avvamp ancora di pi. Non voleva sembrare una stupida che aveva lui come
pensiero fisso. Oh, in effetti nessuno disse in tono indifferente. Ehm... cosa bevi?
Whisky e soda. Alz il bicchiere. Per calmare i nervi.
Julia non pot fare a meno di ridere. Racconti un sacco di stronzate, Keeler disse
prendendo in mano il menu e fingendo di studiarlo.
Stronzate?
Lei si sent addosso tutto il peso dei suoi occhi azzurri. S disse lentamente, posando il
menu e prendendo il bicchiere. Se lo port alle labbra e lo vuot d'un fiato. E non fare
finta di non saperlo.
L'espressione di Aaron cambi; rise e la sfior. Lei guard il suo avambraccio e le mani
grandi, leggermente abbronzate e con le lentiggini, una striscia di pelle pi chiara che si
intravedeva sotto il cinturino dell'orologio. Sent qualcosa muoversi dentro di s.
Il cameriere andava e veniva, portando le loro ordinazioni:
la cena, una bottiglia di vino, del formaggio, caff... Lei mangi e bevve come un automa,
tutto il suo essere concentrato sull'uomo di fronte a lei che tanto a lungo aveva detestato.
Lady Barrington-Browne aveva ragione. Amore, odio... "praticamente la stessa cosa, se
vuoi sapere come la penso". Sent quelle parole come se le avesse pronunciate ad alta voce.
Assurdo. Amore? Come poteva amare Aaron Keeler? Non sapeva niente di lui. Ma
all'improvviso desider moltissimo di conoscerlo.
Aaron era consapevole della mano di Julia infilata sotto il suo braccio mentre si
allontanavano dal ristorante verso il suo appartamento. Era giugno, anche se non si
sarebbe detto. Il cielo azzurro vivo del weekend precedente aveva lasciato il posto, da un
momento all'altro, a una spessa coltre di nubi. Be', almeno non stava piovendo, mentre
svoltavano in Upper Street e si dirigevano verso Napier Terrace. Ci fu un attimo di
imbarazzo quando lui apr la porta di ingresso e si fece da parte per lasciarla passare. Le
osserv la nuca mentre saliva la breve rampa di scale davanti a lui. I capelli, che di solito
teneva legati, erano sciolti e ondeggiavano lucidi mentre lei avanzava. Non aveva
scherzato prima: gli piaceva davvero guardarla camminare. In realt gli piaceva, punto.
Spesso si era ritrovato a fantasticare sul corpo che lei nascondeva sotto i suoi vestiti
eleganti. Belle gambe, aveva notato pi di una volta. Era alta e magra quasi come un
ragazzo, ma la camicetta di seta che indossava si era aperta quel poco che bastava per
rivelare il leggero rigonfiamento del suo seno. Era bella, pens, ma in un modo sobrio. La
sua non era la sensualit formosa della maggior parte delle donne che lui trovava
affascinanti. No, l'avvenenza di Julia Burrows era diversa: aveva a che fare con il modo in
cui parlava e si comportava, con la singolare cadenza aspra del suo accento... un
particolare che chiunque avrebbe cercato di nascondere, ma non lei. "Prendetemi come
sono" sembrava dire, con orgoglio. Lei aveva pi integrit - s, ecco la parola giusta! - di
chiunque lui avesse mai conosciuto. Senza nemmeno sforzarsi, lei lo aveva colpito. E di chi
poteva dire altrettanto?
Bella casa disse Julia quando furono in soggiorno. Non proprio come me l'aspettavo.
Cosa ti aspettavi? le chiese prendendole la giacca. Si accorse all'improvviso che gli
interessava davvero sapere cosa pensava lei.
Oh, non lo so... qualcosa un po' pi tradizionale. Sai... chintz.
Chintz? Accenn un sorriso. Io?
Mmh. Sfior la poltrona in pelle. Fiori, roba del genere... chi sono questi? Aveva
preso una delle fotografie incorniciate sulla mensola del caminetto. Riconosco tua
mamma... loro sono il resto della tua famiglia?
S, quello  Rafe. E quello  Harvey, mio padre.
E chi  lui? Glielo indic.
Josh. Sperava che la voce avesse un tono normale.
Josh?
Mio fratello. Il pi piccolo.
Questo  tuo fratello? Non riusc a nascondere una nota di sorpresa. Non vi somigliate
affatto. Tu e Rafe siete uguali a vostro padre, lui invece  diversissimo.
 all'estero la maggior parte del tempo tagli corto Aaron, togliendole di mano la
fotografia. Comunque, basta parlare della mia famiglia. Vuoi qualcosa da bere?
Lei scosse la testa. Penso che abbiamo gi bevuto abbastanza, grazie disse sorridendo.
Due bicchieri di vino...  gi troppo per me, sai?
Pensavo che voi gente del Nord reggeste l'alcol disse lui, poi trattenne il fiato per vedere
la reazione a quella battuta.
Julia sorrise... di nuovo quel sorriso affascinante che gli faceva battere il cuore. Io no
mormor. Si guardarono. Poi, proprio com'era successo l'ultima volta, si ritrovarono a
baciarsi. La bocca di lei era morbida e meravigliosamente calda. La sensazione che quello
fosse solo l'inizio di qualcosa che aveva aspettato a lungo avvolse lentamente Aaron. Sent
le proprie mani muoversi da sole per sbottonarle la camicetta; fece scivolare le dita sulla
sua pelle liscia e soda e la sent rabbrividire. Fu sorpreso della propria audacia. Julia
Burrows non era il tipo con cui andare troppo veloce: l'aveva saputo fin dal primo
momento in cui l'aveva vista. Ma lei era altrettanto eccitata. Lo capiva dal modo in cui il
suo corpo si arcuava e dalla disponibilit con cui lo accoglieva nella sua bocca. Il contrasto
tra l'algida freddezza della donna che conosceva da cinque anni e l'ardore che sembrava
generarsi in lei ora, fra le sue braccia, bast a fargli perdere la testa. Julia le sussurr, le
parole che si perdevano fra i suoi  capelli. Non voglio...
Ma qualunque cosa avesse intenzione di dire fu messa a tacere dal tocco delle mani di lei
che gli slacciarono la cintura e gli fecero scivolare gi i calzoni sui fianchi e dal modo in
cui lo fece voltare e sedere sulla poltrona. Aaron non sentiva altro che il desiderio
esplosivo di possederla. E dopo, naturalmente non riusc pi a pensare a niente.
56
DIANA
Londra, luglio 1997
Diana fissava Aaron come se non capisse quello che gli stava dicendo. Voleva portare
qualcuno a Mougins. Una donna. Con la famiglia per la vacanza annuale. Di quale donna
parli? gli domand.
Lui ebbe la decenza di arrossire. Si chiama Julia, mamma, lo... lavora con me.  un
avvocato?
S... be', sta finendo il secondo semestre del tirocinio.
Diana si sent sollevata.
E da quanto... vi conoscete? gli chiese, nel modo pi delicato possibile. Aveva voglia di
schiaffeggiarlo. Ma cosa diavolo stava succedendo ai suoi figli? Perch lei doveva essere
sempre l'ultima a sapere le cose? Le presentavano quelle... quelle donne... a cose gi fatte.
Da un po'. In effetti era al Balliol con me.
Al Balliol? E non ne hai mai parlato?
Lui si vergogn ancora di pi. Noi... non andavamo molto d'accordo, prima. Anzi, ci
odiavamo abbastanza.
Oh, capisco. Be', immagino non ci siano problemi se venite in due. Rafe sar l con
Maddy. Cerc di non lasciar trapelare la delusione dalla propria voce. In un certo senso,
fu costretta ad ammettere con se stessa, era un po' un sollievo. Si era chiesta che cosa
diavolo avrebbe fatto con la moglie di Rafe appiccicata al fianco per due settimane. Adesso
almeno ci sarebbe stato qualcuno la cui compagnia lei avrebbe quantomeno tollerato, se
non proprio apprezzato. Un avvocato. Sempre meglio di un'attrice fallita.
Ne sei sicura? Il tono di Aaron era mortificato.
Ma certo. Diana aveva un tono benevolo. Sono sicura che si divertir. Osserv il viso
di Aaron aprirsi in un sorriso. Diana represse il desiderio di dargli una sberla. Detestava
sorprese del genere. Prima Rafe con la notizia bomba di un matrimonio lampo, adesso
Aaron. Com' che si chiamava la ragazza? Julia. Julia Burro che cosa? Si domand che
aspetto avesse, quali scuole avesse frequentato. Almeno era andata a Oxford. Quello era
un fatto positivo, lo apprezzava. Santo cielo, cosa sarebbe successo ancora? Sent un
improvviso brivido di nervosismo. Rimaneva solo Josh... e Dio solo sapeva quale sorpresa
le avrebbe riservato lui. Be', sar meglio che la porti qui a pranzo la settimana prossima.
Preferisco incontrarla prima, visto che trascorreremo insieme due settimane. Invitala
domenica, cos conoscer anche Rafe.
E Maddy si affrett ad aggiungere Aaron.
S disse Diana asciutta. E Maddy.
Mougins? E dove diavolo si trova? gli chiese Julia la sera seguente.
Nel Sud della Francia. Abbiamo una casa l...  un posto bellissimo, ti piacer molto
disse Aaron facendo eco a Diana.
Per due settimane? Con te e la tua famiglia? aggiunse lei debolmente.
Non dovremo stare con loro tutto il tempo.  una casa immensa...  una vecchia fattoria.
L'abbiamo da quando sono nato io. Di solito ci andiamo due o tre volte all'anno.
Julia tacque. Lei e Aaron stavano insieme - quel vecchio, stanco eufemismo - da meno di
due mesi e non passava giorno senza che lei rimanesse sorpresa da qualcosa. Come
quell'invito a unirsi alla sua famiglia per le vacanze. Due settimane al sole nel Sud della
Francia. Lei non era mai andata in vacanza da nessuna parte prima.  molto gentile da
parte loro disse in tono esitante. Per io non li conosco. Non sar un po' strano che...
Sei invitata a pranzo domenica prossima la interruppe Aaron.  stata un'idea di mia
madre, non mia si affrett ad aggiungere. Vuole conoscerti.
Davvero? Julia rimase a bocca aperta. Diana Pryce voleva conoscere lei? Deglut
nervosamente. Sarebbe fantastico disse, con una sicurezza che non provava. La sua
mente stava gi galoppando. Pranzo domenicale. Cosa cavolo doveva mettersi?
57
La casa di famiglia dei Keeler nella zona settentrionale di Londra era bella come possono
esserlo solo le case dei ricchi da generazioni, not Julia non appena si fermarono fuori
dall'ingresso. Imponente, elegante, ritinteggiata di fresco ma senza essere appariscente;
finestre scorrevoli dai telai in legno, vasi di fiori e un giardino ben curato. Gradini
lastricati conducevano gi a un seminterrato e a un'armoniosa composizione di rocce,
cactus e cespugli fioriti decorativi. La porta di ingresso era elegante mente pitturata di
nero, con un pesante batacchio d'ottone ben lucidato... Julia registr tutti i dettagli. Era
lontana anni luce dalla casa in cui era cresciuta lei. Tenne stretta la mano di Aaron, che la
guid su per la piccola scala. Apr la porta di ingresso con le sue chiavi ed entrarono.
L'appartamento era fresco e profumavo di cibo appena preparato.
Mamma? grid Aaron gi per la tromba delle scale. Non ci fu risposta, ma dal piano di
sotto giunsero le note di un disco di musica classica. Si volt verso Julia. Andiamo gi.
Probabilmente sono in giardino.
La cucina era grande come tutto il pianterreno della casa di Elswick dove aveva abitato
Julia. Piani di lavoro in acciaio inossidabile, accostamenti di colori e tessuti alla moda,
quadri, maschere africane, una lunga fila di libri di cucina e, sul tavolo, diverse bottiglie di
vino rosso stappate. Julia deglut di nuovo e abbass lo sguardo sul suo vestito: Laura
Ashley, chiaramente la scelta sbagliata.
Aaron! Qualcuno stava venendo verso di loro. Julia strinse gli occhi guardando verso la
finestra scorrevole. Si era tolta gli occhiali per l'occasione. La sagoma divent pi distinta.
Era Diana Pryce. Tesoro, sei arrivato. Finalmente. Entr in cucina con le braccia tese
verso il figlio. Alz il viso per farselo baciare.
S, scusa se siamo un po' in ritardo.
Colpa mia si affrett a dire Julia. Sono arrivata tardi da lui.
Diana la guard, sgranando appena gli occhi nell'udire la sua voce. Julia riconobbe subito
quello sguardo. Era un "Santo cielo, che cosa abbiamo qui?". Le tese la mano e Diana gliela
strinse. Una stretta rapida e poco convinta, un debole sorriso e una veloce occhiata dalla
testa ai piedi per giudicare lei, i suoi vestiti, le scarpe... Il destino di Julia era segnato: una
ragazza della classe operaia. Oddio.
Vieni a conoscere Rafe le disse Aaron prendendola per mano.  gi arrivato pap?
 di sopra.  andato a prendere un disco... una cosa che voleva fare ascoltare a Maddy.
Diana si volt e fece strada. Non aveva rivolto una parola a Julia. C'era una coppia seduta
all'ombra di una quercia frondosa. La donna, una rossa molto magra, era tutta sorrisi.
L'uomo alz lo sguardo. Julia spalanc gli occhi. Lui e Aaron si somigliavano come due
gocce d'acqua. Differivano solo per alcuni particolari: un neo sopra l'angolo sinistro del
labbro; occhi azzurri leggermente pi scuri di quelli di Aaron; capelli pi corti e pi
arruffati. Julia rimase indietro mentre i due fratelli si abbracciavano, invece la donna la
guard con un'aria di attesa e si alz. Julia non sapeva se darle la mano o la guancia. La
rossa risolse il problema.
 fantastico conoscerti esclam baciandole il viso con trasporto. Ho sentito parlare cos
tanto di te!
Julia si ritrasse subito. Sapeva che Aaron non aveva fatto parola di lei con nessuno, men
che meno con quella sgargiante americana dal sorriso a trentadue denti. Sent la mano di
Aaron posarsi sulla sua schiena e guidarla verso il fratello. L'accoglienza di Rafe fu pi
misurata.
Ciao le disse porgendo una mano. Sono Rafe, piacere.
Il piacere  mio disse Julia con un filo di voce.
Venite, accomodatevi... io ne prendo un'altra. Rafe le offr la sua sedia.
Julia si sedette guardinga, infilando sotto di s le gambe nude.
Con il suo abitino estivo a fiori e le scarpe da tennis si sentiva troppo infantile. Diana
indossava dei pantaloni di lino bianchi e un leggero caftano azzurro. L'eleganza semplice
e discreta che a Julia piaceva, ma che non riusciva mai a imitare. Persino la moglie di Rafe
sembrava un tipo interessante: grandi anelli d'oro come orecchini e una ampia gonna da
zingara. Julia accett un drink da Aaron e si concentr a berlo tutto in silenzio, annuendo
educatamente ogni volta che gli altri dicevano qualcosa.
Il pranzo fu servito in casa e fu delizioso, a base di bouillabaisse, come disse Diana con un
perfetto accento francese, in onore delle loro imminenti vacanze. Julia era seduta accanto
ad Aaron e parlava solo quando la interpellavano. Le piacque immediatamente Harvey.
Aveva un fascino all'antica, un modo di parlare che la fece sentire a suo agio. Le sue
domande erano profonde e Julia si sorprese a raccontare spontaneamente di s. Le chiese
della sua famiglia e dei suoi genitori... erano ancora .a Newcastle? Sent che Aaron si
irrigidiva accanto a lei, ma riusc a rispondere, in tono piuttosto naturale: No, sono morti.
Un incidente d'auto.
Oh, mi dispiace molto. Non di recente, spero. Harvey la fissava con i suoi occhi azzurri e
gentili.
Julia scosse la testa. No,  successo quando avevo sedici anni.
Maddy esclam improvvisamente: I tuoi genitori sono morti? Tutti e due? Oh, mio Dio!
Fiss Julia, che trasal come se l'avessero schiaffeggiata. " un mio lutto, non tuo" le
veniva da ribattere. Annu freddamente, ma ci non bast a fermare il torrenziale
interrogatorio di Maddy: Ma come hai fatto a sopportarlo? Voglio dire, quanti anni avevi?
Sedici? Poverina.  la cosa pi brutta che abbia mai sentito.
Julia era senza parole. Pos il bicchiere, si scus e si alz da tavola. Aveva gli occhi pieni di
lacrime... ma di rabbia, non di tristezza. Come osava? Ci che era successo ai suoi genitori
non era la trama di una commedia. Era... la sua vita! Non del materiale per una
rappresentazione sopra le righe. Le ci volle un quarto d'ora di solitudine in bagno per
calmarsi. Quando torn a tavola, Maddy era mogia. Evidentemente aveva recepito il
messaggio: aveva esagerato.
Tre ore pi tardi, quell'estenuante prova era finita. Julia e Aaron andarono a fare una
passeggiata da soli lungo la Northumberland Park Road, mano nella mano. Era un
bellissimo pomeriggio, ma Julia non era dell'umore adatto per apprezzare la luce del sole.
La sua mente continuava a tornare al pranzo. Non le importava di Maddy. Nemmeno un
po'. C'era qualcosa in lei che la irritava. Si sforzava troppo di piacere, rideva di barzellette
che non erano divertenti e simpatizzava eccessivamente con gli altri, fino a rendersi
ridicola. Ma almeno aveva avuto il buonsenso di tacere dopo la sciocca uscita sui suoi
genitori. Non sapeva se sarebbe riuscita a sopportarla oltre. Quanto a Diana... be', non era
affatto come se la immaginava. Gelida, controllata e abituata a comandare. Sedeva a
capotavola, con i suoi ragazzi disposti intorno a lei, reclamandoli tutti per s. Le altre due
donne presenti erano un'irritante distrazione secondaria. Julia conosceva il tipo: Diana era
una maschilista: amava i figli e considerava mogli e fidanzate niente pi che sciocchi
intralci. D'un tratto rabbrivid, nonostante la calura del pomeriggio. Diana Pryce era
diversa da come pensava che fosse, ma, ora che l'aveva conosciuta, in qualche modo non
ne era sorpresa. Avvertiva la sua presenza sia in Aaron sia in Rafe. C'era una sensibilit, in
loro, che era anche debolezza: lo sforzo, senza dubbio, di essere all'altezza della madre e
delle sue aspettative esagerate.
Come se le leggesse nel pensiero, Aaron si volt di scatto verso di lei. Che cosa pensi di
Diana? le chiese con una vena d'ansia.
Lei ...  adorabile ment Julia. Davvero stupenda. Io... non credo di esserle piaciuta
molto aggiunse dopo un attimo.
Oh, conoscendoti ti apprezzer, vedrai disse Aaron visibilmente sollevato. Le ci vuole
un po'.
Anche a me, avrebbe voluto dire Julia, invece tacque. Per il momento era contenta che la
sua risposta gli fosse piaciuta. Rivolse i suoi pensieri a Mougins. Malgrado le sue riserve
su Diana e Maddy, era eccitata. A dirla tutta, non vedeva l'ora, accidenti. Una vacanza di
due settimane nel Sud della Francia! "Non sono mai stata all'estero" aveva detto a Diana
durante il pranzo.
Lei aveva inarcato un sopracciglio perfettamente disegnato... solo uno. "Mai?"
Julia aveva scosso la testa. "No. Se escludiamo la Scozia. E ci siamo andati in macchina."
"Non hai mai preso l'aereo?" Aaron non era riuscito a nascondere una nota di stupore.
Julia aveva scosso di nuovo la testa, ma, prima che potesse rispondere, era intervenuta
Maddy. "Neanch'io" aveva detto allegramente. "Quando sono venuta a Londra la prima
volta ero cos agitata che non riuscii a chiudere occhio... Mi ricordo ogni minuto passato
su quell'aereo, lo giuro!"
Julia si era arrischiata a lanciare una veloce occhiata a Diana. Non una, bens due donne in
casa sua cos evidentemente poco all'altezza: una cosa assurda. Aveva mormorato
qualcosa di incomprensibile e il momento era passato.
E adesso sarebbe stata costretta a trascorrere due settimane con loro. Due donne che non
erano mai state all'estero, n in una scuola privata, non avevano mai preso lezioni di
equitazione n suonavano il piano; senza dubbio nessuna delle due sapeva nuotare,
scegliere un buon vino o dire bouillabaisse in modo corretto. Nonostante ci, a Julia venne
da sorridere. Le stava bene... Era chiaro che Diana aveva trascorso il suo tempo a
pianificare la vita dei figli fino all'ultimo dettaglio. Le scuole giuste, le case giuste, i lavori
giusti... e poi, proprio nel momento in cui tutto avrebbe dovuto dare i suoi frutti, i suoi
ragazzi le avevano voltato le spalle e fatto di testa loro, presentandole un'attrice americana
disoccupata e una ragazza del Nord. C'era proprio da mettersi a ridere.
"L'ho fatto un'altra volta" pens Maddy sconsolata mentre la porta si chiudeva dietro
Aaron e la sua ragazza. "Esagerata chiassosa, eccessivamente amichevole, americana."
Aveva avvertito il ritrarsi di Julia non appena aveva aperto bocca. Sarebbe mai riuscita a
trovare il giusto equilibrio? Con Diana era troppo riservata, troppo formale, troppo rigida.
Con Julia era stata troppo espansiva. Non poteva aspirare al fascino freddo e naturale di
Diana ed era convinta che Harvey la giudicasse una sciocca. Persino Aaron sembrava
essersi dimenticato di lei non appena si era girato dall'altra parte. Maddy si sentiva
incapace di attirare l'attenzione di qualcuno: il colmo, considerando che era un'attrice.
Aveva studiato Julia nel modo pi discreto possibile capelli scuri e lucidi lunghi fino alle
spalle, sopracciglia curato, pelle pallida e perfetta. Era attraente - addirittura bella - ma in
una maniera piuttosto spigolosa. Il suo accento era molto diverso da quello di Rafe e di
Aaron: pi aperto e piatto, meno comprensibile per Maddy. Aveva parlato poco; di tanto
in tanto il suo sguardo si era soffermato su di lei. "Cosa diavolo ci fa Rafe con una come
te?" le era parso che si chiedesse. Maddy non aveva il portamento distinto e la raffinatezza
tipici delle donne inglesi. L'abito a fiori di Julia e le sue scarpe da tennis erano l'emblema
dell'eleganza europea. Invece la sua gonna ampia di patchwork, la scollatura ricamata e i
cerchi d'oro alle orecchie le erano sembrati d'un tratto stupidi e volgari. Scivol ancora pi
in basso sulla sedia. Aveva soggezione di Julia, anche se aveva a malapena aperto bocca.
Era anche un avvocato... ed era stata a Oxford, ovviamente: una versione pi giovane e
ancora pi riservata di Diana, in altre parole. Si sarebbe inserita perfettamente, pens
Maddy invidiosa, mentre lei non ce l'avrebbe mai fatta. Mai.
58
JULIA
Mougins, agosto 1997
La macchina avanzava serpeggiando fra pinete e uliveti, ogni curva leggermente pi
stretta e ripida della precedente. Continuarono a inerpicarsi sulle colline sopra Cannes. Ci
siamo quasi disse lui togliendo una mano dal volante per appoggiargliela sulla coscia. Ti
piacer, te lo assicuro.
Julia era senza parole. Era seduta accanto a lui e non riuscivo a staccare gli occhi dal
paesaggio: chilometri e chilometri di folto fogliame verde scuro, interrotto ogni tanto da
un cipresso o da un campanile di paese. Le fattorie e le ville in pietra erano nascoste tra le
colline, per sfuggire sia al sole sia agli occhi dei curiosi. In cima a un'altura, dove la strada
si biforcava, Aaron svolt in uno stretto viottolo.  proprio qui in fondo le disse
guidando la macchina entro i solchi tracciati. Guarda... ecco la quercia dove facevamo
l'altalena da piccoli. Appartiene al vecchio Cassoux, il vicino. Pap un'estate ci costru
sopra una piattaforma per dormirci, ma quando tornammo l'estate successiva lui l'aveva
tirata gi. Non ci ha mai sopportato.
Da quanto tempo mi avevi detto che venite qui? chiese Julia allungando la testa per
vedere meglio. Era la visione pi pacifica di cui avesse mai goduto.
Da quando sono nato. I miei nonni possedevano una villa qui... Harvey e Diana ci
venivano da bambini. Mia madre continua a farci dei lavori... nuovi bagni, una nuova
cucina... la adora.
 bellissimo disse Julia sporgendosi dal finestrino per inspirare a fondo il profumo dei
pini. Se fosse per me, non vorrei mai andarmene. Oh...  quella? Quel cancelletto
bianco? esclam d'un tratto. S.
Julia si sentiva eccitata come una bambina. Apr la portiera e scese non appena Aaron
ferm la macchina. Un cancello bianco in un muro di pietra giallo intenso. Enormi
cespugli di oleandri rosa, una fila di ulivi pallidi, un vecchio cedro nodoso... apr con una
spinta il cancello e corse davanti ad Aaron. La casa colonica in fondo al sentiero aveva
muri dipinti di ocra e imposte azzurre; un lato era interamente tappezzato di edera,
mescolata a una pianta rampicante dai fiori gialli. Era agosto e tutto era in flore. Rallent
avvicinandosi alla porta d'ingresso. Lei e Aaron erano i primi ad arrivare. Avrebbero
avuto la casa tutta per loro per una notte. Diana e Harvey sarebbero venuti il pomeriggio
seguente, Rafe e Maddy la sera in aereo. Julia si ferm davanti alla porta provando
un'improvvisa timidezza. Cosa non avrebbe dato sua madre per trovarsi in un posto del
genere...
L'ingresso era fresco e buio; le imposte erano ancora chiuse per riparare l'interno dal sole
caldo del tardo pomeriggio. Sulla sinistra c'era una porta parzialmente aperta. La spinse e
si ritrov in un'enorme cucina. Un grande tavolo di legno dominava la stanza e su di esso
troneggiava una brocca piena di fiori freschi che diffondevano nell'aria il dolce profumo
dei lill e delle rose. Appese a una parete, secondo l'uso provenzale, c'erano decine di
pentole e utensili in rame. Julia rimase impalata in mezzo alla stanza, guardandosi attorno
inebetita. Quella stanza sembrava uscita da una rivista. Torn nell'ingresso. Il pavimento
in pietra era ricoperto per tutta la lunghezza da un bel tappeto color panna. Il tocco di
Diana era dappertutto: dipinti interessanti alle pareti, una ceramica qui, una piccola
scultura l... alla parete alla sua sinistra scorse una maschera africana. Era tutto bello.
Noi siamo su. Aaron entr trascinandosi dietro le valigie. Porto di sopra queste.  la
stanza in cima, la seconda rampa di scale.
Lei lo precedette, super il primo pianerottolo e poi sal una scala ancora pi stretta che
portava a quella che un tempo doveva essere stata la soffitta. In cima c'era una sola porta.
La apr piano e si affacci sulla soglia. Era una stanza lunga e ampia, con finestre su
entrambi i lati. Il letto era grande e basso, con un copriletto bianco ricamato e una quantit
di cuscini dai colon vivaci. Una fruttiera piena di pesche profumate era appoggiata sul
mobile della toeletta. Julia fu invasa da un'intensa sensazione di benessere proprio mentre
Aaron entrava dalla porta. Si volt verso di lui e gli pos una mano sul braccio.  perfetto,
Aaron Assolutamente perfetto. La borsa che lui stava portando cadde sul pavimento con
un leggero tonfo. Lui baci Julia.
Sono contento che ti piaccia.
Julia gli mise una mano sul petto e appoggi la testa sulla sua spalla. Il suo corpo era caldo.
Lui la baci con passione e il suo abbraccio si fece pi stretto. Julia sentiva il cuore di lui
che batteva sotto le sue dita. Aaron cominci a sbottonarle la camicia. Si sedettero sul letto
e si voltarono l'uno di fronte all'altra. Fra le ciglia socchiuse lei scorse il viso di lui,
sognante e distante, mentre il suo corpo cominciava a ricercare il proprio piacere. Aaron le
accarezz la pancia, le dita sensibili al tremore che il suo tocco provocava, ogni tanto
fermandosi come per controllare la reazione di lei prima di scivolarle dentro con un
movimento che le strapp un gemito.
Aaron gli sussurr io...
Ssh... Entr in lei, gli occhi chiusi, le mani che cercavano le sue. La tenne ferma sotto di
s, aumentando il ritmo finch anche lui esplose, con un verso inarticolato che veniva dal
petto. Julia. A poco a poco il corpo di Aaron si rilass, diventando pi pesante, finch il
suo respiro, tornato regolare, le fece capire che si era addormentato.
Il cinguettio di uccelli non familiari la risvegli pian piano dal sonno. Era sdraiata di fianco
ad Aaron, ad ascoltare il richiamo gorgheggiante del cuculo e la risposta modulata di un
uccello sconosciuto. Da qualche parte oltre la collina giungeva il rumore di lavori edili, ma
niente riusciva a infrangere la bolla di pace e tranquillit che circondava la casa colonica.
Si alz dal letto e ispezion la stanza. I loro vestiti erano tutti sparsi in giro... i jeans di
Aaron pendevano comicamente oltre il letto, una gamba ancora attaccata alla sua caviglia
sotto il copriletto. Gliela fece scivolare via, raccolse il resto e si rivest. Le assi di legno del
pavimento scricchiolarono sotto il suo peso, ma Aaron continu a dormire indisturbato.
Julia scese in cucina, le dita dei piedi che si irrigidivano al contatto con la superficie fredda
della pietra. Era chiaro che qualcuno era passato da casa quella mattina: su un armadietto
era appoggiato un cesto coperto da un tovagliolo a quadri rossi e bianchi. Lo sollev: sotto
c'erano una mezza dozzina di uova fresche, un panetto di burro bianco e un sacchetto di
carta marrone con dentro dei pomodori. Sul tavolo vide due lunghe e sottili baguette, in
frigo una caraffa di latte fresco. Avvert il morso della fame. Stacc un pezzo di baguette e
la divor mentre preparava il caff. Traffic un po' con l'enorme cucina a gas prima di
riuscire ad accendere un fuoco. Aspettando che l'acqua bollisse, si avvicin alla finestra. Il
giardino era selvatico e rigoglioso, con macchie appariscenti di colore, molto diverso dal
prato curato di Islington. Uno stormo di uccelli - rondini? - sfrecci nel suo campo visivo e
scomparve dietro la linea grigiobl delle colline in lontananza. Apr il rubinetto e riemp
un bicchiere d'acqua. Lo bevve con aria sognante, una parte di lei ancora sdraiata nel letto
basso dove aveva appena fatto l'amore con Aaron. C'era una collezione di fotografie in
cornice sulla grande credenza francese vicino alla porta. Si avvicin e ne prese in mano
una. Le aveva notate anche nella casa di Londra, ma le era mancato il coraggio di
guardarle. Studi la fotografia: c'erano Diana, Harvey... e i tre fratelli. Non riusciva a
capacitarsi di quanto fosse diverso Josh. Fissava torvo l'obiettivo, il suo corpo leggermente
discosto dagli altri, come a voler rimarcare la propria distanza. Un rumore improvviso
dietro di lei la fece trasalire. Quasi le scapp di mano la foto.
Cosa stai facendo? Mi sono svegliato e non c'eri. Il tono di Aaron era un po' imbronciato.
Niente. Sono solo scesa a preparare il caff. Ne vuoi? Mise gi la cornice facendo
attenzione.
Cosa stavi guardando?
Una fotografia. Stavo pensando a quanto siete diversi voi due... da lui. Indic la foto.
Josh. ...  forse successo qualcosa fra voi? chiese con delicatezza.
No rispose Aaron distaccato.  all'estero.
Non ne parli mai.
Possiamo cambiare argomento? Non ho intenzione di rovinare il primo giorno di vacanza
parlando di lui.
Certo disse avvicinandosi ai fornelli. Caff? gli chiese, nel tono pi dolce che riusc a
usare.
Lui annu. C'era una strana espressione sul suo volto. Dopo un attimo era sparita. Si
avvicin a Julia e le affond la testa fra i capelli. Lei sollev una mano per sfiorargli la
faccia. Rimasero cos per un istante, respirando profondamente. Era il primo attrito da
quando era iniziata la loro relazione. A poco a poco Julia sent il corpo di Aaron rilassarsi
contro il suo. C'era qualcosa che non andava, pens, mentre gli accarezzava la faccia, ma
non aveva idea di cosa fosse. Un dissidio, un antico litigio, forse? Qualche screzio infantile
che rifiutava di appianarsi? Non ero sempre cos, in fondo, in tutte le famiglie? Lei era
figlia unica e non aveva pietre di paragone, niente da offrire ad Aaron se non il suo
abbraccio.
59
DIANA
Mougins, agosto 1997
Harvey fren di colpo e la macchina inchiod. Diana si era appisolata; sent lo scossone
improvviso e si svegli, ma lui era gi sceso dall'auto. Qualche minuto dopo infil
parecchi filoncini di pane dal finestrino posteriore. La macchina si riemp all'istante di un
profumo fragrante. La pancia di Diana stava brontolando. Era passato ormai un bel po' da
quando avevano pranzato. Allung una mano dietro e tir verso di s una delle ficelles
infarinate. La crosta scrocchi sotto la pressione della sua mano. La spezz e ne porse
prima un pezzo ad Harvey, poi ne stacc un altro per s, che prese a masticare lentamente.
Guard fuori dal finestrino. I bambini in divisa scolastica - i grembiuli a quadretti bianchi
e rossi che si ricordava dalla sua infanzia - venivano trascinati riluttanti lungo la strada
dalle madri in minigonna e tacchi incredibilmente alti. Harvey riavvi l'auto, cambi
corsia e acceler. I tavolini all'esterno dei bar erano piccole isole attorno alle quali si
raccoglievano gli uomini anziani in canottiera, che sorseggiavano bicchieri di pastis giallo
chiaro.
I raggi del sole trafiggevano gli alberi che fiancheggiavano la strada; mentre si
allontanavano dalla citt verso le colline, la foresta si fece pi folta finch si ritrovarono a
viaggiare sotto una volta verde. Diana aveva lo sguardo fisso fuori dal finestrino.
Doppiarono una curva dopo l'altra; fugaci lampi di fiori lungo il ciglio della strada, alcuni
grigi per la polvere. Dietro di loro si intravedeva la linea blu del mare. Superarono una
collina davanti a loro si distese una valle di lavanda azzurra, ancora avvolta nella bruma.
 spettacolare, vero, tesoro? mormor Diana ad Harvey. Non importa quanto spesso ci
veniamo, ogni volta mi dimentico come sia bello. Lui le appoggi una mano sulla coscia
senza parlare; era il suo modo di rispondere alle sue domande.
La ghiaia scricchiol sotto gli pneumatici mentre avanzavano lentamente sul sentiero
verso la casa. Al cancello, Diana scese, godendosi la carezza del sole sul volto e la
possibilit di sgranchire finalmente le gambe. Harvey oltrepass il cancello in macchina e
lei lo richiuse, poi percorse il vialetto, stringendosi le braccia in vita. C'era un'auto bianca
parcheggiata all'ombra, Aaron e quella sua fidanzata erano gi l. Rafe e Maddy sarebbero
arrivati pi tardi, verso sera. Entr in cucina; madame Poulenc doveva essere gi stata l
quella mattina: la stanza era immacolata, come al solito, e il frigo pieno. Sulla stufa c'era
una grande casseruola con dentro qualcosa di delizioso che si stava raffreddando. Prese il
bollitore e si avvicin al lavandino. Prima le cose pi importanti: una tazza di t. "Oh, les
anglais..." Poteva quasi sentire la voce di madame Poulenc. Aspettando che l'acqua
bollisse, prese due tazze dalla credenza.
Una tazza di t, tesoro? Si volt sentendo Harvey entrare in cucina. Con la testa arrivava
praticamente a toccare il soffitto, not divertita. Era successo lo stesso con tutti i ragazzi. Si
ricordava l'estate in cui Rafe era cresciuto di botto: aveva trascorso met della vacanza a
massaggiarsi il capo. Doveva abbassarsi per entrare in qualunque stanza. L'anno seguente
era stata la volta di Aaron e, un paio d'anni dopo, di Josh. Al pensiero di Josh sent la solita
fitta allo stomaco. Aveva davvero temuto che lui non diventasse alto come gli altri figli.
Un timore infondato: adesso era persino pi alto di Harvey di qualche centimetro.
Suo marito si avvicin mentre aspettavano che il bollitore cominciasse a fischiare. Per
qualche istante non ci fu altro rumore nella casa a parte quello dei loro respiri. Poi Diana
senti il cancello cigolare e il passo pesante di madame Poulenc sulla ghiaia. Insisteva
sempre per venirli a salutare di persona appena arrivavano. Diana si volt verso la porta.
Madame Poulenc era sulla soglia, il viso raggiante in un sorriso di benvenuto. Un rito
immutabile da decenni.
Harvey era sotto la doccia; Diana sentiva la sua profonda voce baritonale mentre
canticchiava qualche motivo che avevano ascoltato per strada. Le due valigie erano aperte
sul letto vicino alla finestra; vestiti e grucce in mano, andava avanti e indietro per
appenderli nella piccola cabina armadio adiacente, per poi sistemare le valigie in solaio.
Aveva finito e stava per chiudere la porta scorrevole, quando lo sguardo le cadde sul
baule appoggiato contro il muro sotto l'appendiabiti. Istintivamente le sue dita toccarono
la sottile catena d'oro che portava al collo da pi di trent'anni. La chiave del baule era uno
dei quattro ciondoli che vi erano appesi. La sfior, come per ricordarsi della sua presenza.
Erano anni che non apriva quel baule; d'un tratto fu sopraffatta dal desiderio di andarvi a
frugare dentro, ma il rumore della porta del bagno che si apriva la ferm. Anni prima
Harvey le aveva chiesto che cosa contenesse. "Oh, i soliti ricordi di infanzia. Sai, lettere,
cianfrusaglie, cartoline, cose del genere." Povero Harvey... le aveva creduto sulla parola,
naturalmente, e non le aveva pi chiesto niente. Si era fatta fare una copia della chiave di
ottone pochi mesi dopo avere comprato il baule e, da allora, non se l'era mai tolta di dosso,
nemmeno una volta. Neanche quando era stata ricoverata in ospedale per un'appendicite.
Aveva protestato cos tanto che Harvey aveva fatto in modo che potesse tenere addosso
tutti i gioielli. Il collega che l'aveva operata, in fondo, era un amico.
Ma non era davvero il caso di essere cos paranoica. N Harvey n madame Poulenc, le
uniche due persone che, per quanto ne sapesse lei, erano al corrente dell'esistenza del
baule, si sarebbero mai sognati di aprirlo. No, le sue cose erano al sicuro. Solo lei sapeva -
e avrebbe sempre saputo - che cosa c'era dentro.
...
60
MADDY
Mougins, agosto 1997
Scostando la fitta coltre di fiori e foglie che spuntavano da tutto le parti, Maddy si fece
strada gi per il sentiero incolto verso la piscina. Era alla villa da tre giorni e quello
sarebbe stato il primo che aveva tutto per s. Sospir beata. Un giorno intero libera dalle
richieste degli altri, libera da Diana e dalla sua ironia acidi, libera dalla lingua lunga di
Julia, libera da tutto. Spost l'ultimo ramo e arriv in piscina. Trattenne il fiato. Era
bellissima. La liscia pellicola turchese si increspava leggermente nella brezza. Qualcuno -
Diana, probabilmente - aveva dato disposizioni di tirare fuori le sdraio.
Pos per terra la grande borsa da mare; dentro c'erano un romanzo, alcuni flaconi di
crema solare e una bottiglia di vino bianco ghiacciato.
Si sedette, inforc gli occhiali scuri e rivolse la faccia al solo di agosto. Piano piano la
tensione che si era creata in lei negli ultimi tre giorni cominci a dissolversi. Prese il libro,
apr alla pagina dove aveva lasciato il segno e cominci a leggere. Si stava divinamente.
L'aria era tiepida, una carezza morbida sulla pelle. Sotto l'incanto del calore, il suo polso
cominci a rallentare; con la mano scacciava pigramente gli insetti che punteggiavano la
pagina. Scost una ciocca di capelli dal viso. Si ud il debole ronzio di una motocicletta in
lontananza; dopo un istante non c'era pi. Maddy prov a farsi ombra con la mano mentre
leggeva, ma le parole cominciarono a danzare e ad annebbiarsi sotto i suoi occhi, e la sua
mente si allontan quasi impercettibilmente dal testo. Infine si appisol.
Si svegli di soprassalto. C'era la mano di qualcuno sul suo ginocchio, che risaliva con
delicatezza su per la coscia. Cerc di ricordarsi dove si trovava, chi era... e chi era l'uomo
seduto sul bordo della sdraio con la mano sulla sua gamba nuda. Rafe mormor
debolmente, felice. "Sono Maddy, sono in vacanza a Mougins. Lui  mio marito." Mi hai
fatto spaventare.
Come mai? La sua mano non si ferm sulla coscia. Avanz pi in alto, scivolando sotto
il sottile tessuto elastico del bikini.
Io... pensavo che tu fossi andato in citt con gli altri.
Infatti, ma sono tornato prima. No, non ti muovere.
Lei trattenne il fiato. Le dita di Rafe si muovevano leggere e provocanti sulla sua pelle. Lei
guard in basso e vide i muscoli dell'addome fremere. Rafe protest senza troppa
convinzione. Qualcuno potrebbe vederci...
E chi? Non c' nessuno qui. Infil un dito dentro di lei; Maddy dovette reprimere
l'impulso di attirarlo verso di s. Ssh. A poco a poco sciolse le sue difese. Lei lo guard
affascinata mentre cominciava a spingerla dolcemente, ma con decisione, verso l'orgasmo.
Aveva il controllo totale e perfetto del corpo di Maddy. Il suo addome cominci a
contrarsi piano e ritmicamente, i capezzoli erano turgidi contro il reggiseno striminzito...
Lei fece un profondo respiro, poi un altro e infine il delizioso, lento brivido la percorse
internamente. Maddy chiuse gli occhi, profondamente contenta di lasciargli condurre il
gioco: eccitarla e frenarla, portarla fino all'orlo del piacere e poi tirarsi indietro, per poi
ricominciare daccapo. La provocava, prendendosi i suoi tempi. Maddy apr gli occhi. Lui
la stava osservando, l'ombra di un sorriso sulle labbra. Cerc di resistergli, tirandosi
indietro per dimostrargli che non era l'unico ad avere il controllo. Perch non parlate mai
di Josh? chiese all'improvviso. Erano giorni che aveva quella domanda sulle labbra.
Avvert la mano di Rafe che si allontanava bruscamente da lei, come se lo avesse spinto
via. Lui si alz di scatto e indietreggio. Aveva l'aria di essere stato schiaffeggiato. Il suo
viso si era ad un tratto incupito. La guard dall'alto, come se stesse per dire qualcosa, poi
si volt per andarsene. Rafe! lo chiam Maddy mentre lui si allontanava. Rafe! Rimase
a fissarlo. Pass fra i cespugli e, improvvisamente com'era arrivato, spar. Lei si appoggi
alla sdraio, sconcertata. Il suo seno destro era uscito dalla coppa del bikini e il pezzo sotto
era mezzo abbassato. SI tir a sedere, sistemandosi il pi in fretta possibile. Si sentiva
nuda e terribilmente sola. L'aveva fatto un'altra volta, si disse, mentre una lacrima le
rigava una guancia. Aveva detto qualcosa di sbagliato. Parlato quando non era il suo turno.
Ma come faceva a capire qual era la cosa giusta da dire se non conosceva il problema?
Aveva chiesto di Josh... che male c'era, accidenti? Cosa diavolo era successo in quella
famiglia che aveva causato a tutti tanto dolore?
61
NIELA
Londra/Parigi, agosto 1997
Fu Niela a svegliarsi per prima, subito consapevole della presenza familiare accanto a lei
nel letto. Si volt per guardare Josh: dormiva profondamente, come se non dovesse pi
svegliarsi. Spost lo sguardo sulla stanza. I suoi jeans erano buttati per terra, uno scarpone
qua, il maglione di Niela l, la camicia di Josh avvolta in una palla e gettata su una
poltrona. Ricordi della fretta con cui si erano spogliati la notte prima, quando Josh si era
presentato da lei in preda a un desiderio cos pressante che lei si era sciolta non appena
l'aveva toccata. Se anche lui l'aveva notato, non aveva detto niente. C'era una tensione in
lui che montava continuamente. Ne aveva avuto le prove - i suoi scatti nervosi - pi spesso
di quanto volesse ammettere. Ma c'era dell'altro anche; uno spirito generoso, in parte
sepolto e in parte represso, una leggerezza e un fascino che gli altri avvertivano e a cui
reagivano... ma non appena si faceva un gesto nella sua direzione, lui si ritraeva, come un
bambino che ha ricevuto troppe botte e non vuole rischiare di prenderne altre.
Niela non aveva mai conosciuto nessuno come lui. Doveva essere successo qualcosa che
l'aveva distolto da quella che lei intuiva essere la sua vera natura - semplice, leggera,
generosa - per trasformarlo in un uomo pi diffidente, chiuso e riservato. Josh si rivelava
con una lentezza esasperante, strato dopo strato. Le ci sarebbe voluto un po' per mettere
insieme tutti i pezzi, per capirlo davvero. Ogni cosa di lui - il carattere impulsivo, gli scatti
di rabbia, le risate improvvise, la sua incredibile intelligenza e le sue fughe - era un'arma
per tenere a bada il mondo. Riconosceva questo aspetto perch lo ritrovava anche in se
stessa, lui custodiva un segreto, proprio come lei. Sdraiata accanto a Josh nella luce sempre
pi chiara del mattino, ascoltando il ritmo lento e regolare del suo respiro, avvertendo il
suo petto che si alzava e si abbassava contro il suo braccio, le venne in mente a poco a
poco che, forse, curare lui sarebbe stato un po' come curare se stessa.
Un paio d'ore dopo stava preparando la colazione, rompendo le uova per fare un'omelette,
quando lo sent entrare in cucina e avvicinarsi alle sue spalle. Lui l'abbracci, affondando
il viso nei suoi capelli. Erano momenti come questi che le sarebbero mancati, pens, la gola
che improvvisamente si serrava. Era stato a Londra due settimane; nel giro di qualche
giorno sarebbe ripartito. Nuova destinazione: lo Yemen. Via per almeno tre mesi. Niela
cercava di non pensarci, cos come non voleva chiedersi se sarebbe tornato. Parlavano
raramente del futuro, come se per un tacito accordo avessero convenuto che era troppo
prezioso per metterlo a repentaglio. Josh la strinse ancora di pi. Lei sorrise. Sto cercando
di preparare la colazione mormor indicando con il cucchiaio la fiamma accesa. Hai
detto di avere fame. Sent le labbra di lui muoversi fra la massa dei suoi riccioli. Le aveva
detto qualcosa che lei non aveva capito. Cosa? gli chiese, abbassando la fiamma.
Ho detto che funziona, vero? C'era una nota di sorpresa nella sua voce.
Cosa funziona? Niela spense la fiamma e si volt fra le sue braccia.
Questo. Io e te. Fece un piccolo movimento della testa che sembrava indicare non solo la
loro presenza in quella stanza, ma anche qualcosa di pi.
Io... immagino di s rispose Niela esitante. Gli improvvisi cambiamenti di umore di Josh
erano spesso innescati da una domanda che era piuttosto un'affermazione di intenti.
Non ne sembri sicura. Si allontan per un attimo da lei. Rimpianti? La guard negli
occhi. Quelli di lui erano scuri e imperscrutabili. Il suo tono era leggero, ma lui non lo era
affatto... Niela ormai lo sapeva.
No, nessuno.
Allora... Fece una pausa, spostandole con cura una ciocca di riccioli dalla guancia. Che
ne pensi?
Di cosa?
Di farlo per bene?
Niela alz lo sguardo su di lui, con un groppo in gola. Che cosa le stava chiedendo? Studi
i suoi bei lineamenti: il naso lungo e dritto, gli angoli smussati della bocca e la linea decisa
della mandibola, in cui si notava sempre il tremito di un muscolo contratto, che si
muoveva al ritmo segreto di un'emozione che si sforzava di tenere sotto controllo. Era
stupita dalla velocit con cui Josh le era diventato familiare: conosceva ogni ombra, ogni
incavo, ogni superficie del suo corpo come mai di nessuno prima di allora. Fare cosa per
bene? gli chiese.
Questo. Noi.
Lei fece una risatina imbarazzata. Ma di cosa stai parlando, Josh? Segu un momento di
silenzio eloquente. Tu non...? Non starai mica chiedendomi di sposarti? chiese
incredula. Fiss i suoi occhi neri come il carbone, come per misurare quella profondit
insondabile.
L'espressione di Josh era indifferente, per lei riusciva a sentire la tensione di tutto il suo
corpo concentrata nella forza con cui la stringeva. Le sue labbra si mossero aprendosi in
un sorrisetto ironico, che per non raggiunse il suo sguardo. Le sue mani affondarono
nell'intrico scuro dei capelli di Niela. Santo cielo mormor. Immagino proprio di s.
Signora, la sua cintura  allacciata? L'assistente di volo avanzava lentamente nel
corridoio, effettuando i controlli di sicurezza, la bionda coda di cavallo che ondeggiava da
una parte e dall'altra. Niela era seduta vicino a Josh, la mano di lui sulla sua coscia, le dita
che ogni tanto si contraevano in risposta a qualche pensiero privato, mentre la sua
concentrazione era altrove, solo marginalmente su di lei. Guard fuori dall'obl. Sotto di
loro, fino all'orizzonte lontano, vedeva distendersi la citt di Parigi, chilometro dopo
chilometro, punteggiata ogni tanto da qualche macchia di verde. Sent una morsa allo
stomaco e non solo per via delle turbolenze. Le sudavano le mani, nonostante l'aria fresca
all'interno dell'aereo. Era passata una settimana dalla proposta di matrimonio di Josh, che
aveva sorpreso lui tanto quanto lei. Di l a un'altra settimana sarebbe partito per lo Yemen.
Un vecchio compagno di universit li avrebbe ospitati nel suo appartamento di Parigi; era
stata un'idea di Josh. "Sposiamoci a Parigi, non qui." Era stato quello il momento in cui lei
avrebbe dovuto farsi avanti: "Non posso sposarti da nessuna parte, Josh, perch sono gi
sposata, non ero fuggita a Londra per evitarlo". Ma non l'aveva fatto. Se n'era stata zitta e
quella verit che conosceva solo lei era rimasta sepolta, nascosta a tutti. Lui aveva
interpretato il silenzio di Niela come un consenso. Prima che lei si rendesse bene conto di
cosa stesse succedendo, Josh aveva preso in mano la situazione.
E adesso eccoli l, scendere attraverso grossi ammassi di nuvole rabbiose che si
dissipavano appena venivano raggiunto da sprazzi del sole estivo. Una serie di sobbalzi e
finalmente furono a terra. Nel giro di qualche ora Niela si sarebbe sposata. Di nuovo. Lo
segu fuori dal terminal dell'aeroporto, sopraffatta da un misto di impazienza e terrore.
L'ultima volta che era stata a Parigi stava scappando, in fuga da una vita che aveva fatto
del proprio meglio per dimenticare. Adesso stava andando incontro a un futuro che
desiderava disperatamente. Ma non riusciva a ignorare del tutto il terrore che le scorreva
nelle vene. L'avrebbero scoperta. Ci doveva essere qualche documento, da qualche parte...
qualcuno sarebbe venuto a saperlo. Sarebbe arrivata una lettera, una telefonata,
un'interruzione del lieto evento. Qualcosa di ufficiale che avrebbe informato tutti del fatto
che Niela non poteva diventare la signora Niela Keeler, perch era gi la signora Osman.
"Vedete? C' scritto qui. L'Heiratsurkunde. Il certificato di matrimonio. Ecco la data, il
luogo, l'ora. Lei ha firmato." Si sentiva il cuore in gola mentre aspettava i bagagli di fianco
a Josh. Da un momento all'altro l'avrebbero scoperta.
Le cupole bianche della basilica del Sacro Cuore dominavano il paesaggio da ogni punto
di vista. Niela, Josh, Antonio e la sua fidanzata, Jeanne, che sarebbero stati i loro testimoni,
entrarono nel municipio del XVIII Arrondissement. I tre amici stavano ridendo; Niela no.
Ogni secondo le pareva un'eternit: ogni fibra del suo essere era proiettata verso l'istante
in cui qualcuno avrebbe fatto un colpo di tosse, fermato le procedure, lanciato a lei un
fugace sguardo perplesso e poi tutta la cerimonia si sarebbe interrotta. Quel momento,
per, non era ancora arrivato. L'elenco delle formalit era infinito: justificatifs de domicile,
attestation d'hbergement sur l'honneur, extrait d'acte de naissance. Niela osservava
sbigottita Josh che consegnava tutti i documenti necessari. Dove aveva trovato il tempo?
La mano che le teneva sul braccio era una calma, affidabile rassicurazione. Passarono da
un ufficio all'altro; i documenti vennero controllati, timbrati, firmati... nessuno le lanci
nemmeno un'occhiata. Alla fine si presentarono davanti al funzionario municipale, una
donna alta ed elegante, che celebr il matrimonio in pochi minuti. Sul passato di Niela
nemmeno una parola. La cerimonia di Vienna era stata dimenticata, sepolta sotto
montagne di carte e documenti che nessuno avrebbe mai trovato. Per la seconda volta in
vita sua, lei porse la mano. Josh non aveva avuto il tempo di comprare un anello nuziale.
La semplice fascetta d'argento bast. Era fatta. Erano marito e moglie.
Jeanne conosceva un ristorante a qualche isolato di distanza. Si misero a correre per strada
perch minacciava di arrivare un temporale. Niela sudava, ma di sollievo. C'era umidit;
l'aria densa e soffocante incombeva sulla citt, in attesa di essere spazzata via. Entrarono
nell'ambiente fresco del ristorante e Antonio ordin subito una bottiglia di champagne. Il
proprietario, un algerino basso e stempiato, era contento. Un mariage? Trs bon!
Arrivarono al tavolo quattro eleganti flte. Fecero un brindisi proprio mentre le prime
gocce di pioggia, grosse e pesanti, cominciavano a cadere sull'asfalto. La tensione che si
era accumulata in Niela nel corso della settimana aveva raggiunto l'apice e ora cominciava
a sciogliersi, grazie anche alla dolce euforia indotta dall'alcol. Era confortata dal fatto che
le due cerimonie fossero state completamente diverse, e lei non aveva quasi pi ricordi
delle nozze che avevano avuto luogo a Meidling, a parte qualche sprazzo: il mare di volti,
il nikkah, il tessuto inamidato del suo dirac lilla. Guard il semplice tubino di lino azzurro
che Anna l'aveva aiutata a scegliere da Top Shop il sabato prima. "Fa molto Sharon Stone
nel film Casin" le aveva sussurrato l'amica mettendoglielo davanti. Sfortunatamente,
Niela non conosceva nessuno dei due. "S, un po' anni Cinquanta" aveva aggiunto Anna
"ma questa  una bella cosa." Era difficile dire chi fosse rimasta pi sorpresa di quel
matrimonio, se Anna o Niela. Anna aveva incontrato Josh una volta sola, anche se era stata
la spalla su cui Niela aveva pianto al ritorno da Gibuti, e questo la portava a essere un po'
sospettosa. "Capisco perch ti piace" le aveva detto al telefono la mattina seguente. "
bellissimo. Mi ricorda un po' mio fratello, sai. Ma... sta' attenta, Niela, ti prego. Un uomo
come quello... non ha bisogno di nessuno, men che meno di te."
Invece Anna si era sbagliata. Nessuno capiva Josh come lei. Lo guard: ora, in compagnia
di Antonio, era vivace ed espansivo. Stavano discutendo animatamente, per ridevano.
Antonio era stata la prima persona proveniente dagli ignoti abissi del passato di Josh che
Niela aveva incontrato. Avevano studiato architettura insieme; per motivi diversi avevano
entrambi operato scelte controtendenza ed erano finiti a fare, pi o meno, la stessa cosa:
costruire campi profughi invece di case di lusso, viaggiare in luoghi che la maggior parte
della gente avrebbe preferito non vedere, vivere lontano dai comfort che le famiglie
benestanti avrebbero potuto concedere loro senza sforzo. Era buffo, pens Niela con un
sorriso amaro; Anna diceva spesso che lei era un enigma che nessuno sarebbe mai riuscito
a risolvere, eppure aveva sposato una persona la cui interiorit era ancora pi nascosta e
indecifrabile della sua.
Sesta parte
62
JULIA
Hayden Hall, novembre 1997
L'aria nella piccola cappella di Hayden Hall era satura del profumo dei gigli. Il fiorista
stava dando gli ultimi tocchi alle composizioni. Lady Barrington-Browne si aggirava
intorno con le due assistenti, per assicurarsi che tutto fosse perfetto. Dall'altra parte del
cortile, nella camera da letto dove aveva dormito la notte precedente, Julia scost le tende
e guard fuori dalla finestra. La nebbia mattutina si era dissipata e stavano lentamente
emergendo alla vista le querce rosse e dorate che si allineavano fino all'orizzonte. Nel cielo
brumoso, fra le nuvole che si ammassavano in lontananza, si intravedeva qualche sprazzo
di azzurro. Lady Barrington-Browne, che non lasciava mai niente al caso, aveva
controllato per tutta la settimana le previsioni del tempo: un trenta per cento di probabilit
di pioggia, aveva annunciato la sera prima. Di conseguenza era stata approntata
nell'ingresso della villa una scorta tale di ombrelli da poter riparare ogni invitato. Come o
dove fossero stati recuperati centocinquanta ombrelli era un vero mistero, ma era proprio
il genere di cose che succedevano a Hayden.
Si allontan dalla finestra e si guard l'abito. Con le dita sfior le rose delicate sulla fascia.
Le sembrava ancora di trovarsi in un sogno, e non solo perch stava per sposarsi in un
posto come Hayden Hall. In realt, non si sarebbe mai aspettata di sposarsi, punto, e di
certo non con Aaron Keeler. Ripens alla conversazione con lady Barrington-Browne,
avvenuta quasi un anno prima. "Amore, odio... sono praticamente la stessa cosa, se vuoi
sapere come la penso." Era vero? Cerc di ricordarsi che cosa avesse visto in lui la sera in
cui era passato nel suo ufficio e in cui quella linea sottile che separava amore e odio era
stata misteriosamente superata. La maggior parte delle donne guardava Aaron e vedeva
solo l'aspetto esteriore: un metro e ottantacinque di bellezza bionda e virile. Anche Julia lo
notava, e ne era profondamente attratta, ma era la sua interiorit pi nascosta ad
affascinarla di pi. Malgrado tutta la sicurezza e l'esuberanza che sfoggiava, esisteva un
Aaron pi tranquillo e tormentato sotto la superficie: era quello che Julia amava.
Spesso si era chiesta che cosa Aaron avesse visto in lei. Lui la ammirava: glielo aveva detto
fino allo sfinimento. In un'occasione in cui del buon cibo e del buon vino gli avevano
sciolto la lingua, Aaron si era lasciato scappare che, a suo parere, Julia era molto pi
intelligente di lui, e che avrebbe fatto pi carriera. Ascoltandolo, nonostante l'imbarazzo
che provava quando qualcuno la lodava in maniera eccessiva, lei si era sentita mollo
orgogliosa di s. Avvert un improvviso nodo in gola e per un attimo la stanza ondeggi
dietro un velo di lacrime. Sarebbe stato Harvey ad accompagnarla all'altare. "E tu, pap"
sussurr a se stessa. "E la mamma..." Doveva essere forte; era il giorno delle sue nozze,
continuava a ricordarsi, non era il momento di essere tristi.
Julia? La voce di Diana interruppe i suoi pensieri. Buss alla porta ed entr senza
aspettare la risposta. Ah, eccoti qui, Harvey si chiedeva dove fossi finita. Hai mangiato
qualcosa?
Julia scosse la testa. Sto bene cos. Non ho... molta fame.
C' qualcosa che non va? Diana la fiss allarmata.
Lei fece di nuovo cenno con la testa. Aveva la gola secca per l'emozione. N... niente
disse, muovendo il capo per ricacciare indietro le lacrime. Il parrucchiere aveva impiegato
un'ora a truccarla quella mattina. L'ultima cosa che desiderava era entrare nella cappella
al braccio di Harvey sembrando un procione.
Andr tutto bene le disse Diana, bruscamente. Ci fu un attimo di imbarazzo. Ti lascio
da sola per qualche minuto, d'accordo? aggiunse poi mentre si voltava per uscire.
Mander qualcuno a chiamarti. Cominciano ad arrivare tutti gli invitati. Esit un
secondo. Sei bellissima, Julia le disse, con una voce d'un tratto gentile. Se n'era andata
prima che lei potesse rispondere.
Faceva freddo nella cappella. Mentre si avviavano verso l'altare, Julia era solo in parte
consapevole dei mormorii attutiti delle conversazioni e della gente che si alzava in piedi. Il
braccio di Harvey era solido e rassicurante. Davanti a lei c'era Aaron, che si girava
nervosamente ogni pochi secondi per controllare che stessero effettivamente arrivando.
Vide Dom che si voltava a sorriderle. Part la musica, che sovrast il brusio dei presenti.
Dopo che ebbero raggiunto l'altare, sent che Harvey cedeva il posto ad Aaron. La voce del
prete, calma e profonda, ruppe il silenzio e tenne avvinta l'attenzione di tutti quando
inizi la cerimonia. Julia fece fatica a concentrarsi.
Ora pu baciare la sposa ud che diceva il prete, sorridendo a entrambi con aria
indulgente. Sent la leggera pressione delle labbra di Aaron e poi lo scoppio degli applausi
quando si voltarono. Attraverso un doppio velo di lacrime e tulle, vide alcune delle sue
vecchie compagne di scuola asciugarsi gli occhi. In prima fila, il sorriso di Dom era quasi
abbagliante. Alla sua sinistra sedeva la madre, splendida nel suo magnifico cappello che
metteva in ombra tutti coloro che le stavano vicino. Sent Aaron che la spingeva verso i
suoi genitori. Ricevette un bacio sulle guance da Diana e un abbraccio da Harvey... e poi
tutti le si affollarono intorno. C'erano una decina di colleghi, diverse zie e zii e qualche
altro parente di cui non avrebbe ricordato il nome. Usc dalla cappella con gli occhi umidi.
Una damigella d'onore le calpest lo strascico; le altre tre continuarono a correre da lei per
toccarle il vestito o si nascondevano timide dietro le madri. La fotografa, una giovane che
masticava nervosamente una gomma, continuava a scattare. Julia intravedeva Aaron che,
come lei, era circondato dagli invitati festanti. C'erano anche Rafe e Maddy, e la testa
bionda di Rafe torreggiava su quelle degli altri invitati.
Alla fine si trasferirono dalla cappella alla Great Hall per il pranzo. Julia strinse forte la
mano di Aaron mentre attraversavano il cortile a piedi. Ancora nessun segno di pioggia,
sent che diceva lady Barrington-Browne. I giardini splendevano sotto i raggi del sole della
tarda mattinata. Le sembrava di essere l'unica a notare la bellezza di quella atmosfera
autunnale, il pallido colore dorato delle foglie e l'erba verde che stava lentamente
impallidendo. Julia scomparve insieme agli altri sotto l'arcata, annusando l'aria che nel
breve passaggio profumava di muschio, prima di emergere nella luce del salone. Oro,
argento, incensi e luce:  cos che avrebbe per sempre ricordato il giorno pi importante
della sua vita.
Dall'altra parte dell'atrio spettacolare dove gli invitati si erano riuniti per un aperitivo,
Maddy osservava Julia che passava da un parente all'altro. Le nozze di Julia e Aaron, per,
erano completamente diverse dalle sue. Julia era bellissima, pens Maddy con invidia.
Indossava un abito aderente color avorio ed eleganti tacchi alti; aveva i capelli scuri
raccolti in un raffinato chignon. Le forti emozioni della giornata si rispecchiavano nel suo
viso solitamente riservato. S, era davvero meravigliosa. Maddy, invece, aveva un aspetto
terribile. Teneva in mano un bicchiere di acqua minerale. Era incinta di quattro mesi e si
sentiva una balena. "Sembro grassa, vero?" aveva chiesto a Rafe quella mattina mentre
cercava in tutti i modi di chiudere la cerniera del vestito.
"No, per niente." Era la risposta standard di Rafe. Non aveva neanche alzato lo sguardo
dal giornale che stava leggendo.
"Invece s" aveva sibilato lei, seccata dalla sua mancanza di interesse. Si stava
comportando in modo infantile, ma non era riuscita a trattenersi.
Champagne, signora? Una cameriera comparve all'improvviso al suo fianco,
distraendola dai suoi pensieri. Maddy la guard - un'adolescente minuta - e si sent
invadere dal panico. Anche lei un tempo era magra cos... e ora non lo sarebbe stata pi.
Scosse la testa. Oh, mi piacerebbe, tesoro, ma non posso. La ragazza la guard perplessa,
ma non disse nulla e si rivolse a un altro invitato. Maddy si guard intorno. Rafe era in un
angolo che parlava animatamente con Aaron e due uomini distinti, pi anziani, che
immagin fossero i colleghi del cognato. Osserv Aaron e Julia scambiarsi uno sguardo
innamorato, di intesa. A lei, nessuno aveva lanciato un'occhiata nemmeno di sfuggita.
Si sent triste e fuori posto. Cerc con lo sguardo i bagni, che si trovavano dall'altra parte
dell'atrio. Appoggi il bicchiere e si avvi in quella direzione, passando davanti a Rafe.
Ciao, tesoro le disse lui allungandole una mano con aria distratta. Dove stai andando?
Da nessuna parte, cio, in bagno. Attravers velocemente la sala, i tacchi alti che
battevano un ritmo irregolare sul parquet. Entr e si chiuse la porta alle spalle, girando la
chiave. La richiamarono da lontano... bianca porcellana lucida, rubinetti splendenti,
morbidi asciugamani bianchi: tutto ci che le serviva per tornare a essere "pulita", come
non avveniva da tanto. Scost i capelli dietro le orecchie e si inginocchi. Le ci volle
qualche tentativo per iniziare, ma, una volta che ci riusc, fin tutto nel giro di pochi
secondi. Rimase accovacciata, con la testa che le girava per lo sforzo. Le bruciavano gli
occhi e sentiva un ronzio nelle orecchie, ma provava anche un appagante senso di
leggerezza e di libert dalle preoccupazioni che la tormentavano. Si alz, si sciacqu la
bocca e tir l'acqua per eliminare le prove del suo disagio. Era tutto finito. Ogni cosa sotto
controllo. Per il momento.
63
Non era nel suo carattere lasciarsi stupire da certe cose, ma in quel momento Diana
dovette ammettere suo malgrado di essere rimasta impressionata da Julia. Ripens alla
conversazione che avevano avuto dopo essere tornati da Mougins, quell'estate. Anche se
l'annuncio di Aaron non avrebbe dovuto sorprenderla, era stato comunque uno shock
sapere che lui e Julia si erano fidanzati ufficialmente. Aveva appena ripreso fiato quando
Julia aveva precisato che le nozze si sarebbero celebrate a Hayden Hall. "In novembre"
aveva aggiunto.
"Hayden Hall? Ne sei sicura?" le aveva chiesto Diana, sorpresa. Certo, sapeva che quella
ragazza era amica di Dominic Barrington-Browne... ma fino a quel punto?
"Assolutamente s" aveva tagliato corto Julia. "Dom  il mio migliore amico.  stata una
sua idea."
Diana aveva socchiuso gli occhi. "Oh, be',  un bellissimo scenario. Molto generoso da
parte loro."
"Davvero." Julia aveva sollevato il mento. Si erano fissate per qualche istante, ma era stata
Diana ad abbassare per prima lo sguardo. S, c'era dell'altro in quella ragazza, oltre al suo
accento che feriva le orecchie e alla silenziosa circospezione con cui sembrava affrontare il
mondo che la circondava. Non aveva mai capito del tutto cosa Aaron vedesse in lei: in
quel momento si era resa conto che dietro la facciata tranquilla c'era una ragazza molto
tosta. Era chiaro che non era una sciocca; non si entrava a Oxford per caso o per fortuna, di
certo non provenendo dall'ambiente di Julia, che non aveva avuto, oltretutto, l'istruzione
privilegiata dei suoi figli. Tuttavia Julia non aveva mai dato a Diana la possibilit di
conoscerla al di l del suo atteggiamento difensivo suscettibile. Ora si domandava se non
fosse stato fin dall'inizio uno stratagemma. Quella ragazza era pi intelligente e ambiziosa
di quanto lei avesse sospettato.
E infatti eccola l, sposata con suo figlio Aaron. Diana scosse la testa incredula. Ancora non
riusciva a capacitarsi della velocit con cui erano avvenuti tutti quei cambiamenti. Nel giro
di qualche mese, due dei suoi ragazzi si erano sposati. Le erano stati portati via. Il peggio
era che lei non aveva avuto neanche l'opportunit di conoscere a fondo, prima, le donne
che si erano scelti. Maddy era stata un fait accompli, presentatale a decisioni prese. Adesso
anche Julia. Le restava solo Josh. A quel pensiero prov una terribile morsa allo stomaco.
Si guard attorno, quasi furtivamente. No, Josh non era venuto. E nemmeno Rufus, grazie
a Dio. Erano pi di dieci anni che non li vedeva insieme; non sapeva se sarebbe riuscita a
sopportarlo.
64
DIANA
Londra, 25 dicembre 1997
Diana si affaccend intorno alla tavola apparecchiata sistemando gli ultimi dettagli, poi
fece un passo indietro per ammirare la sua opera. Era meravigliosa. C'erano rametti di
agrifoglio a ogni posto, un'enorme ghirlanda bianca, rossa e verde di fiori natalizi come
centrotavola; calici da vino e coppe da champagne di cristallo scintillante, attraverso cui la
luce si diffondeva in ogni direzione; candidi tovaglioli di lino inamidati e la bella tovaglia
ricamata che le era stata regalata da sua madre il giorno delle nozze, quasi trentacinque
anni prima. Incroci improvvisamente le braccia e se le accarezz, cullando quel ricordo.
Cos' che aveva detto sua madre? Qualcosa a proposito dei regali che spesso duravano di
pi di chi li riceveva o dell'occasione per cui erano stati comprati... il suo tipico e bizzarro
commento. Scosse lentamente la testa. Che strano momento per pensare a sua madre,
riflett aggrottando la fronte. In effetti, non le capitava quasi mai, men che meno a Natale.
Avere sconfitto i fantasmi dei Natali passati era uno dei suoi piccoli trionfi. A casa Pryce,
infatti, era sempre stato un momento infelice, carico di lacrime e tensione. C'era qualcosa
nella forzata allegria delle festivit che tirava fuori il peggio dei suoi genitori e di
conseguenza di lei stessa. Se non fosse stato per Harvey e Rufus che abitavano alla porta
accanto, non sapeva proprio come avrebbe fatto.
C'era stato quel Natale, il peggiore che riuscisse a ricordare...
sua madre rinchiusa nella sua stanza a bere fino a stordirsi il pi in fretta possibile; suo
padre occupato nell'ambulatorio medico in fondo alla strada con i pazienti dell'ultimo
minuto, che ritardava il momento in cui sarebbe dovuto tornare a casa da una moglie
ubriaca e da una figlia silenziosa e triste. Era andata dai Keeler non appena aveva potuto,
portando con s l'unico regalo che sua madre era riuscita in qualche modo a comprarle.
Era ancora in camicia da notte, si ricordava. Le aveva aperto la porta Dot, la madre di
Harvey e Rufus. Anche se Dot trovava strano che la ragazza della porta accanto
trascorresse pi tempo con loro che a casa sua, non aveva mai detto niente. Trattava Diana
come se fosse semplicemente una della famiglia. "Vieni pure, cara" le aveva detto
abbracciandola. Diana ricordava ancora la calda sensazione del suo abbraccio, pi
confortante e affettuoso per lei di quello della madre. "I ragazzi sono di sopra, tesoro.
Cioccolata o latte caldo?" Era un rituale che si ripeteva a ogni festivit.
"Cioccolata, grazie." Era corsa di sopra e aveva bussato alla porta di Rufus. Le sarebbe
davvero piaciuto aprire il regalo davanti a lui. Dei due, Harvey era di gran lunga il pi
simpatico... ma era da Rufus che lei desiderava avere l'approvazione. Era Rufus che lei
adorava. Non Harvey.
"Vattene" aveva borbottato Rufus. Diana aveva trattenuto il fiato. "C'ho da fare."
"Sono io... Diana" aveva sussurrato lei da dietro la porta. Dall'altra parte del pianerottolo,
Harvey stava ancora dormendo. All'epoca lei aveva dieci anni, Harvey undici e Rufus, che
sembrava grandissimo, tredici. Adulto, almeno ai suoi occhi, lontano e inarrivabile. Non
era stato sempre cos. Lei viveva vicino a loro a Londra da quando aveva due anni; cio,
per quanto poteva ricordarsi, da sempre. In seguito, con grande gioia di Diana, Dot e Jim
avevano comprato la vecchia villa a Mougins, nel sud della Francia, dove i suoi genitori
avevano una casa per le vacanze. Le loro vite avevano raggiunto una perfetta simmetria
che la rassicurava e la sosteneva. Avrebbe abitato vicino a loro per sempre. Dot e Jim erano
la madre e il padre perfetti. E Rufus e Harvey erano i fratelli che lei non aveva e che
desiderava disperatamente. A volte, per, non era sicura che ci che provava per loro,
soprattutto per Rufus, fosse del tutto giusto. Non pensava a lui come a un fratello, almeno
non nel modo in cui le sue compagne di classe consideravano i propri. Quei rapporti
sembravano essere pi che altro di reciproco odio, mitigato di tanto in tanto da una
tolleranza riluttante. Diana invece amava Rufus; non vedeva l'ora di arrivare a casa da
scuola per andare da lui e raccontargli tutto ci che aveva fatto nelle ore penose in cui non
era stata insieme a lui. All'inizio Rufus sembrava contento; pareva lusingato dalla sua
devozione. Diana non avrebbe saputo dire quando le cose erano cambiate, quando lui era
diventato diverso. Pi meschino, pi freddo, pi esigente. Sulle prime lei era rimasta
perplessa, poi devastata. C'erano giorni in cui tornava a casa in lacrime; essere respinta da
Rufus era peggio di qualsiasi cosa avesse potuto immaginare. Nessuna giustificazione da
parte di Dot o Harvey riusciva a confortarla. Era inconsolabile. Continuava ad andare da
lui, giorno dopo giorno, pregandolo di rivolgerle la parola. Lui si rifiutava. Usciva, la
ignorava, a volte la prendeva anche in giro. Poi, quando sembrava che non le avrebbe pi
rivolto la parola, all'improvviso cambiava atteggiamento. Finch Rufus l'avesse
considerata, sarebbe andato tutto bene.
Quella mattina lei si era avvicinata alla porta, con il cuore in gola. Non sapeva se avrebbe
tollerato l'idea di essere cacciata via di nuovo, non il giorno di Natale. "Sono io" aveva
sussurrato. "Posso entrare?"
C'era stata una pausa di qualche secondo, poi lui aveva detto, in tono riluttante: "Okay,
ma solo un attimo. Sono occupato".
Diana aveva aperto la porta. Rufus era sdraiato a letto, con le ginocchia raccolte al petto.
Stava leggendo qualcosa. Dei fumetti. "Cosa... stai leggendo, Rufus?" gli aveva chiesto,
entrando nella stanza con in mano il regalo ancora incartato.
Lui aveva abbassato il giornaletto per guardarla, con un'espressione strana in viso. "Vieni
a vedere" le aveva detto a bassa voce.
Si era seduta sul letto accanto a lui. Rufus aveva una mano sotto il piumone e con l'altra
teneva il giornale, aperto e appoggiato sulle gambe piegate. Diana aveva guardato la
pagina e deglutito. Non erano fumetti. Si era sforzata di capire cosa stesse osservando.
Donne nude, i seni scoperti che balzavano da ogni angolatura strana e contorta. Grandi
bocche spalancate, occhi vitrei e assenti... e non solo. Cose di cui sapeva l'esistenza, in
qualche modo, ma che non aveva mai visto. Aveva provato un'orrenda stretta alla bocca
dello stomaco quando lui aveva girato la pagina con la mano libera, muovendo
rapidamente l'altra su e gi sotto il piumone. Anche lui aveva uno sguardo buffo e il suo
respiro era diventato all'improvviso affannoso e veloce. Era rimasta immobile accanto a lui,
non sapendo cosa fare n cosa dire. Lentamente, senza distogliere gli occhi nerissimi da lei,
aveva sollevato il piumone e...
Diana? Una voce penetr nella nebbia dei ricordi. Lei trasal. Harvey le era arrivato alle
spalle. Tutto a posto? Si chin a baciarle la nuca. Dovette fare appello a tutto il suo
autocontrollo per non sottrarsi a quel contatto. Hai un profumo buonissimo le disse
all'orecchio. Nuovo, vero? Lei scosse la testa, non fidandosi a parlare. Cominceranno
ad arrivare da un momento all'altro. Le pos le mani sulle spalle. Un bicchiere di vino,
amore mio?
Lei annu. Vino. Champagne. Qualsiasi cosa per smorzare il dolore. Accidenti a lui, pens
furiosamente accettando un bicchiere. Accidenti a lui.
Maddy distolse l'attenzione dalla terrina dei salatini e dai piatti dei deliziosi canap che le
facevano venire l'acquolina in bocca, e si concentr invece sulla conversazione che si
svolgeva intorno a lei. Era pi sicuro cos. Era incinta di oltre cinque mesi e non poteva
assolutamente rimpinzarsi e poi correre subito dopo in bagno. Chiss che danni stava
causando al bambino che portava in grembo. Ma non riusciva a farne a meno. La
gravidanza semplicemente non faceva per lei, n fisicamente n emozionalmente. Si
sentiva gonfia dalla testa ai piedi; aveva sempre voglia di piangere, era irritabile e aveva
smesso da tempo di pensare a se stessa se non in termini di balena o ippopotamo, a
seconda dei casi. Aveva vissuto nel terrore di quel pranzo di Natale temendo tutto, dal
cibo alla conversazione. Ma sembrava che stesse andando tutto... bene. Era riuscita a
limitarsi a un triangolino di pane tostato spalmato di caviale: l'aveva tagliato in tre e aveva
mangiato ogni pezzettino lentamente, concentrandosi sul sapore e sulla consistenza,
resistendo alla tentazione di cacciarselo tutto in bocca per prenderne un altro, e un altro
ancora. Cos, da quel punto di vista, era andata bene. Aveva anche resistito a buttare gi di
nascosto un sorso di champagne. Era persino riuscita a scambiare qualche battuta
scherzosa con Aaron, che non aveva mai trovato particolarmente disponibile... Tutto
sommato, un buon inizio.
Si guard attorno. C'era la famiglia al completo: Diana, Harvey, Aaron, Julia, Rafe e lei...
un classico Natale in famiglia. La giornata era stata organizzata con cura: era cos che
piaceva a Diana. Prima il pranzo, poi il discorso della regina, che Maddv trovava spassoso.
Si sarebbero seduti tutti nel salotto al piano di sopra, con l'albero riccamente decorato che
luccicava a intermittenza in un angolo... Harvey avrebbe portato vino, porto, formaggio e
solo allora, dopo circa un'ora di conversazione, si sarebbero aperti i regali. Non era cos
che era abituata Maddy, ovviamente. Aveva sentito dire che Diana passava settimane a
preparare il pranzo di Natale... si concesse un sorrisino. In effetti, la governante passava
settimane a prepararlo, non Diana. Lei era troppo occupata: era apparsa in televisione un
paio di volte la settimana precedente. Maddy era a casa a fare qualcosa di noioso, tipo
stirare o piegare asciugamani, quando la faccia di Diana era comparsa sullo schermo.
Aveva resistito a malapena alla tentazione di lanciargli contro una scarpa. L'ho vista in
televisione l'altro giorno disse a Diana che si era alzata per stappare una bottiglia di vino
rosso. Era davvero di grande effetto. Ma come fa a stare cos calma con tutti quei
microfoni puntati davanti?
Diana socchiuse gli occhi con aria diffidente, come se stesse cercando di capire se Maddy
parlasse sul serio o no. Ci si fa l'abitudine tagli corto.
Non credo che io ce la farei. Maddy sorrise. Voglio dire, una cosa  ricordarsi di
sorridere, ma tutt'altra  dare anche un'opinione. Insomma, so che lei fa le prove di quello
che deve dire, ma lo fa sembrare un discorso spontaneo.
Diana si ferm. Non sapeva se sentirsi incredula oppure lusingata. Be' disse dopo un
attimo non  difficile come sembra. Di solito si sa cosa chiederanno...  una specie di
gioco, a dire il vero.
Era la frase pi lunga che Diana le avesse mai rivolto, si rese conto Maddy stupita. Lanci
un'occhiata a Rafe. Lui le sorrisi- incoraggiante. Maddy sent una vampata di
soddisfazione diffondersi in lei. Perch non ci aveva pensato prima? Le adulazioni ti fanno
arrivare dove vuoi, aveva sentito dire... e se c'era qualcuno in grado di interpretare la
parte dell'adulatrice sincera, quella era lei. Gioco o no disse, calandosi nel ruolo le
riesce molto bene.
Be', grazie, Maddy. Diana prese la bottiglia per cui si era alzata. E carino da parte tua
dirlo. Possiamo tentarti con un bicchierino di vino? Lo so che non dovresti, ma io l'avevo
bevuto e... non sembra che... Si interruppe di colpo, arrossendo. Sembrava fosse sul
punto di aggiungere qualcosa, poi cambi idea. Ne vuoi? le chiese di nuovo, in un tono
forzatamente alto.
Maddy si affrett a porgere il bicchiere. Solo un goccio accett sorridendo. Con la coda
dell'occhio not l'occhiata beffarda che le lanciava Julia. "Capisco dove vuoi andare a
parare" sembrava volerle dire. "Oh, vaffanculo" pens Maddy, sentendosi all'improvviso
spavalda. Chi se ne frega di quello che pensi tu?
In quel momento suon il campanello, Diana si accigli. Si accingevano a cominciare il
pranzo. Insomma, chi potr mai essere? disse alzandosi.  Natale... Aspettate un
attimo, vado a vedere.
...
65
NIELA
Londra, 25 dicembre 1997
Mentre svoltavano in Northumberland Park Road, Niela fu presa improvvisamente dal
panico. Allung una mano per stringere quella di Josh. Sei sicuro che sia una buona
idea? gli chiese nervosa.
Non ci fermeremo molto.  Natale.
Ma non li hai avvisati. Insomma, non sanno che... non ci aspettano. Di certo non
aspettano me.
Niela, smettila di preoccuparti. Va tutto bene. La sua voce aveva quel tono di
impaziente avvertimento che ormai conosceva.
Lei sospir, ma non gli lasci andare la mano. Le batteva forte il cuore. Qual ? chiese.
Quelle case sembravano tutte uguali. Grandi, eleganti, ricche. Dove viveva lei, a
Shepherd's Bush, abitazioni del genere erano state da tempo frazionate, divise,
ridimensionate. L sembrava succedere l'opposto.
Eccoci arrivati. Josh ferm la macchina. Sta' tranquilla,  tutto a posto.
Niela rimase zitta. Non le sembrava giusto essere presentato alla famiglia dopo essersi
sposata. Non le importava quel che lui diceva - o, meglio, non diceva - a proposito dei
rapporti tesi con i suoi. Lo segu lungo il breve vialetto fino alla porta d'ingresso, lo
stomaco sottosopra per l'agitazione. Josh suon il campanello e la guard, con una strana
espressione. La porta si apr e Niela sbran gli occhi. Sulla soglia, incorniciata dal tenue
bagliore che la illuminava da dietro, c'era una donna che lei riconobbe immediatamente.
Era Diana Pryce. L'avvocato. L'aveva vista molte volte in tv. Cosa diavolo ci facevano a
casa di Diana Pryce?
Josh? C'era un'espressione sbalordita sul suo viso. Che... cosa ci fai qui? Quando sei
arrivato?
Ciao, mamma. Josh si chin e la baci sulle guance. Sono qui da un paio di giorni.
Pensavo di farvi una bella sorpresa. Dov' pap?
 in soggiorno. Sono tutti l... Rafe e Aaron e gli altri. Guard Niela, dietro Josh. Chi...
chi  lei?
Niela dovette resistere all'impulso di voltarsi e scappare. In testa aveva un turbine di
pensieri. Josh aveva chiamato Diana Pryce "mamma"... spostava lo sguardo dall'uno
all'altra, sforzandosi di riportare alla memoria quel che lui aveva detto a proposito dei
suoi genitori. S, ricordava vagamente che sua madre era un avvocato. Perch non aveva
specificato chi? Io... io cominci a dire, lanciando un'occhiata nervosa a Josh. Lui la
attir vicino a s. Ci fu una breve pausa; Diana lo guardava in attesa di una risposta. Con
la coda dell'occhio, Niela scorse un gattino nero camminare altezzoso sulla folta moquette
e strusciarsi contro la ringhiera della scala, fissandoli.
So che probabilmente avrei dovuto avvertirvi... disse Josh d'un tratto, prendendo la
mano di Niela. Mamma, lei  Niela. Mia moglie.
Guardarono tutti la porta con aria di attesa sentendo il rumore dei passi che scendevano le
scale. Julia sent la voce di un uomo, profonda e risonante. Harvey smise di affettare;
appoggi il coltello e guard verso l'ingresso; un sorriso gli illumin il viso. Josh? grid
un attimo prima che un uomo apparisse sulla soglia, riempiendola con il suo fisico e la sua
presenza.
Josh? Cosa cazzo ci fai qui? L'imprecazione scapp dalle labbra di Aaron.
Aaron! Harvey gli lanci un'occhiata torva mentre andava verso la porta. Josh, che
sorpresa! Cosa... quando sei arrivato? Harvey stava ridendo; afferr Josh sulla nuca e lo
attir verso di s. Che bellissima sorpresa! Dietro di loro c'era Diana, il ritratto della
gioia assoluta.
Julia guard Josh e trattenne il fiato. Sentiva la rabbia ribollire in Aaron, seduto vicino a lei.
Dall'altra parte del tavolo, anche Rafe stava fremendo; persino Maddy era rimasta senza
parole. Julia torn a guardare l'uomo sulla soglia. Dunque era lui Josh. Sent un brivido. Il
fratello testardo e difficile. Il ribelle L'emarginato.
Diana si schiar la voce, come un uccello sul punto di cantare, rompendo l'incantesimo. Il
suo viso era accaldato e pretendeva attenzione. Bene, ascoltate tutti... sembra che ci sia
un annuncio da fare. Si volt. C'era qualcuno dietro di lei. Nella stanza entr una giovane
donna di colore. Questa  Niela. Pronunci il suo nome con attenzione, rivolgendole poi
uno sguardo come se aspettasse una conferma. La moglie di Josh Serr le labbra finch
la pelle intorno divenne esangue. Julia la guard sbalordita. Diana stava piangendo! Si
port una mano alla guancia, quasi anche lei fosse stupita delle proprie lacrime poi si volt
e usc di corsa dalla stanza. Ci fu un silenzio imbarazzato mentre Aaron e Rafe si
scambiarono un'occhiata, a disagio, e poi guardarono il padre, come se, nella sua funzione
di capofamiglia, potesse fare qualcosa. Invece anche Harvey, dopo avere borbottato una
scusa, se ne and.
Niela si sedette con le ginocchia serrate, intensamente consapevole dello sguardo degli
altri fisso su di lei. Qualcuno si era affrettato a darle un bicchiere di vino rosso, che teneva
in mano come indecisa se berlo o no. Josh era seduto di fronte a lei, la sua attenzione
momentaneamente rivolta alla donna con i capelli rossi il cui nome aveva gi
dimenticato... Mary? Marie? A quanto pareva era sposata con il fratello maggiore Rafe.
Vicino a lei c'era l'altra donna - Julia? - che si era alzata per lasciarle il posto. Era la moglie
di Aaron. Stavano tutti e tre zitti. Nessuno sapeva cosa dire. Il cibo si stava raffreddando.
Lei e Josh erano arrivati all'inizio del pranzo di Natale e vi avevano posto velocemente
fine. Era una strana sensazione. A casa sua, a Mogadiscio, tutti avrebbero continuato a
mangiare, chiunque fosse arrivato, in qualsiasi momento... tutti erano i benvenuti, a
qualunque ora. L in Inghilterra era diverso. Bisognava essere invitati, attesi, preparati.
Comportarsi come avevano fatto lei e Josh era semplicemente inammissibile. Sorseggi il
vino e lanci un'occhiata a Josh, che stava bevendo il suo in silenzio. La rossa,
evidentemente, aveva rinunciato a trascinarlo in una conversazione.
Scusa, da dove hai detto che vieni? le chiese di punto in bianco il fratello pi grande.
Dalla Somalia.
Somalia? Julia la guard sorpresa. Sei molto lontana da casa.
Niela incroci il suo sguardo. Julia era una donna di una bellezza algida: occhi azzurri,
pelle di porcellana e una voce piuttosto aspra che contrastava con il suo aspetto. S si
limit a rispondere, rifiutandosi di lasciarsi coinvolgere.
Ti manca? Era la rossa. Un'americana: Niela aveva riconosciuto l'accento.
S, certo. A te no?
Si accorse di aver colto nel segno dal modo in cui era arrossita. Anche lei era lontana da
casa.
Torni spesso nel tuo paese? le chiese Rafe.
C' una guerra in corso, nel caso non l'aveste notato. La voce di Josh era affilata.
Dove vi siete conosciuti? chiese l'altro fratello.
Non sono affari tuoi tagli corto Josh. Guard suo fratello con un'espressione che Niela
non seppe decifrare. Segu un altro silenzio imbarazzato. Bene. Si alz di scatto. Noi ce
ne andiamo. Salutateci la mamma.
Niela pos il bicchiere e si alz. Erano rimasti in quella casa s e no dieci minuti. Era
sconcertata. Avevano attraversato tutta Londra il giorno di Natale per ricevere
un'accoglienza simile? Segu Josh su per le scale, sentendo crescere dentro la rabbia. Non
c'era da stupirsi che Josh non volesse avere niente a che fare con loro. Che razza di
famiglia era mai quella?
Diana era in piedi davanti alla finestra della camera da letto a fissare il giardino. Ma in
realt era a Josh che pensava. Josh neonato, che la fissava dal bozzolo della copertina il
giorno in cui l'aveva portato a casa dall'ospedale. Era giugno; faceva caldo quell'anno.
Due o tre giorni dopo, lo aveva posto con attenzione sull'erba avvolto nella copertina, con
Rafe e Aaron che gli stavano sempre addosso, affascinati da quel fratellino minuscolo e
perfetto che era comparso dal nulla. Allora le cose erano diverse. Non riuscivano a
smettere di guardarlo, di sbirciare nella culla che era appartenuta a loro prima che lui.
Persino allora le differenze erano notevoli: Josh aveva la pelle olivastra, i capelli e gli occhi
scuri, in contrasto con i colori chiari dei fratelli. Non riusciva a ricordarsi il momento in cui
l'attrazione si era trasformata in irritazione. C'erano stati prima i pianti, poi gli strilli. Josh
non si calmava mai. Non appena lei lo metteva a dormire, lui iniziava a lamentarsi; nel
momento in cui aveva finito di dargli il latte, riprendeva a urlare. Pareva consumato da
una rabbia sconosciuta. Avevano cominciato a pagare il prezzo di quella vita, tutti loro.
Rammentava il viso di Harvy, intontito dalla stanchezza mentre barcollava dalla sala
operatoria a quella casa dove il pianto non cessava mai. Anche i ragazzi ne avevano
risentito. "Ma perch piange sempre?" le chiedeva Rafe un centinaio di volte al giorno.
"Cosa gli abbiamo fatto?" Lei non sapeva cosa rispondere: era la prima a non capire.
Aveva provato di tutto. Lei e Harvey avevano cominciato a litigare: lei era troppo
premurosa, oppure non lo era abbastanza. Si occupava sempre di lui trascurando gli altri
due. Aveva messo le esigenze di Josh davanti a quelle di tutti gli altri: non c'era da stupirsi
se il bambino era diventato ingestibile. Doveva farsi valere. "Lascialo stare. Smetter
subito di piangere, vedrai." Invece no. Diana non aveva pi sopportato quella situazione.
Dopo l'ennesima litigata con Harvey, aveva preso Josh e guidato da sola fino a Mougins:
un viaggio lungo e deprimente, e poi lo shock e il terrore... Un caleidoscopio pi
raccapricciante di quanto chiunque potesse mai immaginare.
La sua mente sfior pericolosamente quei territori che lei aveva finora cercato di evitare
ogni singolo secondo di ogni singolo giorno... Basta. Fece un profondo sospiro. Le serviva
tutto il suo formidabile autocontrollo per impedire a se stessa di entrare nella caverna
oscura della memoria. Era stata quella ragazza, la moglie di Josh. Quando aveva aperto la
porta e l'aveva vista l, mezzo nascosta da suo figlio, non era riuscita a trattenere una
considerazione: lui non  cos scuro, dopotutto. Vicino a lei, il colore caldo e bruno che
aveva sempre temuto si notasse in Josh impallidiva; lui era diventato pi simile a Diana, a
tutti loro. Basta. Basta. Afferr la stoffa del vestito, come per scacciare fisicamente quel
pensiero. Il resto della famiglia aspettava che il pranzo continuasse. Doveva tornare gi.
Dietro di lei, sent scorrere lo sciacquone del bagno e il rubinetto che si apriva. Da un
momento all'altro Harvey sarebbe uscito, avrebbe attraversato la stanza e l'avrebbe
abbracciata come faceva sempre quando le veniva "l'umore nero", come lo chiamava lui.
Sent aprirsi la porta.
Stai bene, amore mio? Le si avvicin da dietro. So che  stato un po' uno shock. Diana
si appoggi al suo abbraccio come se lui potesse proteggerla da tutto. Com'era sottile il
confine fra l'equilibrio della loro vita e la sua completa distruzione. Una parola sbagliata,
un lapsus, un gesto fuori luogo... e tutto sarebbe crollato intorno a lei. Ripens all'ultima
volta che aveva visto Rufus. "Non possiamo parlare adesso." No, non possiamo.
66
MADDY
Londra, 25 dicembre 1997
Il pranzo di Natale, se si voleva definirlo in qualche modo, era stato un completo disastro.
In effetti l'unica nota positiva di tutto quel pomeriggio complicato era stata cogliere il
lampo di un sorriso sul viso di Julia quando Diana era scesa e aveva chiesto dove fossero
tutti. Maddy non era riuscita a trattenersi: "Hanno alzato il culo e se ne sono andati a casa.
L'avrei fatto anch'io, a essere sincera. Non li ha fatti sentire molto benvenuti". Non appena
aveva finito di parlare, si era accorta dall'espressione scioccata di Diana di avere superato
il limite... e di molto. Diana non aveva replicato, ma la sottile linea delle sue labbra era
stata eloquente. Rafe aveva fissato Maddy sconcertato. E poi lei aveva lanciato un'occhiata
a Julia. Era stata una sua impressione? L'ombra di un sorriso, un barlume spettrale di
solidariet? Malgrado il proprio imbarazzo, Maddy ne era stata toccata.
"Harvey, saresti cos gentile da andare a prendere il taccchino?" gli aveva chiesto Diana in
tono glaciale, gli occhi fissi su Maddy, raggelandola, poi subito distolti. Era stata liquidata.
"Spero proprio che non si sia rinsecchito tutto." E la faccenda era finita l. Il caso era chiuso.
Il resto del pranzo natalizio era trascorso nervosamente, ma senza intoppi.
Ora, seduta in macchina vicino a Rafe, insolitamente silenzioso, mentre tornavano a casa,
ripens ai fatti del pomeriggio e a quello sguardo che le aveva lanciato Julia. Che cosa
poteva significare? "Ben detto"? "Brava!"? Era difficile dirlo, ma il calore che aveva
generato in lei le aveva fatto compagnia per tutto il pomeriggio. Era stata quasi sul punto
di chiedere a Julia se volesse uscire con lei a prendere un caff, magari, ma si era fermata
appena in tempo. Non era il caso di rendersi ancora pi ridicola. Certo, era sola e, s,
sarebbe stato bello avere qualcuno con cui chiacchierare oltre a Rafe e ai pochi negozianti
con cui era entrata un po' in confidenza, ma non c'erano segnali che Julia la pensasse allo
stesso modo. In realt, Maddy non aveva mai incontrato, a parte Diana, una persona che
mantenesse una simile riservatezza... ma Julia non aveva certo bisogno di un'americana
disperata ed eccessivamente ansiosa di piacere, per di pi affetta da un disturbo
alimentare. Si blocc. I suoi pensieri avevano la pessima abitudine di correre troppo. Era il
problema di non avere amici con cui parlare. Lei non aveva affatto un disordine
alimentare. Una piccola difficolt con il cibo, forse, ogni tanto. Di certo non un disordine.
Tutto bene? Si gir verso Rafe, impaziente di interrompere il disordinato flusso dei suoi
pensieri.
Mmh. Lui era assente.
Che cosa pensi di lei?
Di chi?
Della moglie di Josh.
Lui fece una smorfia. Con Josh non si pu mai sapere.
Maddy gli lanci un'occhiata. Cosa intendi? Che cosa diavolo  successo fra di voi?
Niente tagli corto Rafe. Lui  solo... solo difficile, tutto qui.
Di, Rafe, ci dev'essere per forza dell'altro.
Lui scosse la testa. No. Possiamo lasciar stare l'argomento, per favore? Non me la sento di
parlare di Josh proprio adesso.
Veramente non vuoi mai parlare di lui. Sono solo curiosa...
Maddy, per favore, smettila, okay?
Maddy sospir. Volt la testa per guardare fuori dal finestrino. Sentiva riaffiorare il
familiare senso di panico. Come faceva a capire come stavano le cose se tutti intorno a lei
si rifiutavano di parlare? Ripens a Niela, seduta in fondo al tavolo, cos immobile, bella e
composta, lo sguardo impassibile. E a Josh. Aveva scorto in lui qualcosa la prima volta che
l'aveva visto.
Era forte e incredibilmente sicuro di s, ma anche diffidente, come se, malgrado tutta la
sua solidit e sicurezza, potesse essere ferito. L'aveva notato anche quel pomeriggio,
quando era entrato nella stanza e si era trovato tutti quanti schierati contro di lui.
Guardandolo in faccia, aveva avuto l'impressione di fissare una maschera, uno cos
rinchiuso dentro se stesso da non essere nemmeno pi consapevole di avere qualcosa da
nascondere. Aveva riconosciuto quell'espressione perch era la stessa che assumeva anche
lei quando saliva sul palcoscenico. Si rese conto che lui recitava una parte. Ma quale?
Aaron e Julia se ne andarono poco dopo Maddy e Rafe. Diana era rimasta silenziosa tutto
il pomeriggio. Li aveva baciati entrambi - con grande sorpresa di Julia - ed era rimasta
sulla porta a salutarli con la mano finch il taxi non era sparito dalla vista.
Dio mio, che pranzo mormor Julia appoggiata alla giacca di Aaron mentre si
allontanavano. Aveva esagerato con l'alcol dopo la brusca partenza di Josh e Niela... e
adesso sentiva arrivare le prime avvisaglie del mal di testa. Mi dispiace un po' per lei,
sai?
Lo so, povera mamma. Tipico di Josh rovinare tutto.
Non stavo parlando di tua madre ribatt Julia, con un accenno di impazienza. Mi
riferivo a Niela. Dev'essere stata dura.
Cosa? Nella voce di Aaron c'era una punta di disprezzo.
Lo sai... essere presentata alla famiglia in questo modo. Ma che problema avete tutti
quanti? Aaron non rispose. Sbadigli, lentamente e di proposito, poi si volt a guardare
fuori dal finestrino. No, davvero insistette Julia che cosa  successo fra te e Josh? Perch
ve la prendete tutti con lui in questo modo?
Possiamo smettere di parlare di Josh per una volta? La voce di Aaron era irritata.
Julia sent montare la rabbia. Che cosa intendi con "per una volta"? Non parliamo mai di
lui, e non capisco proprio perch...
Julia, smettila e basta, per favore.  stata una lunga giornata e sono stanco. Josh ci ha gi
rovinato il pranzo, non voglio che mi rovini anche la serata.
Ma...
Finiscila, okay? Aaron alz un po' la voce.
Julia serr le labbra. Bene mormor girandosi dalla parte opposta. Se  questa la tua
risposta...
Lo . Aaron rimase zitto per tutto il tragitto in taxi fino a casa. Salirono le scale in
silenzio.
Che Natale era stato, pens Julia con rabbia mentre si toglieva la camicetta di seta e i
pantaloni, li piegava con cura e li appendeva nell'armadio. And in bagno e si accert di
avere la porta ben chiusa alle spalle. Al diavolo Aaron. Al diavolo tutti. Ma non si
rendevano conto di quanto fossero fortunati ad avere una famiglia cos? Non aveva mai
incontrato persone pi indifferenti ai sentimenti degli altri familiari. Nessuno di loro
sapeva cosa significasse essere soli al mondo, era quello il problema. Fu presa dal magone
mentre apriva il rubinetto e cominciava ,a lavarsi i denti. D'un tratto le venne in mente
Maddy. C'era stato un momento a tavola in cui era quasi scoppiata a ridere. Non pensava
che Maddy avrebbe mai avuto il coraggio di fare un commento cos tagliente. Continuava
a girarle nella testa: "Hanno alzato il culo e se ne sono andati a casa. L'avrei fatto anch'io, a
essere sincera. Non li ha fatti sentire molto benvenuti". Sorrise, nonostante le lacrime.
Aveva avuto quasi paura a guardare Diana in faccia, ma naturalmente lei aveva fatto finta
di niente. Si soffi il naso, sorpresa dall'inaspettata simpatia che provava per Maddy.
Forse l'aveva giudicata male? No, concluse decisa.
67
NIELA/JOSH
Londra, 25 dicembre 1997
Josh rimase silenzioso tutta la sera. Appena entrati in casa, aveva acceso il televisore e si
era seduto sul divano a guardare il telegiornale. Niela evit di fargli pressioni perch
commentasse gli avvenimenti del pomeriggio, per, mentre piegava lentamente la
biancheria pulita e tirava fuori l'asse da stiro, not che lui aveva la mente altrove, non sul
programma e nemmeno in quella stanza Niela non disse niente, tuttavia si rendeva conto
che l'atmosfera fra loro era cambiata. Lui alz un paio di volte lo sguardo, ma lei fece finta
di nulla, concentrandosi sul sibilo del ferro a vapore e sul profumo delle lenzuola pulite
che stava stirando. Lo capiva pi di quanto lui capisse se stesso. Josh stava aspettando che
la rabbia sbollisse. Rimanere zitto finch avesse capito come stavano le cose, dentro di s,
era l'unico modo che conosceva per affrontarle. Lei se n'era accorta gi a Gibuti;
un'intuizione che si sarebbe rivelata indispensabile.
Mi dispiace per quello che  successo disse Josh dopo un po', cos piano che lei credette
di aver capito male.
Non c' niente di cui dispiacersi replic lei a bassa voce
Invece s. Non so neanche perch mi sono preso la briga di andare fin l.
Gi, perch? Volt il pesante copriletto per stirare l'altro lato e il ferro sbuff.
Lui si strinse nelle spalle, gli occhi puntati di nuovo sul televisore. Non lo so... Avevo
promesso a Diana che sarei passato se mi fossi trovato qui a Natale.
Perch non mi hai detto chi era?
Lui rimase zitto per qualche istante. Non mi sembrava importante, a essere sincero. Non
lo so... a Gibuti sembrava tutto pi semplice, in qualche modo. Solo io e te.
Cos' successo fra di voi, Josh? Fra te e i tuoi fratelli, intendo.
Lui si strinse nuovamente nelle spalle con aria indifferente, ma si percepiva che era teso.
Roba da bambini.  passato un sacco di tempo.
Che genere di "roba da bambini"?
Di nuovo, Josh ci mise un po' a rispondere. Stava lottando contro qualcosa che non si
decideva a rivelare a voce alta. Niela sentiva l'energia di quel conflitto interiore quasi
come una presenza tangibile nella stanza. Continu a stirare lentamente, senza fretta,
aspettando che lui le rispondesse. Sapeva che qualunque cosa stesse covando dentro di s
aveva bisogno di estinguersi, prima che lui potesse decidersi a parlare. Aspett. E alla fine
lui cominci a raccontare.
Non avrebbe potuto dire quando l'aveva capito. Gli sembrava di averlo sempre saputo.
Lui non aveva solo un aspetto diverso: lui era diverso. In tutti i sensi. Rafe e Aaron erano
come Harvey... semplici, diretti, poco complicati. Sapevano quel che volevano e perch.
Non c'era niente in loro che assomigliasse lontanamente agli oscuri territori insidiosi che
lui, persino allora, frequentava. I suoi sogni erano pieni di mistero e segretezza, cose che
lui riusciva solo a intuire, ma non a spiegare. La mattina si svegliava esausto per lo sforzo
di capire che cosa gli venisse detto in quelle ore silenziose e buie fra il momento in cui
Diana spegneva la luce di sera e quando si risvegliava al mattino, in un mondo
completamente diverso da quello che aveva visitato nel sonno. A volte faceva fatica a
distinguere fra i due: qual era il sogno e quale la realt? Diana capiva. Sarebbe stata l al
mattino, gi vestita per andare al lavoro, quel posto lontano che gliela rubava per quasi
tutto il tempo, ma il sorriso speciale che riservava solo a lui gli suggeriva che lei era l'unica
a capirlo. Non Harvey, non i suoi fratelli: solo Diana.
"Raccontami i tuoi sogni" gli diceva la domenica quando gli altri erano agli allenamenti di
rugby o fuori in giardino. "Raccontami quello di marted." Il fatto che lei si ricordasse
esattamente quale giorno, quale sogno preciso, era una cosa che lo rendeva raggiante.
Diana capiva tutto. "Che meraviglia" diceva ascoltando il suo racconto. "Pensa un po'. Ed
 uscito tutto da quella testolina. Che bella fantasia che hai." Lei gli afferrava la testa e gli
scompigliava i riccioli neri che assomigliavano ai suoi, ma non a quelli degli altri tre.
"Santo cielo, ma lui da dove  spuntato fuori?" chiedeva spesso la gente quando
incontravano fratelli Keeler tutti insieme e per la prima volta. Josh detestava sentire quelle
parole e al tempo stesso gongolava. Lo rendevano diverso. Speciale, come gli sussurrava
sempre Diana. "Tu sei speciale perch sei mio." Anche gli altri lo sentivano. Oppure lui lo
sentiva perch loro glielo avevano fatto notare per primi? Non poteva dirlo. Sapeva per
che, quando era successo, non ne era rimasto stupito. Aveva assistito a quella scena e il
suo unico pensiero era stato: "S,  cos,  sempre stato cos. Ecco perch",
Perch cosa? lo interruppe Niela con discrezione. Era seduta di fronte a lui, le ginocchia
contro il petto.
Erano a Mougins, il posto che Josh pi preferiva al mondo. Aveva dieci anni. A quei tempi
le vacanze estive avevano un ritmo meraviglioso. Lo studio di Diana chiudeva sempre
esattamente l'ultimo giorno di scuola. Rafe e Aaron erano gi in collegio, a Eton; Josh ci
sarebbe andato l'anno seguente, in quella scuola cupa e piena di spifferi che i suoi fratelli
amavano tanto. Aveva paura di quel momento. Non perch non sapesse cavarsela: a dieci
anni era gi alto quasi come Aaron, che ne aveva quasi pi di lui, e il suo fisico magro e
resistente teneva alla larga i bulli. No, ci che lui temeva era di stare lontano da Diana.
Quell'estate loro quattro - lui, Diana, Rafe e Aaron - erano andati da soli a Mougins;
Harvey li avrebbe raggiunti dopo un paio di settimane.
Erano partiti da Londra sulla Volvo station wagon con Buster nel bagagliaio, che aveva
abbaiato felice per tutto il viaggio. La traversata in traghetto era stata magica. C'era vento
e le nuvole erano gigantesche nel cielo. Lui si era piazzato sul ponte superiore, ipnotizzato
dalla schiuma bianca sollevata dai motori mentre solcavano il mare verde scuro. A Calais,
Diana li aveva portati in un bar, dove avevano preso tutti il caf au lait e dei croissant di
sfoglia sottilissima ripieni di pasta di mandorle e cioccolato.
Avevano raggiunto la piccola pension a Lione dove si fermavano sempre a dormire; il
proprietario e la moglie, monsieur e madame Santos, avevano fatto le solite esclamazioni
su quanto erano cresciuti e come era migliorato il loro francese, com'era bella Diana... e
dov'era m'sieur Keeler? Ah, doveva lavorare. Un lavoro davvero importante, salvare vite
umane. Rafe era parso particolarmente orgoglioso. Lui voleva diventare un chirurgo, come
pap. Aaron invece un avvocato, come maman. E tu? Madame Santos aveva guardato Josh
indulgente. Lui aveva sentito la punta delle sue orecchie diventare rossa mentre
rispondeva che voleva fare lo chef. Gli sghignazzi che erano seguiti avevano fatto scappare
i piccioni, spaventati. Uno chef! "Tesoro, cosa vuoi dire?" gli aveva chiesto Diana
accarezzandogli i riccioli della nuca. "Uno chef?" Rafe e Aaron si erano lanciati delle
occhiate di intesa cos eloquenti che lui era rimasto sbigottito. Cosa c'era di male a voler
diventare uno chef? Madame Santos era uno chef, no? E a lui piaceva molto cucinare.
"Certo che ti piace, tesoro" aveva sussurrato Diana, mettendo a tacere gli altri due con
un'occhiata.
"Sfigato" aveva mormorato Aaron sottovoce in modo che nessun altro sentisse. "Stupido
sfigato." Era il suo insulto preferito quell'anno.
La casa era come se la ricordava. La grande quercia era verde di foglie; gli oleandri, le rose
e i giacinti che Diana aveva trapiantato con tanta fatica da Londra erano tutti in fiore.
Erano arrivati un attimo prima che le ombre cominciassero ad allungarsi e il sole
scendesse. Josh era corso avanti con Buster per aprire il cancello. Aveva visto una
macchina nel vialetto. Si era fermato confuso, poi si era voltato verso Diana con uno
sguardo interrogativo. "C' qualcuno qui, mamma" le aveva gridato.
"Lo so, tesoro,  tutto a posto.  zio Rufus."
Josh aveva guardato la casa titubante. Suo zio - l'unico fratello di suo pap - era strano.
Erano passati anni da quando l'aveva visto. Entrava e usciva dalle loro vite a caso. A volte
rimaneva a
Londra settimane intere; c'erano cene a casa e qualche regalo... era l a colazione la
mattina e poi spariva, magari per un paio d'anni. Fra una visita e l'altra non una parola,
nemmeno una cartolina da tutti quei posti esotici in cui andava: Sudamerica, Asia, Africa.
Non avrebbe saputo dire cosa facesse esattamente lo zio Rufus... qualcosa con la parola
"edile", ma non aveva idea di cosa significasse. Quando lui tornava nella casa di Islington,
raccontava di incontri con presidenti e truffatori, di essere stato fotografato in posti dai
nomi impronunciabili e di fughe rocambolesche che sembravano implicare pistole e
rapimenti nel bauli di una macchina. Josh non sapeva dire perch non gli piaceva. Non
perch le sue storie fossero poco plausibili: no, bastava guardare zio Rufus per capire che
era tutto vero. Era alto, come pap, ma molto pi robusto... folti capelli scuri, occhi castani,
un naso aquilino, romano (aveva sentito da Diana quell'espressione) e una risata profonda
e roboante. Non assomigliava affatto ad Harvey, cos come Josh non assomigliava per
niente ad Aaron e a Rafe. A Diana, per, sembrava piacere. Era diversa quando c'era lui;
pi allegra, in un certo senso, meno riservata. Lui non gradiva. Preferiva la Diana pi
tranquilla le cui attenzioni non erano reclamate dall'uomo che, per quanto
temporaneamente stava usurpando il posto del padre.
"Zio Rufus star con noi qualche giorno" gli aveva detto Diana dal finestrino mentre
avanzava nel vialetto. "Solo finch arriva pap."
Josh era rimasto in piedi in cortile; stranamente non aveva pi voglia di entrare. C'era
della musica in sottofondo, che rimbombava in tutta la casa, entrando in ogni stanza,
strisciando da sotto le porte. Non gli piaceva. Suo pap non ascoltava mai la musica cos
forte.
"Siete arrivati!" Lo zio Rufus era emerso dal soggiorno in fondo al lungo corridoio e si era
fermato con le mani in tasca a guardarli entrare. "Finalmente. Pensavo che non sareste pi
venuti."
"Scusa, scusa..." Diana avanzava nell'ingresso sforzandosi di portare
contemporaneamente Buster al guinzaglio e una grossa valigia. "Siamo partiti un po' tardi
stamattina. Quando sei arrivato?"
"Ieri sera" aveva risposto, senza muovere un dito per aiutare Diana, come aveva notato
Josh. Suo padre non avrebbe mai lasciato che lei portasse una valigia.
"Dammela, mamma... ci penso io." Josh le aveva preso di mano la valigia - non era poi
cos pesante - e aveva lanciato allo zio uno sguardo che, sperava, fosse abbastanza
minaccioso. Era salito di sopra. Il suo buonumore era completamente sparito. Non era
passato nemmeno un giorno della loro vacanza ed era gi rovinata.
Era successo la terza sera. Dopo cena erano andati tutti in soggiorno, ognuno preso dalle
sue occupazioni: Aaron e Rafe giocavano a carte, Diana stava leggendo dei fascicoli, zio
Rufus ascoltava la musica con le cuffie e Josh era sdraiato a pancia in gi, con gli occhi
chiusi, pensando alla giornata trascorsa - mangiare, nuotare, ancora mangiare, ancora
nuotare - e a come avrebbe raccontato ai suoi amici quelle vacanze. All'improvviso zio
Rufus si era alzato e aveva annunciato che era ora di giocare a nascondino. Aaron e Rafe
erano balzati in piedi entusiasti; era esattamente il tipo di attivit scatenata che a loro
piaceva fare. Diana aveva alzato lo sguardo, con un'espressione di indulgente allegria.
"Un gioco? Oh, Rufus... Hai davvero voglia? Sei peggio di loro tre." Quella frase a Josh
non era piaciuta. Lui non voleva giocare e non era affatto come zio Rufus e gli altri due.
"Allora, chi sta sotto?" aveva gridato lo zio allegramente. "Tu, Rafe, che sei il pi grande.
Conta fino a cento e poi vieni a cercarci. Di, nascondiamoci!"
Josh era stato trascinato via dagli altri che scappavano fuori dal soggiorno. Persino Diana
si era unita a loro. Rafe era rimasto a contare a voce alta in un angolo. "Ventisei, ventisette,
ventotto..." Aaron aveva aperto la porta d'ingresso senza fare rumore ed era sgattaiolato
fuori. Josh aveva visto Diana e Rufus che salivano di sopra. Aveva aspettato un secondo,
con la mano sulla ringhiera, cercando di pensare a un posto in casa dove Rafe non sarebbe
mai andato a guardare. Ah, trovato. Aveva sorriso, malgrado tutto. Se era fortunato,
avrebbe potuto restarsene nascosto l tutta la sera, lontano dagli altri e dai loro stupidi
giochi. Magari anche fino al mattino.
Era corso su per la seconda rampa di scale e poi per la scaletta di legno che portava in
soffitta. La stanza occupava tutta la lunghezza della casa e fino allora era servita da
ripostiglio per le cianfrusaglie e per tutte le cose che Diana aveva preso dalla casa dei
genitori in fondo alla strada, dopo che suo padre era morto.
Si era mosso al buio: i suoi piedi ricordavano quali assi scricchiolavano, le mani
giudicavano con facilit la distanza fra gli oggetti. Era da un anno che non saliva in soffitta,
ma ne conosceva ogni centimetro quadrato alla perfezione. Aveva trovato il punto in cui
era stato steso un materasso e vi si era sdraiato appoggiando la faccia sul legno, dove c'era
una fessura luminosa fra le assi, aspettando che gli occhi e le orecchie si adattassero
all'oscurit. Aveva sentito qualcuno muoversi nella stanza di sotto: era Diana. Josh era
direttamente sopra la stanza degli ospiti in fondo al corridoio. Si era aperta la porta e le
tendine avevano svolazzato. Josh aveva avvicinato la faccia alla fessura per vedere meglio.
Sulla soglia c'era una sagoma, illuminata da dietro. Era lo zio Rufus. Diana era in piedi
vicino alla finestra e guardava verso il giardino. Rufus si era chiuso la porta alle spalle e
aveva girato la chiave. Josh aveva avvertito un improvviso peso al petto, come se gi
sapesse quel che stava per succedere. In un certo senso, era cos. Si era reso conto di averlo
sognato gi molte volte. Aveva sentito sua madre sospirare, un suono leggero che le era
salito dalla gola. Avrebbe voluto disperatameli le smettere di guardare, ma non riusciva a
distogliere gli occhi. Lo zio le si era avvicinato da dietro e le aveva accarezzato il viso. Josh
si era sentito pizzicare la pelle, una sensazione sgradevole, mentre spiava i movimenti
successivi di un atto a cui sapeva di non dovere assistere. Era rimasto sdraiato l, con la
faccia appoggiata alle assi del pavimento, le tendine che si sollevavano e ricadevano al
ritmo della schiena di zio Rufus che si sollevava e ricadeva sopra sua madre,
schiacciandola e lasciandola senza fiato. I gemiti che emettevano loro, per, non
suggerivano la fine della vita: il contrario, piuttosto. Un inizio. Qualcosa che non avrebbe
dovuto essere visto, soprattutto non da lui.
Non ricordava quanto tempo fosse rimasto l, o come fosse andata a finire. Rammentava
per che a un certo punto si era alzato ed era sceso in punta di piedi dalla soffitta, non
volendo farsi vedere n sentire. Prima era entrato nella sua stanza, senza rendersi conto di
avere ancora le mani premute sulle orecchie: si era visto nello specchio appeso sul
pianerottolo. In camera, era rimasto seduto sul bordo del letto per quella che gli era parsa
un'eternit. Poi si era riscosso e aveva fatto l'unica cosa che gli ora venuta in mente: era
sceso a dirlo ai suoi fratelli. Voleva che Rafe mandasse via zio Rufus. Era lui il maggiore,
poteva farlo. I due fratelli avevano smesso di giocare a nascondino e adesso erano sdraiati
davanti al camino spento a fare qualche stupido gioco di carte che non gli volevano
insegnare. "Rafe" aveva detto e, non appena si era messo a parlare, si era accorto che stava
piangendo. Sentiva che gli tremava il labbro, anche se avrebbe disperatamente voluto che
smettesse.
Rafe a Aaron avevano alzato lo sguardo. Era stato Aaron a ridere per primo. "Frignone...
ti sei spaventato? Eri l tutto soletto al buio? Ma guardalo! Dio, che moccioso che sei..."
Lui aveva spiattellato tutto. Ogni cosa. Non poteva tenerselo dentro. "Fallo smettere" si
ricordava di avere supplicato Rafe. "Le fa male. Mandalo via." Non sapeva chi l'avesse
colpito per primo. Ricordava solo il sapore del sangue in bocca e il rimbombo nelle
orecchie, che altro non era se non il battere del suo cuore. Avevano fatto a turno a
spingerlo, strattonarlo e a schiaffeggiarlo. Era un bugiardo. Uno sporco bugiardo cattivo. E
un frignone. Non poteva andare peggio di cos. Se non fosse stato zitto e non avesse
ritrattato tutto - quelle bugie terribili, sporche e meschine - ci avrebbero pensato volentieri
loro a rendergli la vita un inferno. Lui non aveva ritrattato, e Rafe e Aaron avevano
mantenuto la promessa. E quello era stato l'inizio del rancore fra loro, che durava da quasi
vent'anni. Non era finita, per. Lui si era preso la sua rivincita.
Come? sussurr Niela, anche se la risposta era gi l, in mezzo a loro.
Josh si strinse nelle spalle, incapace di guardarla negli occhi.
Lui era il fratello difficile, dal fascino selvaggio, quello che non si riusciva a domare. Ci
aveva... i suoi lati positivi. L'aveva capito presto. Aveva portato via ai suoi fratelli tutto
quello che poteva, ogni volta che ne aveva avuto l'occasione. Soprattutto le donne. Aveva
perso il conto delle volte che aveva sedotto una o l'altra delle loro fidanzate, per poi
scaricarle poco dopo. Era cominciato un po' per gioco: solo per vedere se ci riusciva, tutto
l. Una vendetta rapida e insignificante. Poi aveva scoperto che non riusciva a smettere.
Pi loro due lo respingevano, pi lui dava la caccia a ci che amavano. Ricordava l'ultima
fidanzata ufficiale di Rafe, una ragazza sciocca e smorfiosa che si chiamava Amy. La sera
in cui avevano annunciato il loro fidanzamento lui l'aveva baciata nel bagno al piano di
sopra; un paio di giorni dopo se l'era portata a letto. Lei l'aveva detto a Rafe; qualche
giorno dopo il fidanzamento era stato rotto e Josh era partito per la Birmania. Dopo quella
volta non lo aveva pi fatto. Non provava pi piacere; non era sicuro di averne mai
provato. E adesso non sapeva come rimediare.
Quando Josh ebbe finito di parlare, cal un assoluto silenzio nella stanza. Lui rimase
seduto immobile. Aveva mostrato a Niela un lato di s che non aveva mai fatto vedere a
nessuno nemmeno a Rania. Non si era mai aperto, esposto cos, per nessuno. Si era messo
in gioco, rischiando, pens, ma con Niela era diverso. Lei non l'avrebbe deluso n tradito.
Le prese la mano e gliela strinse. Lei rispose con un gesto che gli era diventato familiare,
anche se non ci aveva mai fatto caso: allung una mano e gli sfior leggermente i capelli.
Niela dovette alzare testa per guardarlo, allungando il collo nudo e concedendogli tutta se
stessa. Josh si sent travolgere dalla commozione, inspiegabilmente, e tutta la rabbia e tutto
il dolore che aveva provato nel raccontarle quella storia d'un tratto scomparvero. Un
piccolo gesto, che probabilmente non significava nulla nella sua semplicit. Lei lo guard
con quella sua espressione sincera, che tentava di scoprire cosa ci fosse dietro il suo
atteggiamento distaccato; qualcosa che aveva scorto, tempo prima, e da allora aveva
continuato a cercare. Lui osserv la pelle scura e liscia del suo viso, le belle sopracciglia
disegnate con cura e gli occhi neri, e cap anche che la parte pi preziosa di Niela era
nascosta dentro di lei e che, se lui intendeva portarla alla luce, avrebbe dovuto procedere
come aveva fatto lei con lui, a poco a poco, pezzo dopo pezzo, superando timidezze ed
esitazioni.
...
.
...
FINE Parte 2.